Il finale amaro di Ascoli chiude la prima stagione del «nuovo» Brescia. Che resterà nella storia, al netto pure di questo epilogo. Riviviamola insieme.
Buone le prime

L’Union gioca le sue prime due gare ufficiali al Rigamonti. L’esordio assoluto in Coppa Italia è una vittoria con la Dolomiti Bellunesi: segnano Maistrello, che aveva timbrato anche l’ultimo gol di sempre della Feralpisalò, e Fogliata, l’unico volto del «vecchio» Brescia ripescato dal club di Pasini. C’è un forte simbolismo in questo debutto.
Va meno bene quello in campionato contro l’Arzignano: Di Molfetta dipinge uno dei gol più belli della stagione, ma nella ripresa l’Union crolla fisicamente e si fa rimontare (doppietta di Minesso). È il primo lampo di disincanto della luna di miele estiva bresciana, che ha tra i suoi effetti numeri da record nella campagna di abbonamenti (si scollinerà quota settemila).

Quel primo passo falso, comunque, non scalfisce troppo l’umore della piazza. È ancora calcio d’agosto, e soprattutto i carichi della preparazione – che con Diana sono notoriamente pesanti – hanno delle inevitabili controindicazioni, ma promettono alla lunga di portare grandi benefici. Questa tesi, inizialmente, è subito corroborata dai fatti. Il Brescia inforca vittorie, quattro consecutive in questa fase, con Trento, Pro Vercelli (la più bella, e col punteggio più gonfio, 5-0), Renate e Giana Erminio. Ci s’immagina ancora un testa a testa serratissimo con il Vicenza, che dopo cinque giornate ha un solo punto in più, e con il Lecco. Sarà il grande abbaglio, o la grande illusione, della stagione regolare.
Cominciano gli infortuni
A fine settembre qualcosa inizia a incrinarsi. Il Brescia rallenta, pareggia con Virtus Novara, Virtus Verona e Pergolettese. Poi riprende la via maestra e infila altre quattro vittorie. Il cammino sin qui è comunque encomiabile: otto vittorie su dodici, tre pareggi, una sola sconfitta. I motori a propulsione del Vicenza lo lanciano in orbita: nonostante il ritmo sostenuto dei biancazzurri, i veneti sono a più cinque. È già un distacco considerevole, ma la diretta concorrente è ancora visibile a occhio nudo.
L’aria attorno a Diana comincia comunque a farsi rarefatta. La preoccupazione che inizia a serpeggiare è un riflesso degli infortuni che d’improvviso si abbattono sulla rosa. In particolare sull’attacco: a Carpi, in coppa, il ginocchio di Maistrello fa crac. Negli stessi giorni si fa male anche Spagnoli: strappo muscolare. Entrambi ne avranno per mesi. Vido esce ed entra dall’infermeria. A Diana resta di fatto solo Cazzadori, che è costretto a spremere. La quarta punta, nelle gerarchie d’inizio anno, diventa l’unica alla quale aggrapparsi.
L’esonero di Diana

Il Brescia prova a farsi forza, strappa una vittoria d’orgoglio a Trieste con un attacco spuntatissimo (Cazzadori-Giani). Ma davanti la coperta è così corta che mantenersi al caldo è essenzialmente impossibile. L’Alcione espugna il Rigamonti, nelle successive quattro arrivano solo tre punti. L’Union scopre il mal di derby. A Ospitaletto arriva un pareggio (0-0) che profuma di sconfitta: Balestrero e compagni s’impantanano su un campo inzuppato di pioggia, quell’acqua rischiano d’imbarcarla anche in senso figurato. Nel dopogara Pasini sbotta: «Ci hanno dato una lezione di calcio». L’indomani arriverà il chiarimento con Diana, ma è una tregua armata.
Quest’episodio squarcia la cortina che malcelava rapporti già compromessi da tempo. Diana è sul bordo del crinale da tempo, basti pensare che è l’unico tesserato con il contratto in scadenza. Il suo Brescia continua ad arrancare, fino alla sconfitta col Lumezzane. Pasini decide che la misura è colma ed esonera il tecnico. Vuole un nome importante, e lo individua in Corini.
L’impatto di Eugenio

