La legge elettorale non è ancora legge, ma a Brescia il ricorso è già in cantiere. Mentre a Roma la maggioranza lavora per portare definitivamente al traguardo la riforma entro la prima metà di ottobre, in città giuristi, associazioni ed esponenti della vita politica e civile preparano le carte per contestarla davanti ai giudici. Obiettivo: arrivare alla Corte costituzionale prima che con le nuove regole si torni alle urne.
Giurisiti e non solo
A guidare il fronte bresciano sarà il costituzionalista Mario Gorlani. Con lui hanno già aderito i colleghi Antonio D’Andrea, Adriana Apostoli, Marco Ladu e Alessandro Lauro. Ma attorno al nucleo dei giuristi si è raccolto un drappello assai più largo. Tra i ricorrenti figurano Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria, la Fondazione Clementina Calzari-Trebeschi, gli ex sindaci Emilio Del Bono e Paolo Corsini e la consigliera regionale Miriam Cominelli. E poi Lucio Pedroni e Francesca Parmigiani dell’Anpi, Carlo Alberto Romano di Carcere e Territorio, padre Menin di Missione Oggi, esponenti di Libertà e Giustizia e altre realtà dell’associazionismo cittadino. Le adesioni, assicurano i promotori, continuano ad arrivare.
Brescia diventa così una delle caselle della mobilitazione nazionale promossa dal gruppo «Costituzione e Democrazia», coordinato dall’ex parlamentare e costituzionalista Roberto Zaccaria, dando seguito all’appello «Torniamo alla Costituzione», sottoscritto da oltre 150 costituzionalisti. Il piano è depositare i ricorsi nei tribunali dei diversi distretti di Corte d’appello non appena la legge sarà promulgata e pubblicata, chiedendo ai giudici di valutare se sottoporre alla Consulta i dubbi di legittimità costituzionale. Insomma, il testo deve ancora uscire dal Parlamento e fuori c’è già chi gli prepara il benservito giudiziario.
La riforma
La riforma, intanto, è all’ultimo miglio. Dopo il passaggio al Senato è tornata alla Camera per il voto definitivo. Il nuovo sistema manda in soffitta i collegi uninominali del Rosatellum e mantiene un impianto proporzionale corretto da un premio: alla lista o coalizione che raggiunge almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere spettano 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi, entro i limiti fissati dalla legge. Le soglie sono al 3% per le liste e al 10% per le coalizioni. Palazzo Madama ha inoltre introdotto fino a tre preferenze per i candidati non capilista, mentre nel programma elettorale dovrà comparire il nome proposto per Palazzo Chigi. È su questa architettura che si prepara il ricorso.
I promotori bresciani chiamano in causa tre principi: uguaglianza del voto, rappresentanza parlamentare ed equilibri costituzionali. Sostengono che alcuni meccanismi della riforma possano entrare in tensione con quei principi e intendono chiedere a un giudice di investire della questione la Corte costituzionale. Il passaggio non è automatico: toccherà prima al giudice valutare rilevanza e non manifesta infondatezza delle questioni sollevate. E solo allora, eventualmente, la parola passerà alla Consulta. La legge, insomma, deve ancora superare l’ultimo voto del Parlamento. Il ricorso dovrà superare quello di un giudice. A Brescia, nel dubbio, le carte sono già pronte.




