Economia

Il Parlamento europeo rafforza la Cbam sui prodotti a valle

Approvate a larga maggioranza l’estensione del meccanismo, anche oltre la proposta della Commissione, e l’istituzione di un Fondo temporaneo per la decarbonizzazione. Vivaldini: «Resta però un’occasione persa per il mondo agricolo»
Il parlamento europeo - © www.giornaledibrescia.it
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Il Parlamento europeo ha adottato la propria posizione sull’estensione del CBAM ai prodotti a valle e sull’istituzione di un Fondo temporaneo per la decarbonizzazione, definendo così il mandato dell’Eurocamera per i negoziati con il Consiglio.

Con 464 voti favorevoli, 50 contrari e 159 astensioni, il Parlamento ha sostenuto l’estensione del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere oltre le materie prime di base, ampliando ulteriormente rispetto alla proposta della Commissione l’elenco dei prodotti a valle interessati, tra cui numerosi prodotti finiti in acciaio e alluminio.

«In questi mesi abbiamo lavorato sulla revisione del CBAM con un obiettivo preciso: proteggere in maniera più efficace le filiere industriali europee dal rischio di carbon leakage. Siamo riusciti ad ampliare il numero dei codici doganali inclusi nel meccanismo e rivendichiamo questo risultato, perché non avrebbe senso imporre costi ambientali sempre più elevati alle imprese europee per poi consentire l’ingresso nel nostro mercato di prodotti realizzati altrove senza condizioni equivalenti», afferma Mariateresa Vivaldini, eurodeputata di Fratelli d’Italia-ECR.

«Resta però un’occasione persa per il mondo agricolo. La rimozione dal testo della clausola di salvaguardia proposta dalla Commissione, che avrebbe consentito di escludere temporaneamente determinati beni dal CBAM in presenza di shock eccezionali dei prezzi, lascia gli agricoltori maggiormente esposti all’aumento del costo dei fertilizzanti. Il meccanismo individuato dal Parlamento, che prevede in determinate circostanze di destinare temporaneamente i proventi CBAM derivanti dai beni interessati ai settori colpiti, non risolve alla radice il problema».

Il Parlamento ha inoltre introdotto un’esenzione per determinati flussi di energia elettrica provenienti da Paesi extra-UE utilizzati dai gestori delle reti per garantirne la stabilità e ha previsto misure volte a semplificare la rendicontazione per i Paesi meno sviluppati e a rafforzare l’assistenza tecnica. È stata invece eliminata la possibilità, contenuta nella proposta della Commissione, di utilizzare i crediti di carbonio previsti dall’articolo 6 dell’Accordo di Parigi ai fini degli obblighi CBAM, rinviando la questione al più ampio confronto sulla revisione dell’ETS.

Fondo temporaneo per la decarbonizzazione

Parallelamente, con 433 voti favorevoli, 97 contrari e 146 astensioni, il Parlamento ha adottato la propria posizione sul Fondo temporaneo per la decarbonizzazione, concepito per sostenere i produttori europei maggiormente esposti al rischio di carbon leakage durante la progressiva eliminazione delle quote gratuite ETS. L’Eurocamera chiede di anticipare il sostegno finanziario rispetto alla proposta originaria della Commissione e di ampliare la platea dei beneficiari, includendo anche produzioni legate ai fertilizzanti e operatori esposti a maggiori costi del carbonio.

«Il problema di fondo resta però più ampio», sottolinea Vivaldini. «Il CBAM deve servire a riequilibrare almeno in parte gli svantaggi competitivi prodotti dal sistema ETS, non può diventare un ulteriore livello di complessità per l’industria europea. Per questo abbiamo sostenuto che anche gli operatori a valle, cioè le imprese che utilizzano nella propria produzione beni sottoposti al CBAM, debbano essere adeguatamente considerati nei meccanismi di sostegno».

Mariateresa Vivaldini - © www.giornaledibrescia.it
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«La stessa battaglia sulla competitività la stiamo portando avanti sull’Industrial Accelerator Act e sulla politica europea per le materie prime critiche: dobbiamo ricostruire capacità produttiva in Europa, ridurre le dipendenze strategiche e garantire alle nostre imprese accesso a energia e materie prime a costi competitivi. CBAM, IAA e materie prime critiche non possono essere politiche separate: devono diventare parti di una vera strategia industriale europea».

«La transizione non può essere misurata soltanto in tonnellate di CO₂. Deve essere misurata anche in fabbriche che restano aperte, investimenti che rimangono in Europa e posti di lavoro che non perdiamo. La sfida adesso è questa: fare dell’Europa il luogo in cui conviene tornare a produrre, non quello dal quale conviene andare via».

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