Politica

Vivaldini: «L’Europa è forte, ma ha bisogno della sovranità energetica»

L’Eurodeputata analizza l’attuale ruolo del Vecchio continente e le possibili evoluzioni future. Tra sicurezza, sviluppo economico e sostenibilità sociale
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Mariateresa Vivaldini in Alaska
Mariateresa Vivaldini in Alaska

Dal 2024 siede tra i banchi del Parlamento europeo nelle file dei Conservatori e riformisti. Intanto continua a essere sindaca di Pavone Mella e a tenere alta l’attenzione sul territorio. Mariateresa Vivaldini è da poco tornata dall’Alaska, dove c’è stata la Conferenza parlamentare artica sulla collaborazione nordica e nordamericana. L’eurodeputata di Fratelli d’Italia è vicepresidente alla commissione parlamentare mista Ue-Messico e tra Stasburgo e Bruxelles si occuppa soprattuto di energia e protezione dei consumatori. 

Con lei abbiamo provato a capire qual è lo stato di salute dell’Unione europea e quali sono i suoi progetti per i prossimi tre anni.

Partiamo dall’Alaska: che esperienza è stata?

In Alaska sono andata perché faccio parte della delegazione Deea, che si occupa di tutti gli Stati europei che sono fuori dall’Unione europea, quindi Liechtenstein, Norvegia, Islanda, Svizzera e tutto ciò che attiene l’Artico. È stato importante esserci per vedere da vicino quello che succede in una zona certamente sperduta, ma molto focalizzata sulla sicurezza, soprattutto ad Anchorage. Il Ted Stevens center for Arctic security studies parte proprio da questo principio e si concentra sulla cooperazione e la ricerca strategica nella zona artica: il centro mira a costruire reti di leader civili e militari statunitensi e alleati per rafforzare un ordine basato su regole ben precise nell’Artico. Organizza corsi di alto livello sulla sicurezza, per educare i professionisti alle dinamiche del contesto artico. È una formazione unica su dinamiche che sono uniche e che non si ritrovano altrove. Si realizzano ricerche e analisi che includono anche i cambiamenti climatici e la competizione strategica: essendo a un passo da Russia e Cina tengono in considerazione tutte le minacce. L’impegno strategico è facilitare il dialogo e la collaborazione tra le nazioni alleate per affrontare sfide comuni, tra cui la sicurezza marittima e infrastrutture condivise. 

Ma perché l’Artico è così importante?

È una realtà resiliente, dove convivono spirito pionieristico, ricerca scientifica e rapporto con la natura estrema. Le grandi sfide del nostro tempo – energia, sicurezza, clima, cooperazione internazionale – passano da lì. Infatti in questi incontri si è parlato molto anche della Groenlandia.

Spesso si parla degli effetti del cambiamento climatico nella zona.

Dopo Anchorage siamo andati a Fairbanks e abbiamo visitato l’Università dell’Alaska. Lì c’è l’Osservatorio Vulcanico, che monitora tutta l’intensa attività vulcanica: ci sono più di 40 vulcani attivi, soprattutto nella zona aleutina, con reti di sismometri, telecamere, ricevitori Gps e dati satellitari per rilevare i segnali di irrequietezza vulcanica e le eruzioni. È molto alta l’attenzione sul permafrost, che è un terreno che rimane sempre ghiacciato. Hanno scavato una galleria per controllarne il degrado, perché con lo scioglimento dovuto al surriscaldamento globale può esser molto dannoso, sia per il clima in generale, che per le infrastrutture costruite sopra. Siamo entrati in questa galleria e abbiamo visto i livelli del ghiaccio: è un archivio naturale dove si trovano materia organica, carbonio intrappolato, zanne di mammut. Un’altra cosa importante è il Trans-Alaska Pipeline, il Taps, un oleodotto lungo circa 1.300 chilometri che trasporta petrolio dal nord dell’Alaska fino a Valdez. All’inizio aveva creato resistenze, ma è stato integrato nel paesaggio ed è uno dei sistemi pipeline più grandi del mondo.

Ha parlato di energia e sostenibilità. Come si pone l’Europa?

