Salute e benessere

Greco: «La chirurgia bariatrica è una cura per il metabolismo»

Il medico di Fondazione Poliambulanza spiega come le moderne tecniche e i nuovi farmaci permettano di riguadagnare fino a dieci anni di aspettativa di vita
Daniela Affinita
Il dott. Francesco Greco
Il dott. Francesco Greco

La chirurgia bariatrica non è più solo una chirurgia per dimagrire, ma una vera e propria cura dell’obesità e delle malattie metaboliche associate. Oggi, grazie a tecniche sempre più avanzate e a un approccio multidisciplinare, è possibile migliorare in modo significativo la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti. Ne parliamo con il dottor Francesco Greco, responsabile della Chirurgia bariatrica della Fondazione Poliambulanza.

Dottor Greco, che cos’è esattamente la chirurgia bariatrica e a chi è rivolta?

«La chirurgia bariatrica ha acquisito ormai da alcuni anni il suffisso di chirurgia metabolica perché oltre a permettere di ridurre il peso cura l’obesità, che è una malattia molto complessa con problematiche metaboliche associate potenzialmente mortali, come ad esempio il diabete mellito».

Quando l’obesità diventa una vera e propria malattia e non solo un problema estetico?

«L’obesità in senso stretto è riconosciuta come una malattia a sé stante, a prescindere dalla presenza di comorbidità, Pertanto non è, per definizione, una problematica estetica».

Chi può sottoporsi alla chirurgia bariatrica e quali sono i criteri per essere operati?

«I criteri sono molteplici, oltre al peso rapportato all’altezza, cioè l’indice di massa corporea, oggi si tende a considerare il fenotipo specifico del paziente, la familiarità, la presenza di patologie associate e la risposta non ottimale ai trattamenti farmacologici».

Quali patologie sono spesso associate all’obesità e possono migliorare dopo l’intervento?

«La chirurgia bariatrica può migliorare e in alcuni casi guarire molte condizioni associate: dalle patologie respiratorie alle malattie infiammatorie intestinali, fino alle malattie neurologiche e dermatologiche su base autoimmune, oltre naturalmente al diabete e alle dislipidemie. L’aumento complessivo della sopravvivenza può arrivare anche a 10 anni in un grande obeso diabetico di 40 anni, senza considerare il miglioramento immediato della qualità di vita dal punto di vista psicofisico, relazionale e lavorativo».

Quali sono oggi gli interventi più utilizzati?

«Gli interventi più utilizzati sono la sleeve gastrectomy e il bypass gastrico ad anastomosi singola, originariamente chiamato mini-bypass».

Che differenza c’è tra sleeve gastrectomy e bypass gastrico?

«Il bypass gastrico è un intervento realmente metabolico: il dimagrimento dipende dal ripristino di riflessi neuromediati e dalla secrezione di molecole come il GLP-1 prodotte dall’intestino durante la digestione. Non deve essere considerato una amputazione o una semplice restrizione, ma un intervento funzionale al ripristino di un metabolismo alterato».

Come si decide quale intervento è più adatto al paziente?

«Bisogna valutare molti fattori: sesso, età, stile di vita, quadro clinico, volontà del paziente e possibilità di un adeguato follow-up, è una scelta che spetta al chirurgo sulla base di una valutazione multidisciplinare».

Quanto dura il percorso prima dell’intervento e quali specialisti sono coinvolti?

«Può durare pochi mesi o anche anni. A volte si impostano percorsi di avvicinamento e trattamenti ponte, come palloni intragastrici di nuova generazione o farmaci antiobesità di ultima generazione».

Il supporto psicologico e nutrizionale quanto è importante?

«È fondamentale, soprattutto nei giovani e nei pazienti con forte componente emotiva o disagio sociale, è importante non solo prima dell’intervento, ma anche dopo, nella fase di dimagrimento, quando il corpo cambia rapidamente e la mente deve adattarsi».

Quali risultati si possono ottenere?

«Anche oltre il 50% del peso totale, un paziente di 140 chili può arrivare a pesare meno di 70 chili, con un miglioramento significativo della salute».

Quali sono i rischi della chirurgia bariatrica?

«I rischi sono pochi e paragonabili a quelli di altre chirurgie addominali di media complessità, nel lungo termine, con i nuovi interventi e un corretto follow-up, il paziente raramente ha problemi e può condurre una vita normalissima.

Come cambia la vita dopo l’operazione?

«La rieducazione alimentare e comportamentale è progressiva e varia da paziente a paziente, in generale i miglioramenti sono spesso superiori alle aspettative».

I nuovi farmaci dimagranti stanno cambiando il ruolo della chirurgia bariatrica?

«Negli ultimi due anni si è operato circa il 20% in meno. Questo trend riflette anche una fase di entusiasmo verso i farmaci, ma credo che nel futuro si troverà un nuovo equilibrio. I farmaci possono essere molto utili nella gestione delle liste di attesa e nei pazienti complessi per aiutarli a perdere peso prima dell’intervento».

I farmaci possono sostituire la chirurgia?

«Possono essere un’alternativa in una piccola percentuale di pazienti con obesità grave, non li vedo come competitor, ma come una opzione molto interessante a supporto del percorso di cura».

Oggi la cura dell’obesità è sempre più multidisciplinare?

«L’avvento di questi farmaci ha acceso i riflettori su un tema poco conosciuto, l’inerzia diagnostica e terapeutica nei confronti dell’obesità è ancora un ostacolo, così come il pregiudizio verso questa malattia, presente non solo nella popolazione ma anche nella comunità scientifica».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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