È tempo di chiusura anche quest’anno per le fabbriche metalmeccaniche bresciane, che abbassano le serrande per ferie, seppure con date differenti. Come tradizione, la maggior parte delle aziende si ferma per le due settimane centrali, a cavallo di Ferragosto, quindi dal 10 al 22 del mese.
Ma non manca chi mette in «standby» l’attività per un periodo più lungo, in alcuni casi tre settimane piene o più, tra cui Bialetti, Metal Work, Gnutti Transfer, Virgilio Cena, Acciaierie Calvisano, Alpress, Scab (dal 3 al 21 agosto); Streparava, Feralpi, Signal, Mesdan, Trafilati Martin (dal 3 al 23 agosto).
E chi, al contrario, ha deciso di non fermare i macchinari, anche se si tratta di una percentuale ridotta. Tra le realtà che hanno optato per la «no chiusura» vi sono, ad esempio, Gnutti Maclodio, Almici, Alto, Italpresse Gauss, Bergomi. Si concede solo una manciata di giorni (dal 10 al 14 agosto) Antares Vision e lo stesso fanno Gefran, Innse Berardi, Palazzoli, Temprall. La tendenza consolidata è il venir meno di una chiusura totale ad agosto, allineandosi il comportamento delle nostre aziende a quello del resto del mondo.
Il modello europeo delle ferie a rotazione
Si fanno le ferie a rotazione, ma i processi industriali sostanzialmente devono proseguire.
Per breve o meno che sia, lo «stop» agostano rappresenta anche un momento per tracciare un bilancio dell’ultima annata per il settore metalmeccanico della nostra provincia, da cui emerge un quadro abbastanza positivo nell’insieme, fermo restando le criticità che sono riflesso di un macro scenario ancora complicato.
I campanelli d’allarme. «Potrei dire che, tutto sommato, allo stato attuale grandi problemi non ce ne sono – commenta il segretario Fim Cisl, Stefano Olivari –. L’utilizzo della cassa integrazione è nella media, forse addirittura meno. Certamente dobbiamo anche parlare di un problema più sistemico e che, per quanto riguarda la questione industriale, è di ampia portata. Le guerre che non si fermano, il costo dell'energia che continua ad essere elevato: se dovessimo fare una sintesi, oggi, il campanello d’allarme può arrivare da un processo di medio e lungo periodo, che rischia di erodere i margini aziendali».
È stata intensa nell’ultima stagione l’attività sindacale nell’ambito della contrattazione e dei rinnovi contrattuali. «Siamo soddisfatti – riferisce Olivari – perché abbiamo chiuso Federmeccanica che rappresenta 1.600.000 lavoratori, poi abbiamo chiuso Unionmeccanica Confapi ed un capitolo importante come il contratto nazionale degli artigiani e anche il contratto regionale lombardo della categoria. Adesso c'è questa discussione che deve iniziare tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria per recuperare a livello più generale il potere di acquisto e trovare soluzioni strutturali per i problemi dei lavoratori e delle aziende».



