Politica

Fornasari: «In Loggia una Giunta ordinaria, Brescia è contendibile»

La consigliera di Fratelli d’Italia: «Questo centrosinistra comunica più di quanto incide davvero. Su casa e aree dismesse il Pgt, che resta un mistero, sarà la prova del nove»
Palazzo Loggia - © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Loggia - © www.giornaledibrescia.it

Per qualche anno Mariachiara Fornasari, avvocato, è scomparsa dalla politica cittadina da «primo piano». Niente congressi, niente candidature, niente partiti. Una scelta non scontata per chi, fino a quel momento, aveva investito molto nella propria esperienza politica in Forza Italia: dal 2008 al 2013 era seduta in Loggia tra i consiglieri di maggioranza con una delega alle Barriere architettoniche.

«Avevo bisogno di fermarmi», racconta oggi. Quel periodo di stop è durato in sostanza circa otto anni. Nel frattempo sono arrivati il lavoro, la famiglia e una diversa prospettiva sulle cose. Nel 2023 Fornasari è tornata nell’aula consiliare tra i banchi di Fratelli d’Italia, dove si occupa soprattutto di urbanistica.

Consigliera, che effetto fa tornare in Loggia dopo uno stop così lungo?

Per me quello stop è stato molto sano. Quando mi sono fermata mi sono fermata davvero. Per più di cinque anni non ho pensato alla politica. Ho pensato alla professione, alla famiglia e a rimettere in ordine le priorità.

Mariachiara Fornasari - © Comune di Brescia
Mariachiara Fornasari - © Comune di Brescia

È stato difficile fermarsi?

Sì. Avevo investito molto nella politica e probabilmente avevo anche un entusiasmo eccessivo, dovuto all’età e al momento che stavo vivendo. Non è stato uno stop completamente scelto: era anche il risultato delle condizioni in cui ero arrivata. A un certo punto ho sentito il bisogno di fermarmi e capire se quello che stavo facendo aveva ancora senso.

E cosa l’ha convinta a tornare?

La sensazione di aver ritrovato un equilibrio. Avevo rimesso in ordine le mie priorità e probabilmente ero pronta a rimettermi in gioco. Nel frattempo sono cambiata: oggi sono più tranquilla e più consapevole. Quando guardo indietro penso che la Mariachiara di allora fosse decisamente più irruente di quella di oggi.

Che cosa ha perso e che cosa ha guadagnato rispetto alla politica di quindici anni fa?

Ho perso un po’ di quell’entusiasmo esplosivo che avevo da giovane, ma credo di aver guadagnato in equilibrio. Oggi vivo la politica con maggiore serenità. Riesco a darle il giusto spazio senza farla diventare l’unica dimensione della mia vita.

Nel frattempo ha cambiato partito: è passata in Fratelli d’Italia. Quanto ha pesato il rapporto con il deputato Giangiacomo Calovini?

Ha pesato sicuramente. Con lui c’è un rapporto che viene da molto lontano: siamo stati compagni di scuola alle elementari e alle medie. È un rapporto quasi fraterno che si è portato avanti negli anni. Quando è arrivato il momento giusto per tornare alla politica attiva, quel rapporto personale si è trasformato anche in una collaborazione politica.

Lei viene tradizionalmente considerata una figura moderata. Si sente un’anima moderata dentro Fratelli d’Italia?

Su alcune posizioni sicuramente sono più moderata e meno intransigente di altri. Però Fratelli d’Italia oggi è un partito molto diverso da quello delle origini. Un partito che rappresenta circa il 30 per cento dell’elettorato contiene inevitabilmente sensibilità diverse e sfumature differenti.

Anche sul tema dell’antifascismo?

Credo che sia diventato un argomento che viene continuamente posto a Fratelli d’Italia più dagli avversari che da noi stessi. Io ho aderito senza problemi al documento approvato in Consiglio comunale sull’antifascismo e oggi rifirmerei quella adesione. Non penso però che ogni volta si debba esibire una patente.

Nel gruppo consiliare, però, convivono sensibilità differenti: non pensa?

Sì, ma non rappresentano un problema. Anzi. Ognuno ha autonomia sulle proprie materie, ci confrontiamo spesso e poi troviamo una sintesi. Mi sento libera di esprimere le mie posizioni e credo che nel tempo abbiamo trovato un buon equilibrio.

Anche l’opposizione di centrodestra è cambiata in questi tre anni?

Direi di sì. All’inizio era normale che Fabio Rolfi fosse il punto di riferimento dopo la candidatura a sindaco. Poi ciascuno ha trovato il proprio spazio. È stato un processo fisiologico. Io sono diventata quella che si occupa di urbanistica, altri si sono specializzati su temi diversi. L’unità non significa pensiero unico.

Lei ha conosciuto sia la maggioranza sia l’opposizione. Dove ci si diverte di più?

In opposizione, senza dubbio: è più avvincente, hai la sensazione di portare avanti battaglie significative. Studi gli atti, analizzi le delibere, provi a mettere in evidenza criticità che magari altrimenti passerebbero inosservate. In maggioranza il consigliere rischia invece di avere un ruolo molto più limitato, schiacciato, perché è inevitabilmente la Giunta a dettare la linea.

