Salute e benessere

Medici di base nelle Case di comunità, Fimmg chiede un incontro urgente

Il segretario Rossi: «Diffidiamo le Asst dal procedere unilateralmente all’assegnazione dei turni. Urge chiarire i nostri compiti. No al calcolo delle ore sulla base del carico virtuale di assistiti. Chiediamo un confronto che coinvolga al più presto sindacati e aziende»
Si accede la polemica sulla presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità
Si accede la polemica sulla presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità

A pesare sono la mancata definizione dei compiti, il calcolo delle ore sulla base del «carico virtuale» anziché di quello «reale» degli assistiti e l’assenza di un confronto con le organizzazioni sindacali.

Sono queste le tre ragioni che hanno spinto la Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) di Brescia a chiedere alle Asst Spedali Civili, Garda e Franciacorta «un incontro al più presto», con il coinvolgimento di tutte le rappresentanze sindacali e delle direzioni delle tre aziende socio-sanitarie territoriali. Al centro del confronto, spiega il segretario Angelo Rossi, c’è il tema della presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità.

La lettera

«Fimmg Brescia – leggiamo nella lettera inviata alle Asst – aveva già formalmente rappresentato alle aziende, mediante specifica pec, la necessità che qualsiasi modalità organizzativa concernente l’impiego dell’attività oraria dei medici di medicina generale fosse preceduta dal necessario confronto con le organizzazioni sindacali rappresentative, proprio al fine di definire compiti, funzioni, sedi, modalità organizzative e criteri di utilizzo delle ore previste dall’Accordo collettivo nazionale».

«Nonostante tale formale richiesta, nessuna convocazione è intervenuta e apprendiamo ora che alcune aziende intendono procedere unilateralmente alla predisposizione dei calendari, sino ad affermare che, in mancanza di disponibilità manifestata dal medico, il turno verrà comunque assegnato sulla base degli orari di studio comunica».

Precisando che «i medici di medicina generale non sono dipendenti delle aziende, ma liberi professionisti che operano nell’ambito di un rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale», la Fimmg Brescia contesta l’idea che il medico abbia semplicemente un monte ore «a disposizione dell’Azienda», da utilizzare unilateralmente dove venga individuato un fabbisogno.

I nodi da sciogliere

Rossi chiede quindi che sia chiarito, a livello regionale, quale debba essere il ruolo dei medici di famiglia nelle Case di comunità. «In questo momento ci sentiamo i sostituti dei sostituti – ribadisce –. Nel mio ambulatorio, in sei ore, ricevo anche 20-30 pazienti; nello stesso tempo, in Casa di comunità, ne vedo 3-5 che spesso hanno bisogno soltanto di una ricetta. Ben venga la nostra presenza, ma all’interno di progetti ben definiti».

Altro nodo centrale è il calcolo delle ore da svolgere nelle Case di comunità: «Non può essere determinato sulla base del carico virtuale degli assistiti, escludendo per esempio chi ha un’iscrizione temporanea, come può accadere a chi ha un permesso di soggiorno in scadenza. Va considerato il numero reale dei pazienti effettivamente in carico al medico».

Questo perché, precisa Rossi, «l’assegnazione unilaterale dei turni e un calcolo delle ore superiore a quelle che un medico può tollerare in base al numero di pazienti in carico possono avere riflessi negativi sulla qualità dell’assistenza ai cittadini». 

Presa di posizione

Detto ciò, Fimmg Brescia «diffida le aziende dal procedere unilateralmente all’assegnazione delle ore e dei turni presso le Case di comunità sino alla preventiva definizione, nelle sedi contrattualmente previste, dei criteri di utilizzo dell’attività oraria dei medici di medicina generale – leggiamo nella lettera –. Chiediamo pertanto l’immediata convocazione delle organizzazioni sindacali rappresentative, sospendendo nel frattempo ogni provvedimento unilaterale di assegnazione dei turni. In assenza di riscontro, Fimmg si riserva di assumere ogni iniziativa sindacale e di tutela ritenuta necessaria».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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