La prima volta sull’Himalaya ha fruttato, soltanto pochi giorni fa, a un giovane alpinista camuno la salita di una delle cime in assoluto più eleganti della grande catena montuosa che accoglie la maggior parte delle 14 vette più alte del pianeta. Lo scalatore è Matteo Gaudiosi e risiede a Saviore dell’Adamello, mentre la montagna sulla quale è riuscito a salire è la celeberrima e ambita Ama Dablam, che con i suoi profili arditi richiama l’attenzione dei numerosi camminatori provenienti da ogni parte del mondo che ogni anno frequentano i sentieri della valle nepalese del Khumbu.
Chi è Matteo Gaudiosi
Matteo Gaudiosi è nato nel 1991. Questa sua passione, sviluppata in gioventù, l’ha portato a impegnarsi nel lungo e impegnativo percorso necessario per conseguire l’abilitazione di guida alpina-maestro di alpinismo, che ha portato a termine a 29 anni.
Oggi è iscritto al Collegio regionale delle guide alpine della Lombardia e svolge la sua professione tra le montagne della Valle Camonica e qualsiasi altra vetta e contesto delle Alpi e delle Dolomiti con i colleghi del gruppo Adamello-Vertical, con specializzazioni ottenute anche per l’allestimento di percorsi attrezzati, vie ferrate e siti di arrampicata.
A soli 18 anni inoltre è entrato a far parte del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, un impegno che attualmente svolge in questa associazione di volontariato anche come istruttore.
L’avventura

La richiesta ricevuta da un cliente per l’accompagnamento sul percorso del trekking che conduce al campo base dell’Everest ha portato Gaudiosi, nel periodo autunnale che fa seguito alle piogge monsoniche, ad ammirare dal vivo gli splendidi e arditi profili dell’Ama Dablam. Su quegli stessi sentieri e per motivazioni analoghe si trovava anche l’alpinista di Pezzoro Silvio «Gnaro» Mondinelli, in un casuale incrocio di esperienze condivise tra generazioni diverse di alpinisti bresciani.
L’emozione
«L’Ama Dablam è una bellissima cima che non avevo mai visto dal vivo. Nel corso del mio primo viaggio in Himalaya sono rimasto ammaliato subito dal suo fascino unico» racconta Matteo appena rientrato in Italia. Nonostante i duemila metri di altezza di differenza, la salita su questa montagna alta 6.812 metri è considerata tecnicamente più impegnativa di quella dell’Everest, il tetto del mondo con i suoi 8.848 metri. Per quanto concerne la strategia di scalata «non ho avuto tempo a disposizione per svolgere le opportune e consuete rotazioni di acclimatamento in quota. Ho dovuto tuttavia impostare la salita in velocità, obbligato anche dalle condizioni meteorologiche, che stavano nettamente peggiorando per l’imminente arrivo del ciclone Arnab, che nei giorni successivi in effetti ha portato abbondanti nevicate. Fortunatamente il mio fisico ha retto ed è andato tutto bene».

La vetta è stata raggiunta il 26 ottobre alle 5.57 mediante un’ascensione condotta in stile alpino, in continuità dal campo base posto a 4.600 metri sul livello del mare.
La tragedia
Nelle stesse ore in cui eri impegnato nella tua salita si è diffusa sui media specializzati internazionali di montagna la comunicazione della caduta di un alpinista tedesco dall’Ama Dablam. «Wolfgang Waschiczek stava scendendo dal campo 3 accompagnato da una guida. Ho assistito a questa tragedia e allertato i soccorsi, ma purtroppo non c’è stato niente da fare e si è potuti intervenire con l’elicottero solo per il recupero della salma».