C’è una battaglia di questi tre anni in cui avete davvero costretto la maggioranza a fermarsi e ascoltare?

Sul tema dell’urbanistica credo che il lavoro dell’opposizione abbia inciso. Penso alle criticità emerse negli uffici, alle questioni che abbiamo sollevato su alcune delibere e ai problemi che diversi operatori ci segnalavano da tempo. Non dico che l’amministrazione abbia cambiato rotta per merito nostro, ma credo che su alcuni temi siamo riusciti a tenere alta l’attenzione.

Perché, allora, il centrodestra continua a perdere a Brescia?

Se avessi una risposta certa probabilmente avremmo già vinto. Credo però che il centrosinistra abbia un radicamento molto forte nella città e nei diversi settori della società. È una capacità che il centrodestra, storicamente, fatica a replicare.

C’è qualcosa che invidia ai vostri avversari?

Proprio quel radicamento. Una presenza capillare nei diversi contesti della città che il centrosinistra ha costruito nel tempo, anche attraverso le nomine, e che noi facciamo più fatica ad avere. È un dato di fatto e sarebbe sbagliato non riconoscerlo.

Da sinistra Diego Zarneri, Carlo Andreoli, Mariachiara Fornasari e Giovanni Posio - © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra Diego Zarneri, Carlo Andreoli, Mariachiara Fornasari e Giovanni Posio - © www.giornaledibrescia.it

Come valuta la Giunta Castelletti?

Una giunta ordinaria. Non la vedo come una giunta capace di lasciare un segno particolare. Gestisce l’esistente e comunica molto, ma non mi sembra che si stia distinguendo per grandi scelte o per una visione particolarmente forte della città. Il mio voto è sicuramente insufficiente.

Perché?

Non vedo quelle grandi scelte che fanno dire: ecco, questa è la Brescia che vogliamo costruire nei prossimi anni. Anche su temi che erano stati presentati come centrali, penso ai rifiuti, ho visto dei passi indietro rispetto agli annunci iniziali e a quanto promesso nel programma elettorale.

Se dovesse riassumere in una frase il limite principale di questa Amministrazione?

Che comunica più di quanto incida. Un conto è raccontare una città, un altro è lasciare un’impronta riconoscibile nelle politiche che si mettono in campo.

Qual è la principale questione che Brescia sta sottovalutando?

Il tema della casa. Non parlo delle situazioni di maggiore fragilità sociale, ma di quella fascia intermedia di cittadini che oggi fatica a trovare alloggi a costi sostenibili: giovani coppie, famiglie, professionisti. È una questione che rischia di diventare sempre più rilevante.

E sul fronte urbanistico?

Ci sono due grandi partite aperte. La prima è proprio quella della casa, la seconda riguarda le aree dismesse. Io continuo a pensare che la rigenerazione urbana debba essere vera e non ridursi alla semplice sostituzione di edifici o all’insediamento di nuove attività commerciali. Brescia ha bisogno di una riflessione più ampia e concreta sul futuro di quei comparti.

La variante generale al Pgt può essere l’occasione giusta?

Me lo auguro, anche perché per ora il Pgt resta un mistero. È uno strumento atteso da anni e ci aspettiamo risposte serie sia sul tema della casa sia su quello delle aree dismesse. È lì che si misurerà davvero la capacità di immaginare la città dei prossimi anni.

Qual è invece, secondo lei, il problema che oggi un cittadino vede appena esce di casa?

La pulizia della città è sicuramente uno dei temi più percepiti. Basta girare in alcuni quartieri per vedere sacchi abbandonati e situazioni di degrado che non dovrebbero esserci. Un’Amministrazione deve anche essere capace di intervenire con tempestività su questi aspetti molto concreti della vita quotidiana.

Spesso la maggioranza vi accusa di limitarvi alle critiche senza costruire un’alternativa. Vi sentite colpiti da questa accusa?

No, perché dietro molte delle nostre posizioni c’è studio e approfondimento. Poi la politica vive anche di sintesi e di messaggi. Ma sulle materie che seguo io, il lavoro sui documenti e gli atti c’è sempre stato. La vera sfida semmai è riuscire a raccontare meglio la nostra idea di città.

Se domani mattina potesse realizzare una sola cosa per Brescia, quale sarebbe?

Affronterei il tema della casa in modo strutturale. Credo che oggi sia una delle questioni che più incidono sulla qualità della vita di tante persone e che meriti risposte più coraggiose di quelle viste finora.

Nei prossimi due anni si vota per politiche, regionali e amministrative. Si ricandiderà in Loggia?

L’idea è quella. Poi nella vita bisogna sempre valutare le opportunità che arrivano. Però oggi il mio obiettivo resta la Loggia.

E crede che Brescia sia davvero contendibile?

Assolutamente sì: ogni competizione elettorale è contendibile. Noi siamo convinti che Brescia sia contendibile e lavoriamo per vincerla. A prescindere da chi sarà il candidato sindaco.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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