Salute e benessere

Sindrome metabolica: «Attenzione a diete drastiche e scorciatoie»

La dottoressa Giulia Anni, dietista dell'Ospedale di Desenzano: «Non conta soltanto quanto peso si perde, ma anche come lo si fa e cosa succede all’organismo durante questo percorso»
Daniela Affinita
Nella sindrome metabolica bisogna fare attenzione al modo in cui si perde peso
Nella sindrome metabolica bisogna fare attenzione al modo in cui si perde peso

Avere qualche chilo in più, accumulare grasso sull'addome e magari ritrovarsi con la glicemia o la pressione alterate. Sono situazioni piuttosto comuni, che spesso vengono affrontate pensando semplicemente di dover mangiare meno, ma quando si parla di sindrome metabolica il problema è più complesso: non conta soltanto il peso, ma il modo in cui l'organismo gestisce zuccheri e grassi e le conseguenze che queste alterazioni possono avere sulla salute. L'alimentazione è uno degli strumenti fondamentali per intervenire, ma servono equilibrio, continuità e scelte consapevoli. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Giulia Anni, dietista dell'Ospedale di Desenzano, intervenuta a Obiettivo Salute.

Dottoressa Anni, quando si parla di sindrome metabolica si pensa subito alla necessità di dimagrire. È sufficiente perdere peso?

Non necessariamente, il calo di peso può essere importante, ma dobbiamo guardare alla salute complessiva della persona. Non conta soltanto quanto peso si perde, ma anche come lo si perde e che cosa succede all'organismo durante questo percorso. Se l'obiettivo è migliorare la condizione metabolica, non possiamo limitarci a guardare il numero sulla bilancia. Dobbiamo cercare di ottenere un dimagrimento funzionale, che permetta di migliorare i parametri metabolici e preservare la massa muscolare.

Quali sono gli errori alimentari che possono favorire la sindrome metabolica?

Un ruolo importante lo hanno gli alimenti ultraprocessati, come merendine e snack industriali. Spesso contengono grassi e oli di qualità poco favorevole e sono poveri di fibre, possono contribuire a un'alimentazione sbilanciata e a processi infiammatori. La buona notizia è che su queste abitudini possiamo intervenire: dobbiamo imparare a scegliere con maggiore attenzione ciò che mettiamo nel carrello della spesa.

Anche l'alcol può peggiorare la situazione?

Sì, non tutte le persone che bevono alcol sviluppano necessariamente un fegato grasso, ma se questa condizione è già presente, il consumo di alcol può accelerare il processo di danneggiamento epatico. Per questo, in presenza di steatosi epatica, è importante prestare particolare attenzione e seguire le indicazioni del medico.

La dietologa Giulia Anni
La dietologa Giulia Anni

Chi vuole perdere peso deve eliminare i carboidrati, soprattutto la sera?

Assolutamente no, il nostro organismo non conosce l'orologio delle sei: mangiare carboidrati dopo quell'ora non significa automaticamente trasformarli in grasso. I carboidrati possono essere presenti anche a cena, quello che conta è il bilanciamento complessivo del pasto e il modo in cui abbiniamo gli alimenti. Mangiare soltanto riso in bianco, per esempio, è diverso dal consumarlo insieme a verdure e a una fonte proteica. L'associazione con fibre e proteine può contribuire a modulare la risposta glicemica, anche per questo non ha senso demonizzare un'intera categoria di alimenti.

Quali alimenti non dovrebbero mancare in una dieta pensata per migliorare la salute metabolica?

Innanzitutto, le fibre che troviamo nelle verdure, nei legumi e nei cereali integrali, favoriscono il senso di sazietà e contribuiscono a modulare l'assorbimento degli zuccheri. Poi ci sono i grassi di buona qualità, come quelli contenuti nell'olio extravergine d'oliva e nel pesce azzurro, che apporta anche omega-3. Non dobbiamo avere paura di tutti i grassi, ma imparare a scegliere quelli più adatti, infine, sono importanti le proteine di qualità, presenti in alimenti come pesce, uova, legumi e carni, perché aiutano a preservare la massa muscolare.

