Opinioni

l’Italia del futuro e il peso della scheda elettorale

I partiti sono ormai in formato campagna elettorale. E come da tradizione, tendono a ripiegare sui vecchi vizi della politica domestica: generose promesse fiscali, accese polemiche identitarie, spiccate preferenze di scuderia
Roberto Chiarini

Roberto Chiarini

Editorialista

Palazzo Chigi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Chigi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

I partiti sono ormai in formato campagna elettorale. E come da tradizione, tendono a ripiegare sui vecchi vizi della politica domestica: generose promesse fiscali, accese polemiche identitarie, spiccate preferenze di scuderia. Proprio per questo motivo, sarebbe meglio non dare ascolto alle sirene della propaganda, ma riflettere sugli scenari del dopo voto per capire quale sia la reale posta in gioco.

Oggi più che mai, votare non significa semplicemente premiare un simbolo, ma determinare il posizionamento geopolitico dell’Italia, in un momento della storia europea e mondiale tra i più drammatici di questo lungo dopoguerra. Con il conflitto in Ucraina, che insidia i confini orientali dell’Ue e la polveriera del Medio Oriente pronta a esplodere, il tema cruciale su cui il Paese dovrà prendere posizione è la politica estera. Purtroppo, però, chiunque vincerà, le opzioni sul tavolo delineano scenari poco rassicuranti.

Guardando ai possibili esiti delle urne, le combinazioni politiche si riducono a quattro percorsi principali, ciascuno dei quali avrà pesanti ripercussioni sulla nostra credibilità internazionale. Primo: la conferma della destra allargata a Vannacci. È lo scenario in cui la coalizione di governo vince, ma lo fa con un forte condizionamento delle correnti più euroscettiche e filorusse, ben incarnate dalla figura del numero uno di Futuro Nazionale. Formalmente, verrebbe proclamata la continuità col passato, con i rituali giuramenti di fedeltà all’atlantismo e alla cooperazione europea. La realtà sarebbe ben diversa. La presenza di una componente putiniana condizionerebbe pesantemente l’esecutivo, spingendo per un progressivo allentamento del sostegno a Kiev e per un blocco del riarmo europeo.

Secondo scenario. La destra atlantista si presenta senza l’appoggio di Vannacci. Rappresenta l’unica formula in grado di garantire senza scossoni la linea di fermezza, scelta finora da Giorgia Meloni: una linea imperniata sulla stretta osservanza dei doveri Nato e sul supporto incondizionato alla resistenza ucraina. Ha un piccolo difetto, però: una vittoria della destra orfana di pulsioni radicali appare oggi assai improbabile.

Terzo esito: la vittoria del centrosinistra. Si aprirebbe una stagione di grande incertezza. Il cosiddetto «Campo largo» rimane strutturalmente diviso proprio sulla principale questione di politica estera. Tra spinte pacifiste, veti incrociati sul sostegno militare all’Ucraina e visioni antitetiche sul rafforzamento della difesa comune europea, la coalizione non mostra alcuna sintesi all’orizzonte.

C’è infine una quarta opzione: un pareggio dei poli o comunque una situazione di stallo in cui nessuno dei due schieramenti ottiene una maggioranza autosufficiente. Rientrerebbe in gioco allora l’area di centro che si è aggregata attorno a Calenda, Picerno e Marattin, i più convinti sostenitori dell’europeismo e dell’atlantismo. Il risultato non potrebbe comunque cambiare di molto, visto il loro ridotto peso elettorale.

Il dato più preoccupante, che emerge da tutti questi scenari è che la linea internazionale dell’Italia rischia di uscire dalle urne fortemente oscillante e priva di una guida sicura. Il quadro si farebbe poi ancora più pericolante se le imminenti, decisive elezioni in Francia, Spagna e Polonia dovessero premiare forze anti-europeiste e storicamente sensibili alle sirene del Cremlino. L’Italia rischierebbe di trovarsi immersa in un’Europa frammentata, indebolita dall’interno proprio mentre i blocchi autocratici globali sfidano le democrazie liberali.

Prima di cedere al tifo da stadio per il proprio partito, ogni elettore farebbe bene perciò a chiedersi quale idea di Occidente intenda difendere. La scheda elettorale avrà un peso molto più alto del solito: misurerà il confine della nostra libertà e la tenuta delle nostre alleanze storiche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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