I fumatori diminuiscono, ma tra i giovani il vizio non arretra. In Lombardia il 37% della popolazione continua a fumare, una quota in calo rispetto al 2024 grazie soprattutto agli over 55 che hanno scelto di smettere.
Tra i 18 e i 34 anni, invece, il fumo resiste e cambia forma: sigarette elettroniche e dispositivi alternativi spingono l’incidenza al 42%. Il dato più allarmante? Molti ragazzi non si considerano nemmeno fumatori. È la fotografia scattata dalla quinta edizione dell’Osservatorio sulle abitudini di fumo in Lombardia, realizzato da Swg per Lilt Lombardia su un campione di 1.058 cittadini tra i 18 e i 74 anni residenti nella nostra regione.
L’occasione per riaccendere i riflettori sul tema è duplice: la Giornata mondiale senza tabacco, in programma domenica 31 maggio, e le oltre 50mila firme raccolte a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare che punta ad aumentare di 5 euro il prezzo dei pacchetti di sigarette. Iniziativa, promossa da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi e Lilt, che approderà all’esame del Parlamento. Abbiamo affrontato l’argomento con Paolo Frata, radioterapista oncologo vicepresidente di Lilt Brescia.
Fumatori digitali
«Il dato che più mi ha colpito è il consolidamento delle forme alternative di fumo, come i dispositivi a tabacco riscaldato, lo svapo con o senza nicotina e le sigarette elettroniche usa e getta, soprattutto tra i giovani ma anche tra i fumatori onnivori, cioè quelli che utilizzano abitualmente più dispositivi».

Per il professor Frata si tratta di «un fenomeno che riflette le campagne delle multinazionali del tabacco, sempre più orientate verso il fumo digitale», ma anche di un diverso modo di percepire il vizio. Molti fumatori digitali, il 31%, non si considerano, infatti, fumatori e sono convinti di fare qualcosa che non danneggia la salute. «Dal punto di vista psicologico e sociologico questo aspetto ha un peso enorme», commenta il vicepresidente.
Quali rischi
«Non è vero che il fumo alternativo non sia dannoso - sottolinea -: lo è semplicemente in modo diverso». Per il professor Frata è questo il principale equivoco da sfatare. «Sappiamo che le sigarette tradizionali rappresentano la prima causa prevenibile di tumore, non solo dell’apparato respiratorio ma di molti altri organi».
«Le sigarette elettroniche, dal punto di vista oncologico, sono probabilmente meno nocive, ma non per questo innocue. Contengono metalli pesanti e i prodotti di degradazione del glicole propilenico e del glicerolo sono sostanze cancerogene. Se oggi non disponiamo di dati che ne dimostrino il legame con i tumori è perché la cancerogenicità delle sostanze chimiche si manifesta nel lungo periodo, spesso dopo almeno vent’anni di esposizione. E le sigarette elettroniche sono diffuse da troppo poco tempo per consentire valutazioni definitive».
Sul fronte cardiovascolare, invece, «le prove non mancano. Alcuni dispositivi possono contenere dosi più elevate di nicotina e favorirne un assorbimento più rapido. Questo può provocare crisi cardiorespiratorie. E non bisogna dimenticare che la nicotina crea dipendenza».
Scarsa consapevolezza
A preoccupare, dicevamo, sono soprattutto i giovani: quattro su dieci fanno uso di sigarette elettroniche o altri dispositivi per il fumo digitale e molti rifiutano l’etichetta di fumatore.
«Si convincono che sia un modo per combattere lo stress o per socializzare, una sorta di collante sociale. Ma gli studi dimostrano esattamente il contrario: smettere di fumare riduce lo stress».
Da qui la sfida della prevenzione. «Non basta parlare dei danni provocati dal fumo – conclude il professor Frata -. Dobbiamo contrastare le false convinzioni che lo rendono accettabile e lavorare sul piano culturale».



