Politica

Il Pd riporta a Brescia la «Festa dell’Unità» dopo 15 anni

Dall’1 al 7 giugno dibattiti al parco Castelli, il segretario cittadino Cammarata: «L’edizione zero parla di noi e della nostra identità, poi spazio alla coalizione per Loggia 2028»
Un momento della Festa dell'Unità provinciale -  © www.giornaledibrescia.it
Un momento della Festa dell'Unità provinciale - © www.giornaledibrescia.it

La Festa dell’Unità torna in città, dall’1 al 7 giugno, dopo quindici anni. Un revival che non riparte da «dove ci eravamo lasciati», ossia da Urago Mella, luogo simbolo per i millennial, ma al parco Castelli di Mompiano. Per il Pd il ritorno della manifestazione non è solo il recupero di una tradizione: coincide con una fase di ridefinizione del ruolo del partito all’interno della coalizione che governa la città. Ne parla il segretario cittadino Roberto Cammarata.

Segretario, qual è il significato politico di questo ritorno?

Era uno degli impegni che mi ero preso quando sono stato eletto segretario. Ci abbiamo messo un paio d’anni a rimettere in moto una macchina che era ferma dal 2010. Il significato politico è enorme: significa recuperare una storia importante e riportare la città dentro una tradizione che si era interrotta. Nel venir meno la Festa dell’Unità è venuta meno una tradizione di festa politica che non è stata sostituita da nessun altro.

Perché quella tradizione si era interrotta?

C’è stato un passaggio generazionale complicato sul fronte del volontariato: chi aveva costruito e gestito la festa per anni non era più nelle condizioni di farlo. Ha inciso anche il passaggio dalla tradizione del Pci e dei Ds alla nascita del Pd. Dopo il 2008 si è andati avanti per qualche anno, ma i circoli che sostenevano l’organizzazione non hanno più retto: organizzare una Festa dell’Unità di queste dimensioni significa investire almeno 50mila euro di costi fissi. È una sfida vera: bastano quattro giornate di maltempo per compromettere tutto.

È anche un modo per ridefinire il ruolo del Pd cittadino?

Sì. In passato c’era una leadership che coincideva sia con la dimensione amministrativa sia con quella politica. Oggi i ruoli sono distinti. La sindaca è stata scelta anche dal Pd, ma non è iscritta. Avevamo bisogno di marcare una nostra presenza a tutto tondo nell’offerta politica della città: il recupero di uno spazio di identità politica, di dibattito e di proposta va in questa direzione. Credo che il partito, che prima aveva una dimensione maggiormente istituzionalizzata perché coincideva con chi guidava l’amministrazione, dovesse costruire un percorso di rafforzamento della propria presenza e della propria identità. La festa va assolutamente in questa direzione.

Roberto Cammarata -  © www.giornaledibrescia.it
Roberto Cammarata - © www.giornaledibrescia.it

Nel programma si nota una forte presenza del Pd e dei suoi amministratori. Perché?

Assolutamente sì, abbiamo coinvolto tutti i rappresentanti istituzionali dem. È una festa molto Pd, se mi passa l’espressione. Ho voluto che questa prima edizione fosse uno spazio di riappropriazione di un’azione politica riconoscibile. La considero un’edizione zero dal punto di vista organizzativo e un’edizione uno dal punto di vista politico. Abbiamo bisogno di parlarci e di parlare di noi. Successivamente ci sarà da allargare quel «noi» e coinvolgere sempre di più la coalizione, anche in vista del 2028.

C’era anche bisogno di fare il punto tra voi, ossia tra le vostre diverse anime?

Sì. E poi ci sarà bisogno di parlare di un noi più largo. Questa è una festa in cui il Pd ragiona su se stesso, sulla propria offerta politica e sul modo con cui interpreta l’azione amministrativa.

Che stato di salute ha il Pd cittadino: quanti sono gli iscritti?

