Jonathan Franzen lo pratica da anni, al punto da essere diventato uno degli scrittori-birdwatcher più noti al mondo. Margaret Atwood, insieme al compagno Graeme Gibson, ha trasformato la passione per gli uccelli anche in impegno concreto, fondando nel 2004 il Pelee Island Bird Observatory, osservatorio canadese dedicato allo studio degli uccelli migratori e alla conservazione dei loro habitat sull’isola di Pelee, nel lago Erie.
Ma il birdwatching non è più soltanto una passione da naturalisti, intellettuali o fotografi appostati con il dito guizzante sul pulsante di scatto. È piuttosto entrato nel lessico delle nuove tendenze del tempo libero. Booking.com, nel suo report sui trend di viaggio 2026, lo inserisce tra gli «hushed hobbies», i passatempi silenziosi cercati da chi vuole sottrarsi al rumore quotidiano e ritrovare una forma di calma nella natura.
Il trend in Gran Bretagna
E nel mondo anglosassone, soprattutto tra i più giovani, l’osservazione degli uccelli sta conoscendo una popolarità inattesa: in Gran Bretagna è indicata tra gli hobby in maggiore crescita per la Gen Z, mentre negli Stati Uniti, il documentario indipendente «Listers: A Glimpse Into Extreme Birdwatching», realizzato dai fratelli Owen e Quentin Reiser (e pubblicato su YouTube), ha raccontato il lato più pop del fenomeno: due fratelli quasi neofiti che decidono di vivere per un anno in un van e attraversare il Paese inseguendo un «Big Year», la sfida a osservare il maggior numero possibile di specie.
Ma il motivo per cui questa pratica è tornata a piacere non stupisce. Il birdwatching, infatti, intercetta molte sensibilità contemporanee. È lento, accessibile, economico. Permette di stare all’aperto senza trasformare ogni uscita in prestazione. Ha una componente senza schermi (il camminare, l’ascoltare, il saper aspettare pazientemente), ma anche una porta d’ingresso tecnologica, grazie alle app che aiutano a riconoscere canti e specie.
Per il birdwatcher ogni luogo diventa habitat in cui ricercare una traccia, un passaggio. E anche a Brescia e provincia, i luoghi per praticare questo hobby lento e silenzioso, non mancano.
A Brescia
Per chi vuole cominciare a praticare, senza allontanarsi dalla città, il primo indirizzo è il Parco delle Cave, tra Buffalora e San Polo. Qui il birdwatching ha anche una dimensione didattica, grazie al progetto «Conosciamo gli uccelli del Parco delle Cave» della sezione bresciana della LIPU, nato per sensibilizzare i frequentatori sull’importanza naturalistica dell’area. In collaborazione con il Comune di Brescia, i volontari hanno realizzato i primi pannelli dedicati alle specie più comuni che si possono incontrare durante una passeggiata.
Il risultato è che i laghi di falda, i prati e le aree alberate del parco non sono più soltanto il segno di un paesaggio recuperato dopo l’attività estrattiva, ma diventano una piccola palestra di osservazione naturalistica. LIPU sul suo sito mette a disposizione anche i canti e i versi di alcune specie presenti nell’area: dal picchio rosso maggiore al gheppio, dalla rondine al fringuello, fino a gallinella d’acqua, svasso maggiore, cinciallegra, martin pescatore, airone cenerino e cormorano.
Sul Garda

