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Il Passaporto Digitale di Prodotto e la responsabilità aziendale

L'obiettivo è aumentare trasparenza, sostenibilità e tracciabilità lungo l'intero ciclo di vita dei prodotti. Un dato errato può però diventare un rischio reputazionale
Il Passaporto Digitale di Prodotto
Il Passaporto Digitale di Prodotto

Per mesi il Digital Product Passport è stato raccontato come una questione di QR Code, blockchain, sistemi ERP e tracciabilità della filiera. Un tema da informatici, responsabili di produzione e specialisti della supply chain.

La vera novità emersa negli ultimi mesi è un'altra: sempre più spesso, quando si parla di Passaporto Digitale di Prodotto, al tavolo siedono responsabili legali, compliance officer e figure che fino a poco tempo fa sembravano lontane da questi progetti. È probabilmente il segnale più evidente di ciò che il Digital Product Passport sta diventando: non soltanto uno strumento tecnologico, ma un nuovo paradigma di responsabilità aziendale.

I riferimenti legislativi

L'Europa ha già tracciato la strada con il Regolamento Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR). Il Regolamento (UE) 2024/1781, entrato in vigore nel luglio 2024, costituisce infatti la base normativa del nuovo sistema e prevede l'introduzione progressiva del Digital Product Passport attraverso successivi atti delegati che definiranno categorie di prodotto, contenuti informativi e tempistiche di applicazione. L'obiettivo è chiaro: aumentare trasparenza, sostenibilità e tracciabilità lungo l'intero ciclo di vita dei prodotti.

Per un territorio come quello bresciano, caratterizzato da una forte presenza manifatturiera e da filiere complesse che spaziano dalla metallurgia alla meccanica, dalla chimica all'arredo, il tema non può essere considerato una semplice incombenza burocratica: riguarda direttamente la competitività futura delle imprese.

I riferimenti legislativi
I riferimenti legislativi

La coerenza dei dati... e delle imprese

Il Passaporto Digitale accompagnerà il prodotto dalla sua nascita fino al fine vita, raccogliendo informazioni su origine delle materie prime, processi produttivi, certificazioni, impatti ambientali, manutenzione, riparabilità e riciclabilità. Dati che dovranno essere facilmente accessibili attraverso QR Code, tag NFC o altri strumenti digitali collegati direttamente al prodotto. Le prime categorie interessate saranno con ogni probabilità quelle già al centro delle priorità europee in materia di economia circolare e sostenibilità, come batterie, tessile, elettronica e altri prodotti ad elevato impatto ambientale.

Tuttavia, la domanda che molte aziende ancora non si pongono è un'altra: chi garantisce che quelle informazioni siano corrette, verificabili e difendibili in caso di controlli?
Ed è qui che il Digital Product Passport cambia natura. Per la prima volta, molte informazioni che oggi rimangono all'interno dell'azienda diventeranno dichiarazioni accessibili a clienti, autorità di vigilanza, distributori, partner commerciali e, in alcuni casi, consumatori finali.
Un dato errato, incompleto o non dimostrabile non rappresenterà soltanto un problema informatico, ma potrà trasformarsi in un rischio reputazionale, contrattuale e normativo.

Il tema assume ancora maggiore rilevanza alla luce della crescente attenzione europea verso le pratiche di greenwashing e la verificabilità delle dichiarazioni ambientali. Non sarà più sufficiente affermare che un prodotto è sostenibile: sarà necessario dimostrarlo attraverso dati coerenti, aggiornati e supportati da evidenze documentali. Una direzione confermata anche dalla Direttiva (UE) 2024/825, nota come «Empowering Consumers for the Green Transition», che rafforza i controlli sulle dichiarazioni ambientali e mira a contrastare affermazioni generiche o non adeguatamente comprovate.

Perché il punto centrale sarà dimostrare come i dati vengono raccolti, validati, aggiornati e conservati. Sarà necessario documentare processi, responsabilità organizzative, procedure di controllo e criteri utilizzati per formulare le dichiarazioni presenti nel passaporto digitale.
In altre parole, il DPP rischia di essere interpretato come un progetto IT quando, in realtà, nasce come un obbligo normativo.

Le imprese che si limiteranno ad acquistare una piattaforma potrebbero scoprire troppo tardi che la vera sfida non riguarda il contenitore, ma il contenuto e soprattutto la sua affidabilità.
Questo spiega perché oggi il tema coinvolga sempre più frequentemente funzioni legal, compliance, ESG e governance. Il passaporto digitale diventa infatti il punto di incontro tra sostenibilità, organizzazione aziendale, gestione del rischio e trasparenza verso il mercato.

