È solo settembre: davanti ci sono ancora 31 partite. È solo settembre: c’è già da colmare uno svantaggio di 6 punti, ci si trova già nella condizione di non poter più sbagliare. Il Brescia è nettamente migliorato: nella proposta del gioco, in costruzione. Il Brescia è nettamente migliorato: però non è riuscito a vincere una partita in cui si è dimostrato superiore in tutto ed è quando non si riesce a portare a casa ciò che si merita o quando al contrario non si riesce ad arraffare tutto quando non lo si merita a pieno, che occorre iniziare a drizzare le orecchie.
Punti di vista
È una questione di punti di vista e adesso la sfida, soprattutto interna, è quella di riuscire a tenere inquadrato il QR code dalla parte in cui compare la lettura positiva. Con buona pace delle insofferenze ambientali: controlla ciò che puoi realmente controllare, relativizza il resto. Dopo i due pareggi con Trento e Treviso, «abbiamo scherzato»: il difficile arriva adesso. E consiste nel non scivolare nello psicodramma.
Nel non farsi divorare dal tarlo delle due rimonte subite in casa in situazioni di controllo – col Treviso – e di totale controllo, con la Dolomiti Bellunesi. Occorre permeare lo spogliatoio, sostenere Eugenio Corini e conferirgli ulteriore autorevolezza se si è internamente granitici nelle certezze di tutto ciò che è stato fatto fino a qui e se viene considerato tutto fisiologico. Tutto questo non significa però nel caso dover ridurre a fatalità 4 punti persi in casa in partite già vinte e in appena 4 gare giocate tra le mura amiche. Chi drammatizza sbaglia, chi derubrica, anche. E parecchio. Bisogna saper andare a dettagliare.

Domande
Prima cosa chiedendosi perché una volta andata in vantaggio, la squadra ha la tendenza a mettersi in modalità protettiva tra segnali che arrivano dalla panchina (ci fermiamo all’ultima gara con l’emblematico cambio Casasola-Armati) e atteggiamento che si assume in campo. Riflessioni vanno fatte. Ci sono troppe costanti che non possono essere ignorate: va evitato di gettare il bambino con l’acqua sporca, ma l’auto indulgenza sarebbe un limite. Col Carpi a un ottimo primo tempo era seguita una ripresa in gestione, ma il risultato era al sicuro. Col Desenzano la barca è arrivata in porto, ma facendosi venire il fiato corto. Con Treviso e Dolomiti è storia fresca. Va preso atto che il Brescia ha ancora bisogno di trovare una sintesi: non può prescindere dall’esprimersi coralmente per prendere un risultato pieno, ma non può limitarsi a mostrarsi più sciolto e carino.
Dote
Ci vuole anche «il pelo». Che non è ancora spuntato e che non è un optional per una grande squadra. E se il pelo non c’è bisogna coltivarlo. E il sospetto è che il Brescia, ancora evidentemente in fase di transizione, non possa permettersi di essere una squadra che gestisce, che abbassa l’intensità. Che arretra finendo per dare coraggio anche a chi non ce l’ha, proprio come la Dolomiti domenica. Serve anche che i giocatori più esperti si assumano maggiori responsabilità al di là di quanto attiene alla sfera dell’allenatore. Serve darsi una bella scrollata.
Quante occasioni ci vogliono per fare un gol, un maledetto gol? Ed è possibile pagare a costo così alto le uniche mezze sviste in una partita? Domande retoriche: non servono risposte, ma soluzioni rapide per non perdere strada e «brocca».
Infine, un pensiero ai signori col fischietto in bocca e a chi li accompagna: è sempre giusto che ognuno pensi a ciò che dovrebbe e potrebbe fare meglio perché dare le colpe al destino cinico e baro è sempre la strada più breve per perdersi, ma certi episodi in certi momenti cambiano la visuale e la vita. Quale prova mancava nei rigori non concessi con Trento e Alcione? Dov’era invece la pistola fumante nelle reti annullate a Crespi e soprattutto a Rizzo Pinna? Sarà solo maledetta sfortuna e come Vasco allora lo diciamo alla luna: però guardando anche al dito. Vietato, per tutti, limitarsi a panoramiche che non siano a 360 gradi.




