Citando Max Pezzali, alla vigilia dell’Arzignano Corini aveva esortato il suo Brescia a procedere «un metro alla volta». Fossimo negli States avrebbe detto tre piedi. Ma qui l’unità di misura della sterzata dell’Union è un’altra: la testa. Non di uno qualunque, ma di Luigi Silvestri. Ora possiamo dirlo: gli effetti del calcione di De Santis non si limitano al bernoccolo sulla sua fronte. Il Cittadella ha pareggiato 0-0 con la Giana Erminio, e ora i biancazzurri (che proprio a Gorgonzola hanno incassato l’unica sconfitta della loro stagione) si trovano a meno tre dalla vetta. Due settimane fa la distanza era di otto lunghezze, è un balzo enorme.
In volo
Lo slancio iniziale l’ha dato proprio la sua capocciata nello scontro diretto di fine ottobre. La sua esperienza bresciana, fin qui, è scandita da quattro gol. Tutti segnati allo stesso modo. Non v’è dubbio sul fatto che l’ultimo sia il più pesante. Non osa pronunciarlo ad alta voce, ma dentro di sé sa perfettamente che, qualora l’Union dovesse centrare il proprio obiettivo stagionale (che è quello di salire in B senza passare dai play off), quella frustata di testa passerebbe alla storia come uno dei gol della cavalcata promozione. Se non il principale.

Una manciata di minuti dopo il suo 2-1 Coulibaly aveva avuto la palla per il tris, cestinata con un destro troppo frenetico sull’esterno della rete. Chissà se in quel momento Silvestri abbia sperato, con una punta d’egoismo, che andasse esattamente così. Più delle congetture, comunque, conta l’unico dato inconfutabile: Luigi si è preso il Brescia. Non da oggi, da qualche mese. Lo scorso girone di ritorno era stato un continuo crescendo dopo un’andata un po’ zoppa, condizionata da vicende extra campo delle quali lui stesso aveva parlato apertamente.
La svolta

La vera rincorsa, però, è iniziata durante i play off. Lì è cambiato l’atteggiamento, ma pure il ruolo: da braccetto a centrale del terzetto. Il pretesto era stata un’indisposizione fisica di Sorensen. Da lì, però, non si è più mosso. Anche a costo di non cedere alle tentazioni del mercato. In estate la Reggina ha bussato insistentemente alla sua porta, mettendo sul piatto un biennale e ritoccando l’offerta a poche ore dal gong, portando la durata a tre anni. Una proposta molto allettante, seppur proveniente dalla serie D.
Ma ci aveva provato anche una società di C, a cifre simili a quelle prospettate dai calabresi. Silvestri ha vacillato, ma alla fine ha detto no. «Abbiamo lasciato a metà un discorso troppo importante». Questa era stata la sua sottolineatura dopo il gol al Cittadella. Non sono parole di circostanza, ci crede davvero. Paradossalmente quella sconfitta in finale con l’Ascoli ha soffiato su un fuoco che oggi arde più intensamente che mai. A trentatré anni, con un contratto in scadenza a giugno e poche garanzie sul futuro, non è assolutamente escluso che sia la sua ultima stagione a Brescia. Luigi ha scommesso su sé stesso per renderla indimenticabile. Un metro alla volta.