Perché è così importante non perdere massa muscolare quando si dimagrisce?

Perché il muscolo è un tessuto metabolicamente attivo, se perdiamo peso sacrificando anche una parte importante della massa muscolare, rischiamo di ottenere un risultato poco favorevole per la salute e di rendere più difficile mantenere il peso raggiunto. Per questo il dimagrimento deve essere graduale e accompagnato da un'alimentazione adeguata. Non dobbiamo puntare a perdere peso il più velocemente possibile, ma a migliorare la composizione corporea e la salute.

Negli ultimi anni si parla moltissimo dei farmaci per perdere peso, le cosiddette punture dimagranti. Come funzionano?

Si tratta di farmaci che agiscono su un ormone chiamato GLP-1, coinvolto nella regolazione dell'appetito e del senso di sazietà. In pratica, aiutano a ridurre la fame e a prolungare la sensazione di essere sazi. La persona arriva prima a sentirsi soddisfatta e, di conseguenza, tende a mangiare meno. Sono terapie che possono essere molto efficaci e rappresentano uno strumento importante per il trattamento dell'obesità e di alcune condizioni metaboliche.

Significa che possono diventare una scorciatoia per dimagrire senza cambiare alimentazione?

Assolutamente no, questi farmaci devono essere utilizzati quando esistono indicazioni precise e sempre sotto controllo medico. Non sono prodotti da assumere autonomamente o perché si desidera semplicemente perdere qualche chilo. È lo specialista a dover valutare il paziente, stabilire se esistono i requisiti per la terapia e seguirlo nel tempo. Bisogna considerare anche i possibili effetti collaterali: i più frequenti sono nausea, vomito e stitichezza, ma possono verificarsi anche complicanze più serie che richiedono una valutazione medica.

Durante la trasmissione è emerso anche un concetto interessante: il cosiddetto «food noise». Di che cosa si tratta?

Possiamo tradurlo come «rumore del cibo». Immaginiamo una radio che trasmette continuamente un rumore di sottofondo, una frequenza che disturba e che non riusciamo a spegnere. Per alcune persone il cibo può diventare proprio questo: un pensiero costante, che accompagna la giornata. Si chiedono continuamente cosa mangeranno, cosa cucineranno, quando sarà il prossimo pasto, non è semplicemente fame, ma una sorta di pensiero ricorrente che può diventare molto faticoso.

Quindi non è sempre una questione di forza di volontà?

Esattamente, per molto tempo chi non riusciva a seguire una dieta o a mantenere il peso raggiunto tendeva ad attribuire tutto alla mancanza di volontà. In realtà il rapporto con il cibo è molto più complesso e coinvolge anche segnali biologici, ormonali e metabolici che regolano fame e sazietà. In alcune persone questo rumore di fondo è particolarmente intenso. I farmaci che agiscono sui meccanismi della fame possono contribuire a ridurlo, aiutando a interrompere quel pensiero continuo legato al cibo. Questo non significa che siano indicati per tutti, ma che dobbiamo considerare il problema del peso con uno sguardo più ampio, senza colpevolizzare chi fatica a dimagrire.

Un ultimo consiglio per chi vuole iniziare a prendersi cura della propria salute metabolica?

Evitare le diete drastiche e le soluzioni improvvisate. Non serve eliminare intere categorie di alimenti o cercare il dimagrimento rapido, è molto più utile costruire un'alimentazione equilibrata, sostenibile nel tempo, che tenga conto delle esigenze della persona. Dovremmo ricordare che la salute metabolica non si misura soltanto con il peso, ma con un insieme di parametri e abitudini che possiamo migliorare giorno dopo giorno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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