Abbiamo poco meno di mille iscritti distribuiti in cinque circoli territoriali. E infatti questa è la festa dell’Unione comunale, cioè dei cinque circoli della città. Tra gli obiettivi c’è anche quello di rilanciare il tesseramento e l’appartenenza al partito. Tra i 115-120 volontari che si sono messi a disposizione per la festa, molti non sono iscritti: un segnale importante perché mostra una comunità politica più ampia del perimetro formale.

Molti identificano la Festa dell’Unità con Urago Mella. Perché avete scelto Mompiano?

Per due ragioni. La prima è simbolica: il parco Castelli nasce da una stagione di mobilitazione civica e di cittadinanza attiva. È una storia che racconta la politica quando dà il meglio di sé: cittadini che si mobilitano, istituzioni che ascoltano e un territorio che cambia. Per me significa riannodare i fili non soltanto della storia della Festa dell’Unità, ma anche della nostra storia politica. È un ricordarsi da dove veniamo.

E la seconda ragione?

È molto concreta. Al Castelli esiste già una struttura come l’Arena, ci sono spazi attrezzati e una parte della logistica era già disponibile. Questo ha ridotto costi e complessità organizzative. Inoltre abbiamo trovato collaborazioni importanti già presenti sul territorio. Di fatto questa festa l’abbiamo costruita in tre mesi e senza queste condizioni sarebbe stato molto più difficile.

Negli ultimi anni le Feste sembrano un po’ luoghi in cui il Pd parla con se stesso, un confronto solo tra persone che la pensano allo stesso modo. Non avrebbe senso aprire ai dibattiti con gli avversari?

È una riflessione interessante. Credo che costruire spazi di dialogo anche con chi ha idee diverse debba essere un obiettivo: significa avere un approccio alla politica che non sia soltanto contrapposizione, ma anche confronto. È una dimensione che appartiene alla nostra storia e che va sviluppata. Quest’anno la scelta è stata netta: ritrovarci e ripartire. Ma è una logica che sento mia e che credo dovrà trovare più spazio nelle prossime edizioni.

L'arena del parco Castelli, a Mompiano -  © www.giornaledibrescia.it
L'arena del parco Castelli, a Mompiano - © www.giornaledibrescia.it

Talk e confronti: il palinsesto politico

Non solo talk e confronti, ma anche libri, musica e cibo: il palinsesto della Festa dell’Unità è ricco.

Si parte lunedì 1° giugno con l’inaugurazione alle 18.30, mentre alle 19 salirà sul palco Massimo Giannini che, con Chiara Delorenzi e Roberto Cammarata, presenterà il libro «La sciamana. Meloni, l’ultima trumpista». Il giorno dopo, alle 19.30, Gianni Girelli e Alfredo Bazoli parleranno di «Nuova legge elettorale o nuova legge truffa?» con Marco Ladu. Il 3 giugno, alle 18, Emilio Del Bono e Beppe Sala dibatteranno su «Le città nella Lombardia del futuro».

Giovedì 4, sempre alle 18, il focus sarà su «Le Lombardie diseguali» con Del Bono, Aldo Bonomi, Valeria Negrini, Lisa Noja (coordina Michele Zanardi). Alle 19.30 toccherà ad Anna Frattini, Miriam Cominelli, Alessandro Augelli, Pietro Ghetti e Mateo George riflettere su «Prendersi cura del futuro: la salute mentale dei giovani».

Doppio appuntamento anche il 5: alle 18 si parlerà di «Sicurezza bene comune» con Valter Muchetti, Iacopo Rebecchi, Giacomo Angeloni, Carlo Alberto Romano e Mirco Biasutti; alle 20 Pierfrancesco Maran, Camilla Bianchi, Michela Tiboni, Maurizio Tira e Paolo Vitale interverranno su «Europa chiama Brescia». Sabato 6, alle 19.30, spazio alla sindaca Laura Castelletti con il vice Federico Manzoni, Roberto Omodei e Roberto Cammarata. Domenica 7 alle 18, Renato Mazzoncini, Orazio Iacono e Marcello Peli con Fabio Capra e Diletta Scaglia interverranno su «La città dei servizi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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