Spostandosi verso il Garda, merita una citazione anche l’Oasi San Francesco, a Desenzano: un’area umida riconosciuta come Monumento naturale regionale, nata per tutelare uno degli ultimi ambienti ripariali del Basso Garda.
L’oasi è tenuta aperta da metà maggio a metà settembre dai volontari dell’associazione Airone Rosso di Desenzano il sabato e la domenica, ed è attrezzata con cartellonistica informativa e un capanno d’osservazione. Tra canneti, prati, roveti e vegetazione di riva, non è solo uno dei luoghi più interessanti della zona per osservare l’avifauna lacustre, dall’airone rosso al raro fistione turco, ma un piccolo ecosistema in cui trovano rifugio anche anfibi, rettili, insetti, pesci e piccoli mammiferi.
Sempre in area gardesana, ma lungo il corso del Chiese, c’è il Parco Airone di Bedizzole. Il nome, in questo caso, è già un indizio: il percorso si sviluppa in un ambiente fluviale semplice e ombreggiato, tra acqua, vegetazione riparia e piccoli scorci sul fiume. Non è un’oasi attrezzata, ma è proprio questa dimensione più spontanea a renderlo interessante per chi si avvicina al birdwatching. Si cammina facilmente e si osservano le rive: un airone cenerino immobile nell’acqua bassa, il volo rapido di un martin pescatore, piccoli uccelli legati agli ambienti di siepe e di fiume. È una meta adatta anche a una passeggiata con i bambini, dove l’osservazione nasce quasi per caso.
Sul Sebino
Sul Sebino, accanto alle più note Torbiere, merita invece una sosta anche il Bosco dei Taxodi di Paratico. Siamo nel punto in cui l’Oglio incontra il lago d’Iseo, in un ambiente raccolto e scenografico, attraversato da passerelle e segnato dalla presenza dei maestosi taxodium, alberi capaci di vivere in terreni saturi d’acqua. Tra le radici affioranti, l’acqua bassa e la vegetazione di riva, il bosco diventa rifugio ideale per diverse specie di uccelli. Tra le presenze più riconoscibili c’è l’airone cenerino, che qui trova un ambiente adatto anche alla nidificazione.

Le Torbiere del Sebino, naturalmente, restano però il grande classico del birdwatching di casa. Non soltanto perché è uno dei luoghi più conosciuti dell’intera regione per l’osservazione degli uccelli acquatici, ma perché qui il birdwatching trova un ambiente particolarmente favorevole: la riserva è importante per specie nidificanti, svernanti e migratrici.
Tra quelle di maggiore interesse ci sono l’airone rosso, il falco di palude, il tarabusino, il nibbio bruno, la nitticora, la schiribilla e la salciaiola; tra le specie migratrici o svernanti si segnalano anche tarabuso, albanella reale e pendolino. Le presenze più facili da intercettare, invece, sono cigno reale, cormorano, gallinella d’acqua, svasso maggiore, germano reale, airone cenerino, cannareccione e airone rosso. La riserva è attrezzata proprio per chi vuole osservare senza disturbare.

Lungo il percorso centrale sono presenti quattro postazioni dedicate al birdwatching, mentre sul percorso Nord una torretta d’avvistamento offre una visuale ampia sulle vasche a sud. È il luogo ideale per capire il senso più corretto di questa pratica: avvicinarsi, sì, ma restando un passo indietro. Anche per questo l’accesso con cani o altri animali domestici è vietato, pure al guinzaglio o nel trasportino. La loro presenza potrebbe spaventare e disturbare la fauna selvatica, soprattutto nei periodi più delicati, come quello riproduttivo.
Nella Bassa

Poi c’è la Bassa, spesso ingiustamente sottovalutata quando si parla di natura. L’area del Parco dello Strone conserva un paesaggio di pianura fatto di rogge, filari, vegetazione riparia, campi e piccoli ambienti umidi. Il fiume attraversa San Paolo, Verolanuova e Verolavecchia prima di arrivare a Pontevico, dove confluisce nell’Oglio, disegnando un corridoio ecologico prezioso in un territorio fortemente agricolo. Anche qui il birdwatching diventa meno spettacolare e più paziente. Non si viene tanto per cercare il grande avvistamento, quanto per allenare lo sguardo su ciò che spesso passa inosservato: aironi lungo i fossi e le rive, piccoli passeriformi tra siepi e canneti, rapaci comuni in volo sopra i campi, uccelli legati agli ambienti d’acqua e alla campagna.
In Valcamonica
Infine, per chi vuole portare il birdwatching in quota, c’è il Parco dell’Adamello, nel settore nord-orientale della provincia. Qui lo scenario cambia completamente: non più canneti e zone umide, ma boschi, lariceti, praterie alpine, versanti rocciosi e quote estreme. L’avifauna segue questa varietà di ambienti. Nei boschi si possono incontrare diversi picchi come il picchio verde, il picchio rosso maggiore e il più raro picchio nero.
Tra i rapaci notturni il Parco segnala la civetta capogrosso, la civetta nana, l’allocco e il gufo comune. Più in alto compaiono specie legate agli ambienti alpini, dal gallo forcello alla pernice bianca, fino al gracchio alpino e all’aquila reale, che nidifica sui dirupi rocciosi. Il re assoluto? Il rarissimo gallo cedrone, che in pochi possono affermare di aver visto veramente.