La trattativa dura pochi giorni, nel frattempo il Brescia esce dalla Coppa Italia (ko fragoroso per 4-1) sotto l’interim di Nicola Ferrari. Alla fine Corini dice sì a una corte serrata. Dà l’ok soprattutto a un contratto importantissimo per la categoria, di due anni e mezzo. L’obiettivo, garantisce Eugenio al suo arrivo, «è riportare questa società dove merita il prima possibile». Quindi in serie B. L’idea del tecnico è alzare progressivamente il livello in funzione dei play off, tenendo accesa il più possibile la flebile fiammella di speranza di riprendere il Vicenza.
A questo punto il margine di distacco è già di tredici lunghezze, ma Corini parte forte: quattro vittorie nelle prime quattro. Il problema è che il principale capo d’imputazione attribuito dalla società a Diana e il suo staff, gli infortuni, continua a essere un problema fin troppo ingombrante: Eugenio perde per strada anche Nicola Pasini e Davide Di Molfetta, Mattia Zennaro e Alessandro Mercati. Tutti per guai al ginocchio. Mancano elementi strutturali, e il castello prende a scricchiolare.

Il mercato e le difficoltà
Il club conta di far fronte alle difficoltà numeriche con gli innesti dal mercato. Le asperità di una sessione complessa come quella invernale provocano dei ritardi: arriva subito Marras, ma per la punta, che è quella di cui si avverte più urgenza, bisogna attendere la seconda metà di gennaio. Crespi ha comunque un ottimo impatto. Arrivano pure Mallamo e Lamesta: il primo impiega un po’ a entrare nelle rotazioni per via di un infortunio rimediato al primo allenamento, il secondo diventa subito protagonista. Completa il mosaico Moretti, che si fa male quasi subito: una maledizione.
Il mercato è comunque un palliativo. L’emergenza sembra inghiottire tutto, ogni giorno c’è un nuovo inconveniente. Il passo del Brescia si fa dapprima stentato, e poi sempre più claudicante. Il Vicenza scappa via, ormai è solo un puntino all’orizzonte. L’Union si mette in testa di dover difendere strenuamente il secondo posto, senza più guardare in alto. A fine febbraio sembra dare la spallata decisiva: il Lecco, principale inseguitrice, cade al Rigamonti sotto i colpi di Balestrero, Marras e Cazzadori.

E invece, dopo quello scontro diretto vinto, il Brescia piomba nella seconda grande crisi della sua stagione. Cade a Zanica con l’AlbinoLeffe, in quello che sembra niente di più che uno scivolone, e che invece racchiude in sé i prodromi di un periodo difficile. L’Union pareggia le quattro gare successive, segnando un solo gol. Cinque partite senza vincere, lo stesso ruolino che era costato l’esonero a Diana. Soffiano venti di contestazione: dopo uno 0-0 con l’Ospitaletto la curva canta «Corini, quando vinciamo?». Pasini rompe il silenzio, e in un’incursione telefonica a «Parole di calcio» su Teletutto invita l’ambiente a restare compatto.
Finale in ripresa
Corini a certe pressioni è abituato, e trova il modo di rimettere in moto la barca. La vera svolta avviene nell’ultimo pareggio di questa serie, quello contro l’inarrivabile Vicenza. Il Brescia conferma di avere una statura da grandi partite (con le parigrado, di fatto, non ha mai perso), e soprattutto si ritrova all’interno di un assetto che prevede maggiore centralità per Marras, ora stabilmente seconda punta, e che riabilita Cisco, fino ad allora ai margini con Eugenio.
Così l’Union si riprende, e chiude con tre vittorie nelle ultime quattro. L’unico scivolone? Col Lumezzane, come all’andata. Un altro derby indigesto: zero vittorie quest’anno. La stagione regolare termina col secondo posto, obiettivo rimodulato in corsa, blindato all’ultima giornata.
I play off

In tre settimane di sosta Corini rimette a lucido la squadra, che ai play off vola: 3-0 all’andata col Casarano blindato con lo 0-0 al ritorno, 2-0 d’autorità con la Salernitana dopo l’1-1 all’Arechi, illuminato dalla rovesciata di Crespi, una meraviglia che resterà a lungo. Poi il gran finale: pareggio al Rigamonti con l’Ascoli, spezzato in due dal nubifragio, con un’appendice molto più ovattata della prima parte. E il tracollo al Del Duca. I sogni erano altri. Ma si ripartirà, anche stavolta.




