I numeri che sanciscono la vittoria di Giovanni Malagò e la sua elezione a presidente della Figc dicono molto. Andando oltre le previsioni, l’ex numero del Coni ha raccolto il 68,58% delle preferenze, cifre che raccontano come attorno alla sua figura si siano coagulate le speranze, e insieme le paure, di un intero movimento. Perché a Malagò spetta ora l’arduo compito di rilanciare il calcio tricolore.

E dai club della provincia di Brescia, oltre alle congratulazioni (sincere), ciò che infatti arriva con più forza è la richiesta di un cambio di rotta. Radicale. «Il calcio italiano ha bisogno di una visione chiara e di scelte coraggiose – esordisce il patron dell’Union Brescia Giuseppe Pasini –. Oggi più che mai servono interventi concreti sulle politiche fiscali, sulle infrastrutture sportive e sul sostegno ai club, affinché le società possano programmare e investire nel lungo periodo».
Giovani
Temi che anche Andrea Caracciolo, presidente del Lumezzane, considera centrali, esattamente come prioritaria è la questione relativa al calcio giovanile: «I risultati delle Nazionali giovanili confermano che il talento non manca: l’Italia è ancora protagonista – evidenzia –. La vera difficoltà resta trasformare quei giovani promettenti in giocatori pronti per il calcio dei grandi».
Quello delle nuove generazioni è argomento di primaria rilevanza anche per Pasini, che rimarca come «per far crescere i nostri talenti e tornare competitivi ai massimi livelli, si debbano creare le condizioni affinché ragazzi e ragazze possano formarsi in strutture moderne, adeguate e accessibili. Questo non è un interesse esclusivo del calcio, ma un investimento sul futuro del Paese».
Politica
Ed è qui che entra in gioco la politica. La figura di Malagò, da decenni immersa nel magma romano, può in questo senso essere un grimaldello «per migliorare un rapporto che negli anni non c’è stato – chiosa Giuseppe Taini, presidente dell’Ospitaletto –. Anzi, il settore ha dovuto in molti casi patire l’invadenza del mondo politico. Il nuovo presidente è però un uomo capace e bene ha fatto anche il confronto con un altro candidato in questa fase (Giancarlo Abete ndr)».
Sul tema della politica tornano anche Caracciolo, «si pensi per esempio al fatto che il ministro dello Sport Abodi ha voluto bloccare la “Riforma Zola”», così come Pasini: «È necessario un rapporto di collaborazione più stretto tra istituzioni e movimento calcistico, superando logiche che troppo spesso hanno visto il calcio soltanto come un soggetto da cui attingere risorse» sottolinea, non risparmiando però critiche al calcio italiano stesso: «Anche il nostro sistema deve fare autocritica e assumersi le proprie responsabilità – le sue parole –. Mi auguro che sotto la guida di Malagò si possa aprire una stagione nuova, caratterizzata da una maggiore unità d’intenti tra tutte le Leghe e le componenti federali».
Per tutti e tre l’obiettivo finale è quindi solo uno: ridare dignità e spessore al calcio italiano, «in un momento così basso per il nostro movimento» conclude Caracciolo.




