La semaglutide contro l’obesità arriva anche in compresse. La Commissione europea ha autorizzato la commercializzazione della formulazione orale da 25 milligrammi, indicata per gli adulti con obesità e almeno una patologia associata al peso. In Italia il farmaco potrebbe essere disponibile da fine ottobre. Abbiamo approfondito l’argomento con il dottor Francesco Greco, direttore dell’Unità chirurgica Cura dell’obesità e malattie metaboliche di Poliambulanza.
Dottor Greco, cosa si aspetta che possa accadere?
Stiamo assistendo a una vera corsa alla pillola contro l’obesità. Ma non si tratta di semplici farmaci dimagranti: l’obesità è una malattia complessa, che non può essere ridotta al numero indicato dalla bilancia. Queste terapie non aiutano soltanto a perdere peso, ma possono migliorare la salute cardiovascolare e ridurre il rischio di alcune patologie metaboliche. Siamo ormai alla terza generazione di queste molecole. Una formulazione in compresse per i pazienti con diabete esiste già, in realtà, da alcuni anni, ma ora il panorama si sta ampliando. Oggi il mercato è essenzialmente nelle mani di due aziende; in futuro potrebbero arrivare nuovi competitor, nuove molecole e, con esse, maggiori possibilità di cura.

Alla luce di ciò, come potrebbe cambiare la cura del sovrappeso e dell’obesità nei prossimi anni?
Potrebbe accadere ciò che è già successo con l’ipertensione: i farmaci di gestione più semplice potrebbero essere seguiti dal medico di medicina generale, mentre quelli più complessi resterebbero affidati agli specialisti. La direzione potrebbe essere questa, anche se siamo ancora lontani. Oggi, purtroppo, solo una piccola parte delle persone con obesità arriva alle cure. È la punta dell’iceberg, anche perché su questa malattia pesano ancora molti pregiudizi.
Oggi i farmaci di nuova generazione sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale per i pazienti con diabete, ma non per quelli con obesità. Potrebbe cambiare qualcosa?
Sì. In futuro la riduzione dei costi potrebbe consentire di estenderne l’uso e la copertura del Servizio sanitario nazionale anche ad alcuni pazienti affetti da obesità.
Quanto costa oggi, in media, una terapia di questo tipo?
Tra 150 e 450 euro al mese. In molti casi, però, il trattamento viene interrotto dopo pochi mesi: perché i pazienti non sono seguiti in modo adeguato, non riescono a sostenere la spesa oppure hanno la sensazione che il farmaco non funzioni più dopo un iniziale calo ponderale. È un periodo troppo breve. Inoltre la terapia farmacologica, da sola, non basta: deve essere inserita in un percorso che comprenda l’educazione alimentare, dalla spesa alla preparazione dei pasti, e un’attività fisica calibrata sulle condizioni della persona.
Come agiscono questi farmaci, in parole semplici?
Sono, in un certo senso, l’antidoto alle caramelle e agli alimenti ultraprocessati: prodotti piccoli, colorati e molto calorici, ma poveri di nutrienti, che possono alterare la percezione della fame e della sazietà. Il farmaco aiuta a recuperare quel senso di appagamento che prima mancava, riducendo la fame e facilitando il controllo delle quantità.
Possono provocare effetti indesiderati?
Gli effetti più comuni sono lievi e riguardano soprattutto l’apparato gastrointestinale. In genere possono essere gestiti senza difficoltà. In casi molto rari sono stati segnalati disturbi al nervo ottico e pancreatiti, con un’incidenza paragonabile a quella osservata per tantissime molecole di uso comune.
Dottor Greco, qual è il messaggio più importante da ricordare?
Già oggi disponiamo di farmaci molto efficaci, con effetti collaterali sempre più contenuti e modalità di assunzione più semplici. Ma l’obesità è una malattia cronica e recidivante: se non viene affrontata a lungo e su più fronti, anche le terapie migliori rischiano di fallire e i pazienti di esporsi a nuove complicazioni.




