«Svapo» e «snus», com’è cambiato il modo di fumare dei giovani

Tra le nuove generazioni spopolano sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotina da succhiare. Sui rischi per la salute ci sono alcune certezze, ma resta ancora molto da scoprire
Una sigaretta elettronica
Una sigaretta elettronica
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Nel mondo, rispetto a vent’anni fa, si fuma meno: secondo la Fondazione Airc, nel 2005 consumava tabacco il 29% della popolazione con più di 15 anni, mentre oggi quel dato si attesta intorno al 20%. Si tratta comunque di numeri enormi, oltre un miliardo di fumatori. E soprattutto in questi due decenni il mercato è diventato più eterogeneo, con l’avvento di sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotina da succhiare (il cosiddetto «snus»).

La maggiore varietà di prodotti è un fenomeno che intercetta soprattutto i più giovani. Il Regno Unito ha recentemente approvato una legge che vieta ai nati dopo il 1° gennaio 2009 di acquistare tabacco o sigarette elettroniche. Si tratta di una misura permanente, e non di una semplice modifica dell’età legale, che mira in prospettiva a eliminare il fumo tra le giovani generazioni.

Il «Tobacco and Vapes Bill» estende inoltre alle e-cig (oltre ovviamente alle sigarette tradizionali) il divieto di consumo nelle auto che trasportano i bambini, nei parchi giochi e all’esterno delle scuole.

Il fumo tra i giovani

Una persona «svapa» quando fuma una sigaretta elettronica
Una persona «svapa» quando fuma una sigaretta elettronica

Gli studi più recenti dipingono effettivamente un quadro nel quale sono i giovanissimi a consumare in maniera più assidua le sigarette elettroniche. Due ricerche coordinate dall’Istituto superiore di sanità hanno rilevato che, su un campione di ottomila ragazzi dai quattordici ai diciassette anni, oltre un terzo aveva utilizzato un prodotto contenente nicotina nei trenta giorni precedenti.

Tra questi, nel 2025, il 70,7% ha combinato l’uso di sigarette tradizionali, elettroniche e tabacco riscaldato. Limitando il perimetro ai fumatori abituali (coloro che avevano fumato per almeno venti giorni su trenta) il 40,5% ha usato la sigaretta tradizionale, il 34,8% il tabacco riscaldato, il 35,9% la sigaretta elettronica. Una distribuzione (quasi) perfettamente bilanciata delle diverse tipologie di prodotti reperibili sul mercato.

Lo «snus»

Sacchetti di snus
Sacchetti di snus

Sempre più diffuso tra gli adolescenti è anche lo «snus», sacchettini di nicotina che s’incastrano tra le gengive e il labbro superiore per circa un’ora, in modo da far assorbire la sostanza alla mucosa orale. Una moda partita dal Nord Europa e oggi presente in maniera sempre più strutturale anche in Italia. Molte delle versioni commercializzate sono prive di tabacco, ma in questo caso a porre un tema serio è la concentrazione di nicotina: se in una sigaretta ce ne sono 10 milligrammi, la quantità presente in un sacchetto di «snus» può variare dai 30 ai 60. Con ricadute facilmente immaginabili sulle dipendenze da questo prodotto.

Nel Bresciano

Nella nostra provincia, stando ai dati più recenti, fumano quattro bresciani su dieci. La percentuale tra il 2024 e il 2025 si è addirittura alzata: dal 38 al 39%. A dirlo è un’indagine eseguita da Swg per la Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori).

Ma cosa fumano esattamente i bresciani? In cima all’elenco ci sono sempre le sigarette tradizionali (i consumatori in un anno sono passati dal 24 al 26% della popolazione), poi dispositivi a tabacco riscaldato (il 20%, anche qui c’è stato un aumento), dispositivi di svapo con nicotina (12%, contro il 10% di un anno fa), sigarette arrotate (10%), sigarette elettroniche usa e getta (10%). Le considerazioni sui sacchettini di nicotina trovano riscontro nel dato provinciale: in un solo anno si è passati dallo 0% al 3%.

Quantità e costi

Nel Bresciano, secondo l’indagine Swg, vengono vendute all’incirca 1.200 tonnellate di sigarette l’anno. Poi c’è il tema dei costi: è stato calcolato che chi acquista le sigarette tradizionali spende in media 18,82 euro a settimana (1,65 in più rispetto al 2024). Tenendo conto dell’ampia diffusione del consumo combinato di prodotti elettronici e a combustione, si arriva a 27,20 euro a settimana. In un anno fanno 1.362 euro, praticamente uno stipendio.

Non tutti i fumatori bresciani si dichiarano tali: lo fa il 78% del totale. Solo due su cinque, invece, ammettono una forte dipendenza da nicotina. E tra questi si registra una forte prevalenza di policonsumatori (sempre di sigarette tradizionali ed e-cig).

Gli impatti sulla salute

Nel 2024 in Italia sono state effettuate oltre 44mila diagnosi di tumore al polmone: a causarlo in otto-nove casi su dieci, secondo l’Airc, è il fumo di sigaretta. Il fumo è associato anche a tumori del cavo orale e gola, esofago, pancreas, colon, vescica, prostata, rene, seno, ovaie e di alcuni tipi di leucemie e a malattie cardio-cerebrovascolari. In tutto il mondo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, si registrano più di nove milioni di morti all’anno riconducibili al consumo abituale di tabacco.

Una fumatrice di sigaretta elettronica - © www.giornaledibrescia.it
Una fumatrice di sigaretta elettronica - © www.giornaledibrescia.it

Oggi c’è maggiore incertezza sugli effetti delle sigarette elettroniche sulla salute. Trattandosi di prodotti messi in commercio da relativamente poco tempo, occorreranno degli anni per definire con maggiore precisione la loro pericolosità. Un aspetto già appurato – come riporta sul proprio sito anche la Fondazione Umberto Veronesi – è che il loro utilizzo abbia effetti biologici sull’organismo, come aumento della pressione sanguigna, tosse o respiro affannoso.

Non essendoci combustione di tabacco, chi «svapa» non è esposto alle sostanze cancerogene tipiche delle sigarette tradizionali. Lo è però la formaldeide, che si genera riscaldando il glicole propilenico e il glicerolo contenuti nei liquidi da nebulizzare delle e-cig. Le sigarette elettroniche possono inoltre contenere metalli pesanti, come nichel, argento, titanio e cromo.

Smettere di fumare

Nell’ampia platea di fumatori, sono molti coloro che cercano di liberarsi di questo vizio. In alcuni casi può bastare uno sforzo di volontà, altri ricorrono all’uso di farmaci per favorire una lenta dissoluzione della dipendenza. Di recente l’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, ha dato il via libera alla rimborsabilità da parte del Ssn per i pazienti seguiti nei Centri antifumo della citisina, un farmaco di derivazione naturale.

Questo alcaloide, come ha spiegato a Barbara Bertocchi Sandra Sigala, docente di Farmacologia all’Università degli Studi di Brescia e consigliera dell’Ordine dei Medici di Brescia, «mima» l’effetto della nicotina nel cervello, ma in maniera più blanda. La terapia farmacologica dura al massimo venticinque giorni. «I dati di uno studio italiano – ha precisato Sigala – indicano una persistenza dell’astinenza di circa il 50% a un anno». A testimonianza del fatto che non sia la panacea di tutti i mali dei fumatori, ma un alleato in più per chi ha intenzione di smettere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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