Saper cogliere le opportunità

Molte imprese stanno ancora considerando il DPP come un adempimento destinato principalmente ai rapporti con le autorità. In realtà sta emergendo uno scenario diverso.
Sempre più grandi gruppi industriali stanno iniziando a richiedere ai propri fornitori informazioni strutturate sulla provenienza delle materie prime, sulle emissioni associate ai prodotti, sulla composizione dei materiali e sulla conformità normativa. In questo contesto il Digital Product Passport potrebbe diventare una vera e propria «patente di accesso» alle filiere.

Le aziende che non saranno in grado di fornire dati affidabili, aggiornati e verificabili rischiano di trovarsi progressivamente penalizzate nei processi di qualifica dei fornitori e nelle relazioni commerciali con i grandi committenti. Una tendenza destinata ad accelerare anche per effetto della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che spinge le grandi imprese a raccogliere informazioni sempre più dettagliate lungo l'intera catena del valore.

L'adozione anticipata del DPP può trasformarsi in un vantaggio competitivo. Consente di migliorare il controllo della supply chain, contrastare la contraffazione, valorizzare il mercato dell'usato e rafforzare il rapporto di fiducia con clienti e stakeholder. In un mercato sempre più sensibile alla sostenibilità e alla provenienza dei prodotti, la disponibilità di informazioni certificate rappresenta un elemento distintivo di crescente valore.

Anche sul piano industriale gli effetti possono essere significativi. La raccolta strutturata dei dati di filiera permette di individuare inefficienze, ridurre i rischi di non conformità e migliorare la capacità decisionale dell'impresa. Non si tratta soltanto di rispettare una norma, ma di utilizzare la compliance come leva di modernizzazione aziendale.

L'obbligo di rendere disponibili informazioni affidabili e aggiornate lungo l'intero ciclo di vita del prodotto costringe inoltre le imprese a interrogarsi sulla qualità dei propri processi interni. Domande che spesso evidenziano inefficienze organizzative, duplicazioni di attività e criticità nella gestione delle informazioni. Per questo motivo il Digital Product Passport può rappresentare non solo uno strumento di conformità normativa, ma anche un'occasione concreta per migliorare processi, governance e capacità decisionale.

Effetti anche sul piano industriale
Effetti anche sul piano industriale

In molti casi, il percorso necessario per costruire il passaporto digitale porta infatti le aziende a mappare informazioni che prima erano frammentate tra reparti, sistemi informativi e fornitori, generando benefici che vanno oltre il semplice rispetto degli obblighi normativi.

A supportare questo percorso vi sono inoltre importanti opportunità offerte dalla finanza agevolata. Le aziende che avviano progetti legati al Digital Product Passport possono infatti beneficiare di strumenti dedicati per recuperare parte degli investimenti necessari alla realizzazione delle piattaforme, all'integrazione dei sistemi informativi e alla gestione dei dati di filiera.

Dal 2026, il nuovo Iperammortamento prevede specifiche agevolazioni per le piattaforme informatiche dedicate alla gestione dei Digital Product Passport, riconoscendo il valore strategico di questi strumenti nel processo di trasformazione digitale e sostenibile delle imprese. A questa misura si affiancheranno ulteriori incentivi, inclusi contributi a fondo perduto e nuovi strumenti agevolativi che potranno sostenere concretamente le aziende nell'adeguamento alle normative europee.

Per questo motivo, affiancare alla progettazione tecnica e organizzativa una corretta strategia di accesso alla finanza agevolata può rappresentare un'opportunità significativa per ridurre i costi e accelerare l'adozione del DPP.

La situazione locale

Per il sistema produttivo bresciano la partita è appena iniziata e come spesso accade, le aziende che sapranno leggere il cambiamento prima degli altri avranno un vantaggio importante.
Il Digital Product Passport è un pezzo del presente che molte imprese stanno ancora osservando come un progetto tecnologico. In realtà, è già diventato un tema di governance, responsabilità e credibilità aziendale.

Nei prossimi anni la differenza non sarà determinata soltanto dalla capacità di adottare nuove piattaforme digitali, ma dalla capacità di gestire dati affidabili, processi documentati e informazioni verificabili lungo l'intero ciclo di vita del prodotto.

Ed è probabilmente su questo terreno che si giocherà una parte importante della competitività delle filiere manifatturiere europee.

Per maggiori informazioni visitare il sito www.ibs.consulting

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