L’enigma delle vette: la sfida estrema dell’animo umano

Gianluca Barca
La montagna è luogo di pace e ricerca di sé, ma spesso è anche oggetto di polemiche: curioso è il caso di Marco Confortola, accusato da alpinisti famosi di vantarsi di imprese mai realizzate
Marco Confortola
Marco Confortola
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La montagna ultimo Graal. Alla ricerca del mistero umano, in montagna si vive e si muore, si cerca sé stessi e si alimentano enigmi spesso irrisolti. In un mondo in cui la tecnologia alimenta l’illusione della perfezione, la montagna, come il mare, resta territorio dell’arcano. In queste settimane le cronache si sono riempite delle notizie di incidenti in montagna. Ma anche della polemica di Simone Moro, Silvio Mondinelli e altri alpinisti famosi nei confronti di Marco Confortola accusato di vantarsi di imprese mai realizzate. Addirittura in qualche caso di averne taroccato le prove.

Perché la gente sfida pareti e diedri mettendo a repentaglio la propria stessa incolumità? Perché sono lì, come George Mallory, nel 1923, rispose a chi gli chiedeva la ragione della sua ossessione per l’Everest. Mallory fu il primo a tentare di arrivare sul tetto del mondo. E nessuno ha mai saputo dire se l’incidente che ne provocò la morte, e quella di Andrew Irvine suo compagno di avventura, avvenne durante la salita verso la vetta, o sulla via del ritorno. In questo ultimo caso, i due inglesi avrebbero conquistato l’Everest 29 anni prima di Edmund Hillary, unanimemente celebrato come il primo uomo ad essere arrivato agli 8.848 metri della cima più alta dell’Himalaya.

Simone Moro - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Simone Moro - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La storia dell’alpinismo è piena di tragedie e di furiose polemiche: Cesare Maestri, il «ragno delle Dolomiti», spese un pezzo non banale della sua vita a contestare le affermazioni di chi metteva in dubbio che nel 1959, insieme a Toni Egger, fosse veramente arrivato in vetta al Cerro Torre, sulle Ande, in Patagonia, arrampicandosi lungo la parete nord, ritenuta inespugnabile.

Come forse Mallory e Irvine, anche Maestri ed Egger furono travolti da una valanga sulla via del ritorno: Egger morì e secondo le affermazioni del compagno di cordata trascinò con sé le prove della conquista della cima. I resti di Egger furono trovati solo nel 1974 e sepolti l’anno dopo ai piedi del Fitz Roy, altra montagna della cordigliera andina.

L’avvenuta o meno conquista del Cerro Torre da parte dei due scalatori italiani è tema che da oltre mezzo secolo appassiona il mondo alpinistico internazionale, alla vicenda considerata un vero e proprio «giallo», il lecchese Giorgio Spreafico ha dedicato un libro dal titolo esemplare «Enigma Cerro Torre».

Ugualmente intricata, la storia dell’apporto di Walter Bonatti all’impresa che nel 1954 portò Lino Lacedelli e Achille Compagnoni sulla vetta del K2, ha avuto riconoscimento definitivo del ruolo dell’alpinista bergamasco solo nel 2008, quando tutte le obiezioni di Bonatti alla relazione del capo spedizione Ardito Desio, furono finalmente accettate. «A cinquantatré anni dalla conquista del K2, sono state finalmente ripudiate le falsità e le scorrettezze contenute nei punti cruciali della versione ufficiale del capospedizione professore Ardito Desio – scrisse Bonatti nel 2008 –. Si è così ristabilita, in tutta la sua totalità, la vera storia dell'accaduto in quell'impresa nei giorni della vittoria...».

Il calcio si illude di aver voltato pagina rispetto ai tanti episodi oscuri della sua storia, il gol di Hurst nella finale della Coppa del Mondo 1966, tra Inghilterra e Germania, quello di Silvio Piola, di mano, contro gli inglesi nel 1939 a Milano, la «mano de Dios» di Maradona (ai Mondiali del 1986), con l’introduzione del Var e della «goal line technology». Il rugby, con il Tmo, ha trasformato certe partite in lunghi e noiosi esami autoptici.

La montagna mantiene viceversa intatta la suo enigmatica dimensione: la sfida alle vette non cessa di alimentare il mistero dell’umano e di portare con sé le polemiche con le quali noi mortali condiamo da sempre i nostri poveri, materiali interessi terreni. Alla ricerca di un senso della vita talvolta sono la vita stessa ed il suo senso ad essere messi pericolosamente a repentaglio, dai nostri gesti e dalle nostre parole.

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