Acciaio, Brescia prima provincia per export con 1,9 miliardi

La siderurgia bresciana va controcorrente. Mentre l’Italia dell’acciaio arretra per il terzo anno consecutivo, il cuore siderurgico lombardo cerca di rialzare la testa e spinge sull’export. I numeri sono netti: secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi Siderweb sui dati Istat nel 2025 le esportazioni italiane del comparto (prodotti siderurgici, tubi e prima trasformazione) scendono del 5,7%, da 20,9 a 19,7 miliardi di euro.
Eppure, in questo scenario, Brescia rompe lo schema e cresce del 2%, per un totale di quasi 1,9 miliardi di euro di valore esportato: prima provincia italiana davanti a Udine (1,76 miliardi) Cremona (1,48 miliardi) e Mantova (1,37 miliardi). A sostenere la performance bresciana sono tutte le principali voci: prodotti siderurgici (+0,5%), tubi (+7,4%) e trasformati (+4%). Un segnale di vitalità industriale che arriva dopo un anno difficile e che certifica la resilienza di un distretto capace di adattarsi più velocemente della media nazionale.
Il mercato verso la regionalizzazione
Sarebbe comunque un errore fermarsi alla superficie dei dati. Sotto, si muove una trasformazione più profonda: la regionalizzazione del mercato dell’acciaio. Il commercio globale si sta accorciando, irrigidito da dazi, politiche industriali e nuove regole ambientali. L’introduzione del Cbam a gennaio 2026 e delle clausole di salvaguardia europee sta lentamente cambiando equilibri, ridisegna geografie e strategie.
«Il dato bresciano sull’export dimostra che la siderurgia bresciana ha ancora forza sui mercati - avverte Giuseppe Pasini, presidente di Feralpi Group e di Confindustria Lombardia - ma attenzione il mercato siderurgico va letto in termini di volumi. Negli ultimi 7-8 anni abbiamo ridotto drasticamente le esportazioni fuori dall’Europa, mentre è cresciuto il commercio all’interno dell’Unione». Il punto è tutto qui: «Il mercato si è regionalizzato. Non è solo Brescia, il tema è europeo. Stati Uniti e Canada hanno introdotto dazi importanti. Esportare fuori dall’Europa è diventato difficile».

Resta il nodo costo dell’energia
La competizione, del resto, è squilibrata. «Negli Stati Uniti l’energia costa cinque volte meno che in Italia, la Cina ha sovvenzioni statali. In queste condizioni è difficile competere». E il nodo energetico resta centrale, aggravato da tensioni geopolitiche e dall’aumento generalizzato dei costi. «La speranza è che il conflitto con l’Iran possa concludersi al più presto, ma la preoccupazione resta alta. I rincari stanno colpendo in modo diffuso: non solo l’energia, ma anche i trasporti, con un generale incremento dei costi. Anche i costruttori di Ance Brescia hanno segnalato una vera corsa dei prezzi: in aumento il bitume e l’acciaio per l’edilizia, con prospettive di ulteriori rincari su tutte le materie prime».
E gli Ets? «Incidono per 25-30 euro al megawattora: una tassa che oggi non ha più senso. Serve una battaglia europea, insieme al disaccoppiamento tra rinnovabili e gas».
Le previsioni per il 2026 sono positive
Se Pasini fotografa le difficoltà, Giovanni Marinoni Martin, vicepresidente di Ori Martin e di Confindustria Brescia, guarda alla finestra che si sta aprendo. «L’Europa perde competitività a livello globale, ma l’Italia (e Brescia) si difende bene nel mercato europeo». È qui si giocherà la partita dei prossimi anni. Il Cbam, insieme alle misure di salvaguardia introdotte a livello europeo, stanno iniziando a produrre effetti concreti. «In Europa si stimano consumi per circa 150 milioni di tonnellate di acciaio l’anno, di cui 30-35 milioni importati. Quella quota ora è destinata a ridursi, liberando spazio per i produttori europei». Una dinamica già visibile: le scorte di acciaio importato in questi mesi si stanno esaurendo e il mercato interno torna a respirare. «Questo significa più volumi produttivi e maggiore efficienza degli impianti siderurgici».

Non tutto però funziona. «Il Cbam oggi si applica solo ai prodotti grezzi, non ai finiti. In altre parole il Cbam vale per l’importazione di alluminio in pani non per le barre lavorate: è un errore. La Commissione sta lavorando per estenderlo». Una correzione decisiva, perché è lungo tutta la filiera che si gioca la vera competizione».
Il quadro, dunque, è chiaro: meno globalizzazione, più Europa. Una regionalizzazione forzata che, nel breve periodo, può persino favorire distretti solidi come quello siderurgico bresciano. Ma a una condizione: ridurre il gap competitivo su energia e costi.
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