Passione Meteo

I mille volti della grandine

Di luglio ricorderemo il caldo anomalo ma anche le violente grandinate che hanno colpito la nostra provincia: in Lombardia, ma non solo, i chicchi hanno raggiunto dimensioni degne di nota
Un chicco di grandine caduto dieci giorni fa a Cazzago San Martino
Un chicco di grandine caduto dieci giorni fa a Cazzago San Martino

Di questo mese di luglio ricorderemo, senza dubbio, il caldo anomalo che ha accompagnato le prime due settimane, con punte di oltre 38 gradi, ma anche le violente grandinate che a più riprese hanno colpito la nostra provincia.

In Lombardia, ma non solo, i chicchi hanno raggiunto dimensioni degne di nota: in alcune zone dell’Abruzzo hanno addirittura superato i 10 centimetri di diametro, ma vi siete mai chiesti quale sia il record italiano?

La sera del 23 luglio 2023 una disastrosa grandinata colpì la provincia di Pordenone e il paese di Azzano Decimo balzò agli onori delle cronache, perché fu raccolto un chicco dal diametro pari a 19 centimetri, detentore non solo del record nazionale, ma anche di quello europeo.

Rimase invece imbattuto il record mondiale, stabilito il 23 luglio 2010 a Vivian, in South Dakota.

Molteplici forme 

Se nelle ultime settimane vi siete imbattuti nelle numerose fotografie, presenti sul web, che mostravano i chicchi caduti in varie zone d’Italia, avrete probabilmente notato una notevole varietà morfologica: alcuni erano lisci e tondeggianti, altri avevano lobi e punte che conferivano loro una forma “stellata”, alcuni erano estremamente opachi, altri quasi trasparenti, e così via.

Anche stavolta, purtroppo, si sono scatenati i complottisti, che hanno voluto sfoggiare tutta la loro ignoranza in materia: qualcuno è convinto che i chicchi caratterizzati da forme irregolari siano una novità, prodotta da chissà quale tecnica di geoingegneria, ma ovviamente si sbaglia.

Si tratta di fenomeni che avvenivano anche 2.300 anni fa e ne abbiamo la prova: nel 340 a.C. Aristotele, nel suo celebre trattato “Μετεωρολογικά” (Meteorologica), tentò di spiegare come mai alcuni chicchi di grandine fossero tondeggianti ed altri, invece, avessero forme particolari: secondo il filosofo greco, i chicchi dall’aspetto liscio e regolare si formavano a quote molto alte e, durante la loro discesa, l’attrito ne smussava gli angoli, mentre quelli dotati di lobi e punte nascevano a bassa quota e quindi, durante la caduta, mantenevano intatta la loro forma spigolosa.

Questa affascinante teoria, poi rivelatasi infondata, ci permette di smentire categoricamente chi pensa che i chicchi “appuntiti” siano una novità. Se la grandine si presenta sotto molteplici forme, un motivo c’è ed è strettamente legato ai meccanismi che regolano le fasi di accrescimento dei chicchi.

La spiegazione necessita di qualche tecnicismo, e così ci siamo avvalsi ancora una volta della competenza di Pierluigi Randi, presidente dell’Ampro e grande conoscitore di questi fenomeni.

«Alcuni chicchi presentano lobi a ghiacciolo e punte quasi aghiformi, che si formano durante la crescita bagnata del chicco, ovvero quando viene freneticamente raccolta molta acqua sopraffusa, che solidificando rilascia molto calore latente: di conseguenza, il congelamento rallenta, preferendo, come punto di contatto, eventuali lobi a cuspide formati in precedenza».

«Inoltre», spiega Randi, «dato che le goccioline sopraffuse arrivano a migliaia, manca il tempo materiale per distribuirsi uniformemente sulla superficie del chicco e ciò accentua la tendenza a produrre punte e lobi, che sono il risultato di una crescita estremamente rapida e caotica, in ambienti ad altissima energia liquida, tipici dei temporali più violenti e organizzati».

Frequenza in aumento

Se sfogliamo gli annali meteorologici del Novecento troviamo vari esempi di fenomeni estremi, come la devastante grandinata di Casorezzo del 18 agosto 1986, ma nel recente passato la frequenza delle grandinate caratterizzate da chicchi di notevoli dimensioni è aumentata in modo inequivocabile, e il legame con il cambiamento climatico appare evidente.

Più alte sono le temperature, più vapore acqueo può trattenere l’atmosfera, e quando un’enorme quantità di vapore acqueo viene condensata, la probabilità di assistere a temporali molto violenti aumenta.

Il meteoquiz

A proposito di caldo anomalo, ecco la soluzione del meteoquiz di una settimana fa: nell’ultimo ventennio la stazione meteorologica di Ghedi ha rilevato ben centoquarantanove minime superiori ai 22°C. Per avere un termine di paragone, basti pensare che lo stesso osservatorio, nel ventennio 1971-1990, rilevò solo ventisei minime superiori ai 22°C.

Per il nuovo quesito vi chiediamo di fare un viaggio, fortunatamente solo virtuale, nel mondo della grandine.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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