Noi europei, anche senza il Green Deal, saremmo già tra i più sostenibili. Abbiamo aziende, allevamenti e agricoltura tra i più sostenibili al mondo. Però non possiamo permetterci di chiedere alle aziende sforzi troppo ravvicinati senza avere una base energetica solida. La sostenibilità deve essere anche economica, perché da quella deriva la sostenibilità sociale. Non dobbiamo imporre scadenze rigide, ma dare contributi, tempo e strumenti per permettere alle aziende di adeguarsi senza delocalizzare. Perché la delocalizzazione e la deindustrializzazione sono stati i nostri problemi più grandi.

Come si crea questa base? Rinnovabili? Nucleare?

Io non dico no alle rinnovabili, ma non possono essere le uniche perché sono intermittenti: se non c’è vento o sole non funzionano. Devono essere affiancate da fonti stabili. La Corte di Giustizia europea ha stabilito che anche gas e nucleare possono essere considerati green. Io mi occupo di nucleare e sostengo che quello di nuova generazione è sicuro e produce molte meno scorie. Ci sono anche i piccoli reattori modulari. Il nucleare del futuro, come quello a fusione che ho visto a Cadarache, è promettente ma ancora troppo costoso. Oggi la soluzione più concreta resta il nucleare tradizionale, ma evoluto e più sicuro.

Quanto incide la situazione geopolitica in tutto questo?

Moltissimo. Dalla guerra in Ucraina al Medio Oriente, tutto incide sui costi dell’energia e sulla stabilità. L’Italia sta lavorando su sicurezza energetica, diritti umani e non proliferazione nucleare. L’Iran è un attore destabilizzante su più fronti: nucleare, commerciale e diritti umani. Noi stiamo cercando di affrontare una crisi molto ampia, che influisce su prezzi e stabilità globale.

La scelta europea di rinunciare al gas russo è ancora sostenibile?

È una scelta che pesa, ma ormai dobbiamo puntare alla sovranità energetica. Dobbiamo produrre da soli, sviluppare rinnovabili, nucleare e costruire anche le tecnologie necessarie, senza dipendere dall’estero. La sovranità energetica è fondamentale per essere protagonisti. Dobbiamo diversificare i fornitori, sviluppare le risorse interne e arrivare a una vera autonomia, pur restando nel mercato globale.

La sovranità energetica è fondamentale per l’Europa… e anche per l’Italia?

Assolutamente sì. Noi dobbiamo ridurre i gas serra, puntando sulle rinnovabili, ma non può essere solo quello. A breve farò un incontro sulle materie prime critiche, che sono fondamentali. Pensi che una nostra ricercatrice italiana ha trovato delle terre rare in Sardegna. L’obiettivo è proprio diversificare le forniture. Dobbiamo sviluppare le rinnovabili – solare, eolico, idroelettrico – ma anche considerare il ruolo di nucleare e gas. Serve un nuovo mix energetico per il futuro e dobbiamo valorizzare le risorse che abbiamo in Italia. Questo è il concetto di neutralità tecnologica e di sovranità energetica.

Che ruolo ha oggi l’Europa nello scenario internazionale?

Spesso si dice che non contiamo, ma non è vero. Nella guerra in Ucraina abbiamo avuto un ruolo importante, sostenendo Kiev anche militarmente e finanziariamente per arrivare alla pace. Su altri fronti, è vero, gli Stati si sono mossi singolarmente. 

Lei si occupa anche dei rapporti con la Svizzera. Come ha visto la richiesta di rimborsi per ciò che è accaduto a Crans Montana?

È stata una richiesta che considero ignobile. La cooperazione deve basarsi sulla solidarietà, non sui bilanci. L’Italia ha sempre aiutato, ovunque. Non ha senso chiedere rimborsi ai singoli cittadini. È una posizione che respingiamo con fermezza.

Sono quasi due anni all’Eurocamera. Che Europa ha trovato e quali sono le sfide per il futuro?

C’è da fare una premessa: non possiamo stare fuori dall’Europa, perché insieme gli Stati sono più forti. E insieme abbiamo garantito pace e crescita economica. La struttura però è anche molto burocratica e appesantita. Stiamo lavorando per riportare buon senso dopo una fase in cui le politiche green erano troppo sbilanciate. Dobbiamo conciliare ambiente, lavoro e sicurezza. Le sfide sono tante: energia, industria, armonizzazione delle regole tra Stati. Oggi aprire un’attività in un Paese non è come farlo in un altro, e questo è un problema. Il futuro dell’Europa dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra sostenibilità, crescita economica e sicurezza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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