In Russia Jabloko, l’unico partito registrato contrario alla guerra, è stato escluso dalle prossime elezioni parlamentari, l’ennesima messinscena i cui risultati sono già stati decisi dal Cremlino. In Ucraina, invece, uno degli sfidanti di Zelensky può chiedere di riaprire la competizione elettorale sospesa, legalmente, dalla legge marziale introdotta nel 2022.
Quel rivale è Mykhailo Fedorov, 35enne. Enfant prodige di Zelensky nel 2019 che ha prima digitalizzato amministrazioni e servizi pubblici e poi, da Ministro della difesa, ha combattuto malaffare, burocraticismi e pratiche autoritarie. Si è quindi scontrato col comandante delle forze armate Oleksandr Syrsky, inviso al popolo e accusato di soffocare l’iniziativa dei comandi inferiori, distribuire male le armi e ostacolare le riforme. Fedorov è quindi caduto vittima di uno dei tanti rimpasti con i quali Zelensky, che pur continua legittimamente a esercitare la presidenza dopo la scadenza del mandato, ha centralizzato il potere, mentre silurava rivali e proteggeva i suoi sodali.
Nel 2024 ha rimosso il popolarissimo comandante delle forze armate Valerii Zaluzhny. Nel 2025 ha cercato senza successo di silenziare le agenzie anticorruzione ucraine, poco prima che Timur Mindich, suo ex socio e uomo chiave della cerchia presidenziale, fosse indagato nell’ambito di un grave scandalo di corruzione (riguardava i fondi destinati a ricostruire e proteggere le infrastrutture energetiche danneggiate dai russi). A luglio Zelensky ha prima difeso Syrsky e silurato Fedorov. Poi, dopo grandi proteste, ha rimosso anche il primo, senza però reintegrare il secondo. Un pasticcio.
Ora la sortita di Fedorov appare insieme un sintomo democratico e uno sgambetto politico spregiudicato. Ha chiesto un meccanismo per eleggere un nuovo presidente anche se la guerra continuasse, pur sapendo che è impossibile. La legge vieta elezioni durante la legge marziale e ci vorrebbero, a guerra finita, sei mesi di tempo per aggiornare registri sconvolti da milioni di profughi e sfollati, ricostruire seggi, organizzare il voto di 800.000 militari e degli ucraini all’estero e proteggere il processo dalle interferenze russe. Poi servirebbero i normali 90 giorni per la campagna elettorale.
Fedorov però non avrebbe potuto scegliere momento migliore per attaccare Zelensky: la ormai ex vice-capo del suo ufficio presidenziale, Irina Mudra, è accusata di aver organizzato il riciclaggio di quasi 3 milioni di euro attraverso una banca statale per pagare la cauzione dell’ex ministro German Galushchenko, coinvolto nello scandalo che travolse anche Mindich. L’operazione sarebbe stata suggerita proprio da lui per evitare che Galushchenko collaborasse con la giustizia, implicando altri esponenti probabilmente vicini a Zelensky.
I am grateful to the MPs for supporting Andrii Sybiha for the position of Minister of Foreign Affairs of Ukraine and Yevhenii Khmara for the position of Minister of Defense of Ukraine. The tasks for both ministers are absolutely clear: Ukraine needs more strength. And it will…
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) August 19, 2026
L’Ucraina si trova in una posizione estremamente precaria: regge al fronte, ma è iniziata l’ennesima offensiva russa che mira a conquistare la porzione restante del Doneck. Le truppe di Mosca, al prezzo di enormi sacrifici, infiltrano le posizioni ucraine e rosicchiano terreno. Nel frattempo in Ucraina l’atmosfera politica si fa sempre più soffocante.
Il test più vitale per Kiev arriverà dopo un’eventuale tregua. Una pace realistica congelerà il fronte, senza restituire all’Ucraina tutti i territori occupati. Zelensky, Fedorov, Zaluzhny e l’intera società dovranno gestire una non-vittoria dopo anni di sacrifici: la rabbia dei veterani verso chi ha evitato la leva, quella dei renitenti verso metodi di reclutamento spesso brutali, rivalità politiche e militari compresse dalla guerra.
Ma fallire la transizione alla pace e il ritorno alla democrazia non implicherebbe solo tensioni interne che potrebbero indebolire l’Ucraina in vista di una probabile nuova aggressione russa. Significherebbe anche mettere a repentaglio il processo di adesione ucraina all’Ue, l’unica via rimasta a Kiev per integrarsi con l’Occidente.




