Opinioni

I tre fronti d’azione di Giorgia Meloni

Dallo scontro con l’opposizione a Vannacci, passando per il fronte più insidioso: il tempo. La miglior difesa, per la premier, è l’attacco
Damiano Palano

Damiano Palano

Editorialista

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni - Foto Ansa/Palazzo Chigi
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni - Foto Ansa/Palazzo Chigi

La filosofia politica di Giorgia Meloni può essere sintetizzata nella vecchia formula «la miglior difesa è l’attacco». Da quando ha conquistato Palazzo Chigi, dopo le elezioni di quattro anni fa, la premier non ha mai abbandonato la retorica aggressiva e i toni roboanti affinati in più di dieci anni di opposizione. E non c’è dubbio che proprio questo sia il terreno su cui rivela le sue doti migliori: quelle della pasionaria e della grande comunicatrice.

L’annuncio del decreto che fissa un tetto alla percentuale di studenti non italiani nelle classi e che vieta il burqa nelle scuole è solo l’ultimo esempio di questa logica collaudata. Da giorni le opposizioni sono impegnate a contestare la misura, invocando la Costituzione e le parole del presidente Mattarella. Poco importa che di burqa nelle scuole italiane non si sia quasi mai parlato, o che il tetto del 30% di alunni che non conoscono la nostra lingua riguardi, nei fatti, un numero esiguo di classi. Il punto è un altro: la discussione viene spostata esattamente su quei temi, e le varie anime dell’opposizione si ritrovano costrette a giocare in difesa, senza riuscire – per restare nella metafora sportiva – a esprimere un gioco proprio.

La mossa è con ogni probabilità solo un’anticipazione di ciò che ci attende nei prossimi mesi. Perché questa tattica quotidiana – l’annuncio calibrato, il tema identitario lanciato al momento giusto – non è improvvisazione, ma la superficie visibile di una strategia che deve tenere conto di tre fronti diversi, ciascuno con regole e rischi specifici.

Il primo fronte è lo scontro con l’opposizione. Inchiodare gli avversari alla difesa, battendo su temi forti, divisivi, polarizzanti, sarà la soluzione obbligata: non per convinzione ideologica, ma per necessità. Serve a distogliere lo sguardo da una crescita economica modesta e da un aumento dei prezzi che continua a pesare sui bilanci delle famiglie. Trasformare la campagna in una battaglia sui valori anziché sulle misure è una mossa vecchia quanto la politica, ma resta efficace proprio perché obbliga l’interlocutore a rincorrere l’agenda altrui invece di dettare la propria.

E forse – questo è il paradosso – alla sinistra il meccanismo conviene più di quanto sia disposta ad ammettere. Discutere di Costituzione e di valori democratici le consente di ritrovare un’unità di facciata e di tenere fuori dalla piazza le proprie lacerazioni profonde – sull’economia, sulla politica estera, sulla leadership – che una campagna condotta sul terreno delle politiche concrete renderebbe subito visibili. Entrambi gli schieramenti, insomma, hanno interesse a fingere che la partita si giochi altrove.

Il secondo fronte si apre dentro il perimetro della destra, e ha un nome: Roberto Vannacci. Qui l’appello all’identità, alla difesa dell’italianità e dell’Occidente ha una funzione più difensiva che offensiva: arrestare l’emorragia di consensi verso un’estrema destra che guarda con crescente insofferenza a un governo percepito come troppo istituzionale, troppo docile verso i vincoli di bilancio europei, troppo simile – in fondo – a quelli che per anni ha combattuto.

Vannacci durante una conferenza stampa di Futuro Nazionale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Vannacci durante una conferenza stampa di Futuro Nazionale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

È una strategia che diventerà più stringente con l’inevitabile richiamo al «voto utile», inevitabile perché la nuova legge elettorale premia chi concentra il consenso e punisce chi lo disperde. Meloni deve dunque continuare a parlare la lingua della destra radicale per non perderne i voti, governando però – nei fatti, se non nei toni – come una forza che vuole restare credibile a Bruxelles e sui mercati. È un equilibrio acrobatico, e la retorica muscolare è anche il modo per reggerlo senza pagarne il prezzo in affidabilità internazionale.

Il terzo fronte è il più insidioso: il tempo. Innanzitutto, per le difficoltà economiche, che rischiano di peggiorare ulteriormente, ma anche perché sullo sfondo incombe la Corte costituzionale. La nuova legge elettorale non ha ancora completato il proprio iter, e già 160 costituzionalisti ne hanno denunciato i profili di illegittimità, con l’obiettivo dichiarato di portarla davanti alla Consulta prima del voto. I punti esposti sono almeno due: il premio che assegna 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi alla coalizione che supera il 42%, senza alcun ballottaggio, e soprattutto la barriera delle firme imposta alle liste non rappresentate in Parlamento, che rischia di trasformare un filtro contro la frammentazione in un ostacolo insormontabile per chiunque tenti di entrare nella competizione.

A questo si aggiunge un’obiezione più politica che giuridica, ma non per questo meno rilevante: attribuendo al premier un’investitura sostanzialmente diretta, la legge modifica di fatto la forma di governo senza passare per le procedure previste per la revisione costituzionale. Se questo è lo scenario, la conclusione è quasi obbligata: molto probabilmente si voterà in anticipo, sia pure di qualche mese. Meglio andare alle urne prima che un rinvio del Quirinale o un pronunciamento della Corte costringano a rimettere mano all’impianto su cui la maggioranza ha costruito la propria scommessa. Ma nulla di tutto questo autorizza a parlare di una marcia trionfale. Perché è vero che, qualche volta, la miglior difesa è l’attacco. Ma è altrettanto vero che spesso il «contropiede», come lo chiamava Gianni Brera, è ancora più efficace.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Delitti Bresciani, il podcast del GdBDelitti Bresciani, il podcast del GdB

I grandi casi della cronaca nera e giudiziaria che hanno varcato i confini della provincia e sono diventati casi nazionali

ASCOLTA
Il nuovo volto della chirurgia estetica: «Filler» in edicola con il GdBIl nuovo volto della chirurgia estetica: «Filler» in edicola con il GdB

Un’inchiesta sulla diffusione dei ritocchi estetici e sui cambiamenti nel rapporto con il corpo, l’identità e l’idea di bellezza.

SCOPRI DI PIÙ
SponsorizzatoDove la luce diventa esperienza: Crotti inaugura la sua nuova sedeDove la luce diventa esperienza: Crotti inaugura la sua nuova sede

L'attività di Monica Crotti e Michele Fogliadini apre in via Giuseppe Garibaldi 104, a Rezzato, con uno showroom innovativo e all'avanguardia