Economia

Energia e gas: schiaffo da 300 milioni per l’industria bresciana

L’instabilità nello stretto di Hormuz riaccende l’emergenza: secondo i calcoli di Confindustria Brescia la «bolletta» nel 2026 toccherà la cifra record di 1,752 miliardi di euro
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

Per il settore industriale bolletta salatissima: pesa la crisi di Hormuz - © www.giornaledibrescia.it
Per il settore industriale bolletta salatissima: pesa la crisi di Hormuz - © www.giornaledibrescia.it

L’emergenza energia torna a bussare alla porta della manifattura bresciana e presenta un conto che rischia di riportare indietro le lancette ai mesi più difficili della crisi del 2022. L’instabilità nello stretto di Hormuz e la conseguente nuova fiammata delle quotazioni di gas ed elettricità hanno costretto gli analisti del Centro Studi di Confindustria Brescia a rivedere al rialzo le previsioni sulla bolletta energetica dell’industria della nostra provincia: per il 2026 il costo complessivo di elettricità e gas è ora stimato in 1,752 miliardi di euro, quasi 300 milioni in più rispetto agli 1,464 miliardi calcolati appena lo scorso luglio in occasione del 50mo anniversario di Scenari & Tendenze.

Il raffronto

L’aumento sfiora il 20% in poche settimane e disegna un quadro che – al netto dell’eccezionale picco del 2022 causato dalla guerra in Ucraina – rappresenta il nuovo massimo storico per l’industria bresciana. Rispetto al 2025, quando la bolletta si era attestata attorno a 1,27 miliardi, l’incremento supera il 38%. Ancora più impressionante il confronto con il biennio precedente alla pandemia: il costo dell’energia risulta oggi superiore di circa il 167%.

È una dinamica che riporta al centro una fragilità strutturale dell’economia italiana. Il Pun, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, questa settimana ha raggiunto quota 212 euro al MWh, superando anche il picco registrato il 5 agosto e tornando sui livelli che non si vedevano da fine 2022. La progressione è stata costante: 119 euro a maggio, 132 a giugno, 157 a luglio e 180 ad agosto, prima dell’ultima accelerazione.

Fuori dal mercato

«Oggi l’energia costa meno rispetto alla follia che abbiamo vissuto nel momento di picco, ma questo non significa affatto che il problema sia risolto», spiega il presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava. «Abbiamo perso la percezione della nostra resilienza: si dice che il costo sia diminuito, ma resta comunque fuori dal mondo. L’Italia paga l’energia elettrica fino a tre volte rispetto ai Paesi europei più competitivi».

Gli energivori

Per Brescia, dove siderurgia, metallurgia e numerose filiere manifatturiere hanno un’elevato utilizzo di energia, la questione assume dimensioni sistemiche. Le stime elaborate a livello nazionale per i settori gas intensive indicano – mantenendo gli attuali prezzi – aumenti prospettici annui del 133% per il gas e dell’87% per l’elettricità. La siderurgia, colonna dell’industria bresciana, potrebbe registrare ulteriori incrementi nell’ordine del 15-20% per il gas e del 30-40% per l’energia elettrica entro la fine dell’anno.

Ma, avverte Streparava, sarebbe un errore circoscrivere l’emergenza ai grandi energivori. «Il costo dell’energia è e rimane una delle voci più importanti per tutta la manifattura. Non riguarda soltanto le imprese energivore: è un cappio al collo delle imprese. Colpisce le grandi aziende, le pmi, gli artigiani e, indirettamente, anche le famiglie. Quando si riduce il potere d’acquisto delle famiglie, l’effetto si riversa sull’intera economia».

La richiesta degli industriali è quindi quella di abbandonare la logica degli interventi episodici. «Il recente decreto Energia è stato un brodino, una grande aspettativa seguita da una grande delusione», afferma il presidente degli industriali bresciani. «Il problema non si risolve con piccole manovre o facendo semplicemente pagare allo Stato una parte dei costi. Va affrontato radicalmente, soprattutto a livello europeo».

Le priorità indicate sono il disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas, la revisione del meccanismo Ets e delle componenti di costo legate alle emissioni, oltre a una diversa regolazione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. «Non ha senso continuare a trasferire sul prezzo dell’elettricità prodotta con le rinnovabili costi legati alla CO2 che quelle fonti non emettono», sostiene Streparava.

Il fotovoltaico

Il paradosso è che le imprese stanno reagendo investendo direttamente nella produzione energetica. «Le aziende stanno mettendo milioni nel fotovoltaico non tanto per diventare più competitive, ma semplicemente per mitigare l’impatto devastante del costo dell’energia. E poi ci sono imprese che, dopo aver investito, attendono fino a un anno per l’allacciamento. Sono queste le cose incomprensibili del sistema».

La crisi di Hormuz ha dunque riacceso un problema che a Brescia non era mai realmente scomparso. La nuova bolletta da 1,752 miliardi rappresenta non solo l’effetto di una tensione geopolitica, ma il costo di una vulnerabilità strutturale. «Le cose da fare ci sono», conclude Streparava. «Serve la volontà di farle. Il problema è europeo, ma alcune risposte possono e devono arrivare anche dall’Italia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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