Politica

Legge elettorale, è scontro tra i parlamentari bresciani

Il centrodestra rivendica una riforma che rafforza la stabilità e restituisce centralità agli elettori. Dure le critiche delle opposizioni, che denunciano rischi per la rappresentanza e gli equilibri costituzionali. Sullo sfondo c’è il ricorso alla Consulta
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

La Camera dei deputati - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La Camera dei deputati - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il centrodestra rivendica una riforma che restituisce centralità agli elettori e garantisce stabilità. Le opposizioni denunciano invece una forzatura delle regole democratiche e rischi per la rappresentanza. Il via libera definitivo alla nuova legge elettorale accende il confronto politico anche tra i parlamentari bresciani.

Il centrodestra

Tra i soddisfatti c’è la deputata di Fratelli d'Italia Cristina Almici: «Con 227 voti favorevoli abbiamo approvato una riforma importante. Il centrodestra ha dimostrato di essere unito e compatto, anche davanti al voto segreto». Per Almici, il punto centrale è il ritorno delle preferenze, pur con il mantenimento dei capilista bloccati. Ma anche la possibilità per gli elettori di conoscere in anticipo alleanze, programmi e candidato alla guida del Governo. «Basta accordi di palazzo decisi dopo le elezioni, vogliamo alleanze chiare e definite davanti agli elettori». Una riforma, sostiene, che punta a garantire maggiore stabilità e credibilità al Paese.

Sulla stessa linea la deputata leghista Simona Bordonali, che mette l'accento sulla possibilità per i cittadini di conoscere prima del voto la coalizione e la persona indicata per Palazzo Chigi. «Non dovranno più aspettare il giorno dopo le elezioni per scoprire, tra trattative e giochi di palazzo, chi governerà il Paese». Dopo l'esperienza dei governi tecnici e delle maggioranze costruite dopo le urne, osserva Bordonali, la riforma rafforza il legame tra il voto e la responsabilità di governo. «Per la Lega è una riforma che mette al centro una parola semplice: scelta».

Insiste invece sul rapporto tra rappresentanti e territori la senatrice di Noi Moderati Mariastella Gelmini. «Con la sua approvazione rafforziamo finalmente la stabilità di governo e restituiamo agli elettori un ruolo diretto nella scelta dei propri rappresentanti», sottolinea, ricordando che le preferenze sono state fortemente volute dal suo partito. Gelmini richiama anche il maggiore spazio riconosciuto alle esperienze civiche e le misure per facilitare il voto dei fuorisede, dei caregiver e dei familiari conviventi di persone gravemente malate. Il centrodestra, conclude, «si dimostra coeso come sempre», smentendo la «narrazione disfattista della sinistra».

Per il senatore Adriano Paroli (Forza Italia) la parola chiave è stabilità, soprattutto in una fase segnata dalle tensioni internazionali. «Avere un governo che per alcuni anni sia in grado di rappresentare il nostro Paese e tutelarne gli interessi è fondamentale». La riforma, osserva, punta a garantire maggioranze solide, programmi chiari e l'indicazione preventiva del candidato premier. Quanto ai rischi per la rappresentanza, Paroli respinge le critiche: «A danneggiare la rappresentanza parlamentare e territoriale è stato soprattutto il taglio dei parlamentari, che si è dimostrato inutile e dannoso».

Il centrosinistra

Di segno opposto il giudizio del senatore del Pd Alfredo Bazoli, che parla di «ennesima forzatura sulle regole della democrazia che la destra impone al Paese». Nel mirino c'è innanzitutto il metodo: «Una legge elettorale che la maggioranza si è scritta da sola, senza alcun tentativo di accordo con le opposizioni». Bazoli contesta poi il premio di maggioranza e l'indicazione del candidato premier, che a suo giudizio avviene «in spregio alle prerogative del presidente della Repubblica». Il rischio, avverte, è quello di una «verticalizzazione del potere molto rischiosa per gli equilibri costituzionali». Da qui la conclusione: «Non si cambiano in questo modo le regole del gioco».

Critiche arrivano anche dal deputato di Azione Fabrizio Benzoni, che definisce la riforma «un grave passo indietro per la rappresentanza italiana». Benzoni contesta la scelta della maggioranza di procedere senza un'intesa con le opposizioni e ricorda il ricorso a tre voti di fiducia. Ma è soprattutto sul meccanismo delle preferenze che concentra le sue obiezioni: «Le preferenze sono una foglia di fico: con i capilista bloccati, saranno ancora i vertici dei partiti a decidere chi avrà un posto sicuro in Parlamento». Il deputato solleva inoltre la questione dell'equilibrio di genere, paventando un arretramento della presenza femminile nelle istituzioni. «Azione ha votato contro questa legge e si impegna a cancellarla quando tornerà al governo».

Il ricorso

Il confronto politico si intreccia, infine, con la mobilitazione già avviata a Brescia sul fronte costituzionale. Un gruppo di giuristi, esponenti politici e rappresentanti della società civile sta preparando un ricorso contro la riforma. A guidare l'iniziativa è il costituzionalista Mario Gorlani, affiancato tra gli altri dai colleghi Antonio D'Andrea e Adriana Apostoli, dagli ex sindaci Emilio Del Bono e Paolo Corsini e da Manlio Milani. L'obiettivo è sollevare davanti ai giudici dubbi di legittimità costituzionale, in particolare sul rispetto dell'uguaglianza del voto e della rappresentanza parlamentare, perché possano eventualmente essere sottoposti alla Consulta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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