Opinioni

Ets ed elettrificazione: riguarda anche Brescia la transizione

Dal 2031 anche gli inceneritori entreranno gradualmente nell’Ets, fino al pieno costo delle proprie emissioni dal 2034. Per una città che ospita uno dei più grandi impianti di termovalorizzazione d’Europa, non è una minaccia ma un’opportunità
Monica Frassoni

Monica Frassoni

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Dal 2031 anche gli impianti termoutilizzatori entreranno nell'Ets
Dal 2031 anche gli impianti termoutilizzatori entreranno nell'Ets

Brescia è tra le città italiane più esposte a caldo estremo e smog, anche per la sua storia industriale, nella conca padana dove l’aria ristagna. Per questo quanto deciso a Bruxelles il 17 luglio riguarda direttamente noi.

La Commissione ha presentato insieme due proposte: portare l’elettricità dal 23% al 46% dei consumi energetici entro il 2040, e riformare l’Ets, il sistema che fa pagare alle grandi industrie un permesso per ogni tonnellata di CO2 emessa. Dovrebbero rafforzarsi a vicenda; in parte si contraddicono. Vale la pena spiegare perché, senza dimenticare che questa transizione, fatta bene, è un’opportunità per Brescia, non solo un costo.

Primo mito da sfatare: l’Ets non è «solo un aggravio in bolletta». Le sue entrate finanziano tecnologie pulite per tutta l’economia attraverso il Fondo europeo per l’Innovazione, un Fondo Sociale per il Clima che dal 2027 sosterrà le famiglie più fragili, e riducono l’inquinamento nell’aria che respiriamo, non un dettaglio per una città come la nostra. Meno gas comprato dall’estero significa inoltre bollette più stabili per tutti, non solo competitività per le imprese.

Secondo equivoco: l’industria non è affatto priva di protezioni. Ne ha già tre insieme: quote gratuite sempre più condizionate a investimenti in decarbonizzazione; il Cbam, che tassa alla frontiera le importazioni ad alta impronta di carbonio; e il rimborso fino al 25% dei costi indiretti legati all’elettricità più cara, appena ampliato dall’Italia, il 20 luglio, da 1,5 a 3,6 miliardi. La richiesta di ammorbidire ulteriormente l’Ets va valutata con questo quadro presente.

Il fotovoltaico è una delle principali fonti rinnovabili - © www.giornaledibrescia.it
Il fotovoltaico è una delle principali fonti rinnovabili - © www.giornaledibrescia.it

Detto questo, la riforma cosi come è rallenta davvero il ritmo di riduzione delle emissioni: il tetto arriverà a zero solo verso il 2046-48, quasi dieci anni più tardi del previsto. Un’analisi indipendente stima che questo potrebbe autorizzare fino a 2,4 miliardi di tonnellate di CO2 in più. Nasce qui la contraddizione con l’elettrificazione: quel piano vuole rendere l’elettricità più conveniente del gas per legge, ma un Ets più permissivo tiene basso più a lungo il prezzo di inquinare, indebolendo il segnale che dovrebbe accompagnare la transizione.

Le due proposte, presentate insieme, dovrebbero remare nella stessa direzione: in parte non lo fanno, un’incoerenza che speriamo il dibattito legislativo tra Parlamento e Consiglio ma anche l’azione di imprese e società civile possa cercare di correggere.

C’è infine una misura che riguarda Brescia da vicino: dal 2031 anche gli inceneritori entreranno gradualmente nell’Ets, fino al pieno costo delle proprie emissioni dal 2034. Per una città che ospita uno dei più grandi impianti di termovalorizzazione d’Europa, non è una minaccia ma un’opportunità: oggi bruciare rifiuti sfugge quasi ovunque a un vero costo del carbonio, penalizzando chi investe in riduzione e riciclo.

Le entrate raccolte sosterranno proprio i territori su questo fronte: per Brescia, con la sua esperienza impiantistica, può diventare un vantaggio competitivo. Insomma, ancora una volta, la transizione energetica non è un vincolo imposto dall’alto: è la strada più concreta per avere aria più pulita, bollette più stabili e un’industria capace di competere nei prossimi decenni, non solo di sopravvivere ai prossimi cinque anni. Vale la pena pretendere che l’Europa la porti a termine con coerenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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