Cronaca

A vent’anni dalla legge Sirchia, fuma il 38% dei bresciani

Vendute 1.170 tonnellate di sigarette nel 2023 contro le quasi 1.600 del Duemila. Dalla Lilt l’appello per una città smoke free
Fumare costa più di mille euro all'anno © www.giornaledibrescia.it
Fumare costa più di mille euro all'anno © www.giornaledibrescia.it

Varcando la soglia di un bar affollato o semplicemente entrando nel pomeriggio in ufficio si veniva accolti da una fitta nuvola grigia. Per ore si respirava fumo. E i vestiti e i capelli ne assorbivano l’odore. Poi la legge Sirchia, entrata in vigore il 10 gennaio 2005, ha stravolto le cose vietando le sigarette in tutti i locali chiusi (ristoranti, negozi, uffici, palestre...). E, a distanza di vent’anni, in Italia i fumatori sono calati parecchio: erano 12.570.000, sono poco più di 10 milioni ora.

La svolta

Il cambiamento è stato evidente per tutti. Ma per creare una generazione veramente libera dal tabacco (obiettivo 2040 posto dal Piano europeo di lotta contro il cancro) c’è ancora molto da fare. Se è vero, infatti, che il consumo di sigarette tradizionali si è ridotto nel tempo (negli anni Duemila nel Bresciano ne venivano vendute quasi 1.600 tonnellate, poi c’è stato un calo seguito da un incremento e da un nuovo calo fino ad arrivare alle 1.170 tonnellate del 2023), il tabacco riscaldato non bruciato ha registrato un boom di acquisti passando negli ultimi 7 anni da 1.500 a 342.600 chilogrammi.

Con questa consapevolezza le campagne di sensibilizzazione non mancano, così come le nuove misure restrittive. Alcune città italiane, ad esempio, hanno introdotto divieti all’aperto: a Torino non si può fumare a meno di 5 metri da altre persone che non ne abbiano espresso il consenso e, in ogni caso, vicino a bambini e donne incinte; a Milano da quest’anno non si possono accendere sigarette a meno di 10 metri degli altri (sono anche previste multe, ma al momento non ne sono state date). Nel Regno Unito, invece, un disegno di legge mira a vietare la vendita di tabacco ai nati dopo il 1° gennaio 2009.

Nel Bresciano – stando all’inchiesta realizzata nel 2024 dalla Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) sui maggiorenni insieme alla società Swg – i fumatori sarebbero il 38% (in linea con la media regionale: 41%), i non fumatori il 40% e gli ex fumatori il 22%. Se si considerano soltanto le sigarette tradizionali la quota di fumatori scende al 24%. L’età media della prima esperienza è 17 anni, con gli amici nell’83% dei casi.

Quanto costa

Ampliando il focus a tutta la Lombardia dallo stesso report emergono altri dati interessanti: il vizio di fumare solo sigarette classiche o arrotate è diffuso soprattutto tra le donne e nella fascia 65-74 anni e la spesa media settimanale è di 21,20 euro; coloro che fumano, invece, solo o prevalentemente dispositivi elettronici sono perlopiù uomini, hanno tra i 18 e i 24 anni e spendono in media 30,11 euro ogni sette giorni. Cifra che sale a 38,19 euro tra gli utilizzatori abituali di più dispositivi.

La Lilt propone una città smoke free
La Lilt propone una città smoke free

Fumare, insomma, costa molto: la spesa media annuale stimata nel 2024 è di 1.346 euro. Come osserva Paolo Frata, radioterapista oncologo vicepresidente della Lilt Brescia, «lo scenario descritto da questa indagine è chiaro e poco confortante: il vizio del fumo è ancora forte e fa molta presa fra i giovani. La più diffusa conoscenza dei possibili danni per la salute non ha per ora ottenuto gli effetti sperati, ma ha solo modificato parzialmente il modo di fumare: si osserva, infatti, un progressivo aumento delle alternative alla sigaretta tradizionale, nella falsa convinzione che i sistemi elettronici arrechino meno danni. Alcuni pensano che aiutino a smettere di fumare, invece inducono solo a perpetrare un’abitudine dannosa». Per 35 anni Frata ha lavorato all’Istituto del Radio del Civile di Brescia: «La causa o concausa del tumore in quasi la metà dei miei pazienti è stata il fumo. Fumo che, a differenza di quanto alcuni pensano, non intacca solo l’apparato respiratorio: crea una "intossicazione" generale del corpo».

La Lilt lavora molto in termini di prevenzione proponendo progetti nelle scuole medie, «che potrebbero essere anticipati alle elementari: meglio intervenire il prima possibile. Brescia –propone Frata – dovrebbe puntare a diventare una città senza fumo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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