Medici di famiglia in sciopero contro l’accordo sulle Case di Comunità del 23 giugno scorso. Succede oggi e mercoledì. La mobilitazione è stata indetta dal Sindacato medici italiani (Smi), che nel Bresciano conta una trentina di iscritti. Non aderiscono Fimmg, Snami e Fmt.
Le ragioni della protesta
I motivi della protesta riguardano il debito orario nelle Case di comunità e il ruolo unico in medicina generale. Le proposte avanzate dallo Smi concernono l’istituzione del doppio canale con accesso volontario alla dipendenza; l’attivazione della scuola di specializzazione universitaria in medicina generale; la reintroduzione dell’area della medicina dei servizi; l’implementazione degli organici del 118; il riconoscimento di adeguate tutele ad esempio per infortunio e maternità.
«In assenza d’impegni precisi della parte pubblica i medici sono stati costretti allo sciopero – leggiamo nella nota diffusa dallo Smi –. La segreteria nazionale del sindacato rivolge un appello a tutti i medici, iscritti Smi e non, per un’azione unitaria di difesa della professione. Continueremo, da parte nostra, nell’impegno per la difesa della dignità dei medici e per il diritto alla salute dei cittadini». Non è noto quanti medici di famiglia bresciani sciopereranno. Va precisato, comunque, che, anche coloro che aderiranno alla mobilitazione saranno tenuti a garantire l’assistenza per le urgenze non differibili dei propri pazienti.
Farà sciopero e si recherà alla manifestazione organizzata a Milano Daniele Ciamprone, tra i referenti bresciani dello Smi: «Il nostro sindacato non ha firmato l’accordo di giugno: non capiamo se era volto a ottenere i fondi del Pnrr per le Case di comunità o a cancellare progressivamente la nostra professione. Non siamo contrari, sia chiaro, alle Case di comunità, ma siamo convinti che andassero aperte con regole chiare. Tutt’ora non sappiamo, infatti, cosa dobbiamo fare in quelle strutture. Sembra ci chiedano di essere una sorta di guardia medica diurna».
Cosa dicono gli altri sindacati
Fimmg, dicevamo, non parteciperà. Come spiega il responsabile provinciale Angelo Rossi «pur comprendendo il disagio, soprattutto dei giovani colleghi che si trovano ad affrontare una situazione sempre più complessa, con carichi di lavoro insostenibili e spesso non riconducibili alla clinica, Fimmg non aderisce allo sciopero. Se la protesta è più che legittima e condivisibile, chiudere gli studi per due giorni non porterà a nessun risultato concreto».
«A nostro avviso, servono proposte concrete, in particolare soluzioni contrattuali che consentano di potenziare l’attività dei medici di famiglia negli studi diffusi su tutto il territorio - prosegue -. In Regione siamo attivamente impegnati al tavolo di contrattazione con un obiettivo preciso: rafforzare l’associazionismo medico, che in Lombardia si esprime attraverso le forme associative avanzate. Queste realtà, dotate di personale di studio e infermieristico, offrono un servizio ampio durante la giornata e permettono di dedicarsi non solo alle visite routinarie, ma anche ad attività di prevenzione, presa in carico dei pazienti cronici, assistenza domiciliare rivolta ai pazienti anziani, non ambulabili e fragili. C’è poi il tema dell’assistenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità: non deve trasformarsi in una "medicina di serie B", una sorta di guardia medica diurna limitata alla distribuzione di ricette e certificati di malattia. Questo è l’impegno di Fimmg al tavolo delle trattative».
Anche Snami non aderisce: il sindacato preferisce tentare un dialogo per poi eventualmente riservarsi azioni più avanti. È «no» pure per Fmt: «Non condividiamo di scioperare su temi già contrattualizzati e firmati da tutti e su materie disciplinate da leggi codificate – spiega il segretario regionale Francesco Falsetti –. Puntiamo su modifiche nel prossimo Acn di cui stiamo seguendo l’atto d’indirizzo e sulle trattative regionali ed aziendali per correggere le gravi distorsioni e le fughe in avanti di molte aziende anche nel Bresciano».




