Chi segue con una certa attenzione le vicende atmosferiche, sa che il passaggio di consegne fra estate e autunno richiede tempo. Settembre è un mese di alti e bassi, in cui le ultime parentesi calde si alternano a bruschi cali termici: con il passare delle settimane il cambio di stagione entrerà nel vivo e le perturbazioni atlantiche raggiungeranno il Nord Italia con maggior facilità. O forse no. In un’epoca in cui il cambiamento climatico procede a ritmi serrati, le certezze lasciano il posto ai dubbi. Molti si lamentano della presunta sparizione delle mezze stagioni, ma in realtà la questione è ben più ampia.
Non sono solo la primavera e l’autunno ad aver pagato a caro prezzo l’aumento delle temperature avvenuto negli ultimi decenni: l’estate ha smesso da tempo di essere la «bella stagione» e l’inverno, salvo rare eccezioni, è diventato irriconoscibile, tanto che la nevosità è letteralmente crollata.
Cambiamenti
Ciò che un tempo sarebbe stato impensabile, ora è un'eventualità da mettere in conto, come dimostrano i +31,3°C raggiunti nel pomeriggio del 9 ottobre 2023 o i +20,2°C rilevati il 23 dicembre dello stesso anno. Chi avrebbe mai immaginato di vivere una giornata di ottobre con temperature degne del mese di luglio, oppure un’antivigilia di Natale in maniche corte? Eppure è successo. Settembre, dicevamo in apertura, è un mese di alti e bassi, ma quest’anno gli “alti” sono stati clamorosi e hanno portato una settimana di notti tropicali e massime superiori ai 32-33°C, con punte di oltre 34°C.
Il vero problema non è legato alle mezze stagioni, ma al fatto che ormai il nostro clima sta diventando irriconoscibile e le parentesi di normalità vengono accolte come eventi degni di nota.
Il meteoquiz
Fra i tanti aspetti che preoccupano, rientra senza dubbio l’aumento della dimensione media dei chicchi di grandine. Supercelle, raffiche di vento superiori ai 100 chilometri orari e grandinate distruttive esistono da sempre, ma la frequenza di tali fenomeni è in aumento e gli esperti stanno studiando un aspetto molto interessante, legato alle correnti meridionali che spesso raggiungono il Nord Italia: pare che la presenza di pulviscolo di origine desertica favorisca la formazione di chicchi di grandine caratterizzati da un diametro importante, ma solo se la concentrazione non supera una certa soglia e sempre ammesso che sussistano le condizioni idonee allo sviluppo di temporali.
Se l’atmosfera è stabile, la presenza di pulviscolo è irrilevante, ma in occasione dei temporali (che dipendono da altri fattori), può favorire la formazione di chicchi di notevoli dimensioni. E così, abbiamo svelato la soluzione del meteoquiz di una settimana fa. Ora spazio al nuovo quesito.



