Il Brescia fa mea culpa: con la Dolomiti un pari che grida vendetta

Innegabile la compartecipazione dell’arbitro, tanti i dubbi sul secondo gol annullato. Ma una partita così andava vinta, a prescindere dai torti subiti
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

La disperazione di Crespi e Casasola - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
La disperazione di Crespi e Casasola - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Se sei brutto ti tirano le pietre. Se sei bello ti tirano le pietre. Ti salvi in due casi: se sei brutto e vincente oppure se sei bello e vincente. Se sei vincente, in sintesi. La verità non sta nel mezzo, almeno non alla metà del guado di un pareggio che grida vendetta: per colpe proprie. Con una compartecipazione dell’arbitro. Principalmente però: per colpe proprie. Non si può non aver vinto una partita del genere, con o senza eventuali fischi mal fatti. Non si può aver patito come è stata patita la seconda rimonta consecutiva in casa per un conto totale di 4 punti persi da situazioni di vantaggio.

Il gap

E per un complessivo che in classifica vale un -6 di distacco dal Cittadella quando sono trascorse appena sette giornate. Laddove quell’«appena» può però rappresentare l’appiglio: davanti ci sono altre 31 giornate. È difficile trovare il modo di attenuare il bruciore della ferita che il Brescia si è auto inferto ieri contro la Dolomiti Bellunesi che si è portata a casa un puntone frutto di meno di mezzo tiro in porta e che poi non è stato neanche un tiro: «Sinceramente non so neanche come ho colpito... So solo che mi è uscito un pallonetto» dirà in sala stampa Sia, l’eroe diventato eroe dopo essere riuscito a farla a Rizzo prima di inventarsi una parabola imprendibile per Zacchi.

Serie C, gli scatti di Union Brescia-Dolomiti Bellunesi
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Serie C, gli scatti di Union Brescia-Dolomiti Bellunesi

I fischi

Una fatto del tutto casuale dal quale poi sono derivati i fischi sotto i quali l’Union ha lasciato il terreno di gioco. Fischi di frustrazione: appoggiabili. Fischi che però la squadra non avrebbe meritato per una prestazione (la migliore in casa) che invece è stata di largo dominio, almeno fino all’1-0 arrivato con fatica dopo 7’ dall’inizio del secondo tempo: terzo tempo perfetto di Casasola su cross a sua volta tale di Boci. Era tutto giusto così. Casomai, di storto, c’era il fatto che arrivati fino a quel momento la squadra di Corini non aveva ancora stappato una partita nella quale avrebbe meritato di aver già preso il largo.

Casasola esulta dopo il gol - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Casasola esulta dopo il gol - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Tuttavia meritare qualcosa non è sinonimo di poterla effettivamente ottenere. Perché per riuscirci occorre tutta una concatenazione di fattori: occorre saper tradurre in gol il dominio percepito, occorre incontrare un portiere non in giornata (Sonzogni è stato miracoloso su un colpo di testa di Silvestri sullo 0-0 e nel recupero su una fantastica semi rovesciata di Di Molfetta, sulla cui respinta Gobetti si immola su Pellegrini), occorre saper accendere al momento giusto quella «miccia» d’ignoranza calcistica che ti aiuta o a trovare i gollonzi senza doversi inventare «tutte cose» o, in alternativa, quando sotto porta dice male, occorre altrettanto tenere alimentata quella miccia in maniera da sporcare gli altri, nel dubbio anche quando gli altri – come ieri la Dolomiti – non ti danno l’impressione di poterti riprendere.

Le scelte arbitrali

Una Dolomiti che si è segnalata per fisicità e che pur concedendo è sempre sostanzialmente rimasta raccolta nel fazzoletto difensivo avendo niente da proporre in fase offensiva. Era da vincere (ancor più che contro il Treviso), era proprio da vincere. Un pari – il terzo in cinque partite – che è stato proprio come una sconfitta. Nessuno può negarlo. Una postilla, che poi non è solo una postilla rispetto alle cose che occorrono, in elenco figura anche la correttezza dell’operato arbitrale.

Ieri sotto l’occhio dell’Fvs sono finiti due episodi: una rete annullata a Crespi nel primo tempo per fuorigioco con decisione che ci può stare, ma che non è oltre ogni ragionevole dubbio e soprattutto un’altra, che sarebbe valsa il 2-1 di Rizzo Pinna (tutto nasce da un tacco clamoroso di Di Molfetta mentre l’assist è di Armati), sempre per fuorigioco giudicato attivo di Crespi al quale viene imputato anche un fallo su Gobetti. Decisiva la segnalazione del quarto uomo all’arbitro (che aveva inizialmente concesso la rete): tutto molto molto dubbio per rimanere signori.

L'offside fischiato dall'arbitro - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
L'offside fischiato dall'arbitro - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Gli episodi

Però torniamo a bomba e una gara che era da vincere. Improntata per fare in modo che così potesse accadere: approccio aggressivo e intenso, un po’ come a Seregno. A dirigere la danze un ispiratissimo Rizzo Pinna sostenuto da un Boci (dentro per De Maria) che inizia a bassi giri per poi salire di toni e autorevolezza mentre dietro l’asse Sorensen-Silvestri-Rizzo ti fa sentire forte. Il primo squillo è di Balestrero illuminato da un’apertura di Rizzo Pinna: il capitano per provare a battere Sonzogni in uscita propende per una conclusione morbida che esce di poco. Il tutto prima del gol di Crespi non concesso.

Nel complesso è un Brescia che crea anche se più presupposti (7 corner, 11 a fine gara) che vere occasioni (solo tre tiri nello specchio). Le buone intenzioni diventano fatti con Casasola. Un gol liberatorio che invece che gasare e dare il là per chiuderla vede il Brescia ammorbidirsi un po’ e mettersi in modalità guardinga con l’ingresso discutibile di Armati per l’autore del gol («era stanco» dirà Corini). Comunque pericoli non se ne intravedono. E poi Sia. Il Brescia patisce l’1-1, Corini smonta il centrocampo, rivede la difesa, riassetta la trequarti. Bene Di Molfetta. Il gol arriva uguale, ma non vale. L’ultima occasione (la semi rovesciata di cui sopra) anche, ma c’è Sonzogni. E c’è un -6: fa freddo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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