Quattro bresciani su dieci fumano. Anche se non sempre lo riconoscono, dipendono da quello che definiscono «un piacere, un gesto quotidiano» e in alcuni casi «una condanna». Ne rimettono in salute, si sa, espongono a un pericolo i loro cari e impoveriscono sempre più il portafoglio: la spesa settimanale dei fumatori in Lombardia è salita a 27,20 euro. E basta fare due conti per capire che in un anno se ne va in fumo uno stipendio (1.362 euro).
A metterlo in evidenza è l’indagine eseguita da Swg per la Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) in vista della Giornata mondiale senza tabacco che l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) celebra domani, sabato, con l’intento di sensibilizzare la popolazione circa i rischi del fumo e – tema 2025 – smascherare le strategie delle industrie che, con «design manipolativi, aromi accattivanti e marketing glamour», rendono attrattivi prodotti dannosi, soprattutto per i più giovani.
Chi e cosa
Dall’indagine emerge che a livello lombardo i fumatori sono leggermente diminuiti: l’incidenza sul totale della popolazione è passata dal 41 al 38%. Il calo appare più marcato tra gli under 34. Non è così nella nostra provincia: da noi l’incidenza è stabile (si è alzata dal 38 al 39%). Quattro bresciani su 10, insomma, fumano. E cosa fumano è presto detto: in primis sigarette tradizionali (i consumatori in un anno sono passati dal 24 al 26% della popolazione), poi dispositivi a tabacco riscaldato (il 20%, anche qui c’è stato un aumento), dispositivi di svapo con nicotina (12%, contro il 10% di un anno fa), sigarette arrotate (10%), sigarette elettroniche usa e getta (10%).
E, tra le altre cose, anche snus (tabacco da succhiare) e nicotine pouches (bustine di nicotina che non contengono tabacco): l’indagine definisce questi ultimi due dispositivi «il fenomeno del momento». A utilizzarli nel Bresciano, così come in Lombardia, è il 3% della popolazione. Da noi, quindi, le sigarette classiche «reggono» ancora molto; in Lombardia, invece, il loro consumo è calato.
Percezione di sé
Non tutti i fumatori si definiscono tali (lo fa il 78%). Due su cinque ammettono una forte dipendenza da nicotina: sono soprattutto over 55, consumatori di dispositivi digital e fumatori onnivori (ossia che utilizzano abitualmente più dispositivi).
Nel Bresciano chi fuma attribuisce alla propria salute un voto attorno al 7. Tre quarti rivelano di aver provato, almeno una volta, a smettere. E il 62% (in Lombardia sono il 55%) vorrebbe farlo davvero. I timori rispetto alla propria salute rappresentano il motivo più importante per abbandonare quello che i più descrivono come «un piacere, un momento di relax» e l’8% finisce «una condanna».
I giovanissimi
A questi elementi aggiunge uno spaccato interessante lo studio Espad®Italia 2024 presentato in questi giorni dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) secondo il quale quasi la metà degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni (il 48%, un milione e 180mila) ha provato le sigarette classiche almeno una volta nella vita. Tra le ragazze la quota sale al 51%. Il primo contatto con la nicotina è sempre più precoce: avviene sotto i 14 anni anche per le sigarette elettroniche che nella fascia 15-19 anni sono più diffuse (le ha provate il 50% dei giovani) rispetto a quelle tradizionali (48%). L’Istituto superiore di Sanità attesta, a tal proposito, che il 7,5% dei ragazzi delle medie (11-13 anni) fuma.

Conti in tasca
Tornando alla nostra provincia ricordiamo che in un anno dalla città ai laghi, dalla Bassa alle valli vengono vendute quasi 1.200 tonnellate di sigarette (nel 2023 si è parlato di 1.170 tonnellate, l’equivalente di 1.170 Fiat Cinquecento).
Il picco è stato raggiunto nel 2014, poi, anno dopo anno, c’è stato un calo a fronte dell’impennata di vendite che ha interessato il tabacco riscaldato (dai 1.500 chili del 2016 ai 342.600 chili del 2023) e del diffondersi di altri dispositivi. L’indagine Swg-Lilt ha fatto i conti in tasca ai fumatori: tra chi usa un solo dispositivo i più «spendaccioni» sono i consumatori di sigarette (18,82 euro a settimana, 1,65 euro in più di un anno fa). Considerato, però, il grande peso dei policonsumatori è stata calcolata una spesa settimanale media di 27,20 euro (1,20 in più di dell’anno scorso). Praticamente uno stipendio all’anno.




