Calcio

È morto Mircea Lucescu: l’ex allenatore del Brescia aveva 80 anni

Stella della Nazionale romena prima come calciatore e poi come allenatore, da tecnico ha collezionato una lunga carriera alla guida di squadre di livello internazionale
Mircea Lucescu durante i playoff tra Turchia e Romania - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Mircea Lucescu durante i playoff tra Turchia e Romania - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Mircea Lucescu è morto dopo un lungo stato di malattia che non gli aveva comunque impedito di sedere fino a pochi giorni fa sulla panchina della nazionale romena.

Ottant’anni compiuti lo scorso 29 luglio, stella della nazionale romena prima come attaccante (partecipò ai Mondiali 1970) e poi come allenatore, Lucescu da tecnico ha collezionato una lunga esperienza alla guida di squadre di livello internazionale: Dinamo Bucarest, Besiktas, Zenit San Pietroburgo, Dinamo Kiev e soprattutto Galatasaray, con cui ha vinto la Supercoppa europea 2000, e Shaktar Donetsk con cui ha conquistato la Coppa Uefa 2009. Ha allenato anche le nazionali romena e turca. In Italia è stato sulla panchina di Pisa, Reggiana, Inter e soprattutto Brescia. Lascia la moglie Neli e il figlio Razvan, allenatore del Paok Salonicco.

Chi era

Il gioco. Sempre e comunque. Avessimo buttato qualche palla in più in tribuna, nella stagione 1992-’93, probabilmente ci saremmo salvati. Vedi il gol preso in extremis a San Siro dall’Inter. Ma lui voleva il gioco, non le palle in tribuna. In tribuna ci mandava i giocatori che non gli piacevano, e a Brescia non sono stati pochi. Anche se glieli aveva comprati l’amico presidente.

Mircea Lucescu e Gino Corioni
Mircea Lucescu e Gino Corioni

Prima o poi era destino che il gioco finisse. Purtroppo è successo nella sua Bucarest, in una stanza d’ospedale, dopo una indomita lotta contro le sempre peggiori condizioni di salute.

Mircea Lucescu ci aveva provato a smettere col calcio, ad andare in pensione. Ma la passione era troppa. Nel novembre 2023 aveva dichiarato «game over» al termine del derby ucraino perso dalla sua Dinamo nel deserto stadio Lobanovsky di Kiev contro la storica rivale dello Shakhtar.

Proprio la formazione dei minatori dell’insanguinato Donetsk, da Lucescu stesso allenata per anni e portata al trionfo in patria e soprattutto in Coppa Uefa nel 2009. «Tutto inizia e tutto finisce» sentenziò di getto il riccioluto, ormai imbiancato, signore 78enne che sembrava non potesse mai staccarsi dalla panchina, la sua vita per quarant’anni, dopo un buon passato da calciatore. Si rimangiò la parola il giorno dopo, spiegando che in realtà non intendeva dire quel che aveva detto e continuò ad allenare, diventando nell’agosto successivo commissario tecnico della nazionale romena (per la seconda volta dopo il quinquennio 1981-1986) che ha guidato, nonostante le critiche condizioni di salute, sino al 2 aprile scorso, quando ha dovuto lasciare per i malanni fisici ma anche per la sconfitta contro la Turchia nei play off per i mondiali.

Gli anni a Brescia

Tuttavia, al termine della sua esperienza terrena, ci interessa parlare del Lucescu «nostro», di quello che, nel quinquennio 1991-1996, con un paio di pause, guidò un Brescia che i tifosi dai 45 in su ricordano ancora con entusiasmo. Un Brescia che, con presidente e allenatore relativamente giovani, aveva in programma di «spaccare», di diventare una potenza calcistica, di stare «25 anni di fila in serie A», di costruire lo stadio nuovo, di vincere divertendo e giocando.

A Lucescu interessava soprattutto il gioco a tal punto che, pur di raggiungere l’obiettivo, sapeva trasformare in pedine funzionali anche calciatori non sempre dotati. «Un insopportabile rompiscatole», disse di lui un senatore del Brescia di quegli anni, «ma se fossi giovane sarebbe il mio allenatore ideale, perché come insegna lui il calcio non lo insegna nessuno».

Gino Corioni, Mircea Lucescu e Pietro Tomei nel 1992 - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it
Gino Corioni, Mircea Lucescu e Pietro Tomei nel 1992 - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it

Un maestro e un rompiscatole in campo, un uomo colto e gentile fuori. Mai un’intervista negata, anche se alcuni giudizi lo facevano imbufalire e non te lo mandava a dire. Una volta arrivò tardi al matrimonio di un suo pupillo per spiegare al giornalista convitato che il titolo critico nei suoi confronti era insensato. Soprattutto, aveva una dedizione totale alla squadra e al progetto di Gino Corioni. «Io non tradisco mai. E tu?» lo slogan pubblicitario della campagna abbonamenti ‘93-‘94, l’anno dopo la traumatica retrocessione allo spareggio di Bologna. Brescia gli è sempre rimasta nel cuore e la tifoseria ne ha ricambiato l’affetto ogni volta che l’Uomo di Bucarest si è riaffacciato sugli spalti del Rigamonti.

Lucescu con due ultras del Brescia nel 2014 - Foto New Reporter Paletti © www.giornaledibrescia.it
Lucescu con due ultras del Brescia nel 2014 - Foto New Reporter Paletti © www.giornaledibrescia.it

La carriera

Il merito della Coppa Anglo-italiana (uno dei 37 titoli conquistati da allenatore: solo Alex Ferguson, con 49, e Pep Guardiola con 40 ne hanno vinti di più) è totalmente suo. Convinse i riluttanti calciatori ad impegnarsi in queste partite di mezza settimana, che per i più rappresentavano una seccatura in una stagione iniziata maluccio, «perché dovete prendere confidenza con il calcio internazionale, è importante per la vostra crescita. Anche umana».

Mircea Lucescu - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Mircea Lucescu - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Durante la trasferta di Bolton, un piovoso novembre 1993, organizzò una visita all’Old Trafford di Manchester, per far capire ai suoi come fosse uno stadio vero. Nella partita di Bolton, non appena Collina annullò al Brescia il gol del 3-3, improvvisò dalla panchina una corsa mazzoniana ante litteram all’indirizzo del direttore di gara, che convinse ad annullare l’annullamento. Le rondinelle colsero così un importante punto che sarebbe risultato decisivo per il cammino nella competizione, poi vinta a Wembley il 20 marzo successivo. E a fine stagione arrivò anche la promozione.

Poi, due mezze stagioni poco edificanti e l’addio per altri lidi internazionali, anche prestigiosi. Ma parlare del «Brescia di Lucescu» accende ancora i cuori dei tifosi meno giovani. Che oggi salutano mister Mircea augurandogli una serena eternità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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