A Castenedolo c’è una nuova opera d’arte: un murale su una casa

L’ha realizzato l’artista Vera Bugatti per Nadia Taglietti, ricercatrice storica e scrittrice, e per il marito Eric Saudou: ora è a disposizione dell’intera comunità
Elisa Cavagnini
Da muro a opera d'arte per la comunità firmata da Vera Bugatti
Da muro a opera d'arte per la comunità firmata da Vera Bugatti

Il muro di una casa privata che sorge alla Macina, quella di Nadia Taglietti e del marito Eric Saudou, diventa opera d’arte, intitolata «Comunione di intenti», che nasce con la concezione di donare qualcosa di bello per l’intera comunità, in controtendenza a tempi difficili dove, tra guerre, egoismi e polemiche, pare esserci sempre meno spazio per la ricerca della bellezza.

Energia positiva

«La bellezza è da ricercare nella quotidianità e l’arte e la cultura ne sono fondamentali veicoli». Da questo presupposto, Nadia Taglietti, che nella vita è una ricercatrice storica, scrittrice e figura poliedrica molto attiva in tante realtà di volontariato, ha avuto l’idea di commissionare all’artista Vera Bugatti un lavoro che potesse ricordare a ciascuno quanto sia importante generare energia positiva, considerata un contagioso motore per il mondo intero.

Il messaggio

Quali avrebbero dovuto essere le peculiarità dell’opera? Nadia, innanzitutto, voleva che vi fosse presente un omaggio alla sua mamma e al suo papà, quest’ultimo, morto nel giugno dello scorso anno. «La creazione di Vera Bugatti, della quale ho una stima immensa, sia come persona sia come professionista, rappresenta in primis un ringraziamento a chi, nella vita, mi ha dato la possibilità di realizzarmi, studiare e concretizzare i miei sogni: la mia mamma, che ancora condivide le mie gioie e le mie fatiche, e il mio papà, che non c’è più. In secondo luogo doveva raccontare qualcosa di me, delle mie ricerche storiche e delle mie passioni, quali i viaggi, i fiori e la spiritualità. Desideravo, in particolare, che venisse data centralità alla rappresentazione del movimento delle beghine, nato nel XII secolo nelle Fiandre, diffusosi poi in Europa e quindi in Italia, con il nome di umiliate, bizzocche o mantellate. Si tratta di una forma rivoluzionaria unica di autonomia femminile nel Medioevo; queste donne scelsero di vivere in maniera comunitaria e consacrata ma senza prendere i voti perpetui, restando così indipendenti dall’autorità maschile, sia religiosa sia familiare, e per questo vennero largamente perseguitate».

Il dono

L’opera d’arte, ora conclusa e inaugurata, è stata realizzata ad aprile, attirando scie di persone curiose. «Vera Bugatti ha colto nel segno quanto desideravo trasmettere ed evocare attraverso simbologie. In tanti mi hanno supportata in queste giornate dedicate all’arte: dal mio vicino, Pietro Mancini, chiamato l’ingegnere per l’aiuto logistico, la ditta Mollo di Rezzato per l’impiego della piattaforma, le fotografie di Andrea Zampatti. Ora faccio questo dono alla mia comunità, certa che la bellezza faccia bene all’anima».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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