Strage di piazza Loggia, in aula la ricerca degli esecutori

Riprendono i dibattimenti a carico di Marco Toffaloni e Roberto Zorzi
La stele in memoria delle vittime della strage di piazza della Loggia a Brescia - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
La stele in memoria delle vittime della strage di piazza della Loggia a Brescia - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Appuntamento l’11 e il 12 settembre. Prima al Palagiustizia di via Lattanzio Gambara, davanti alla Corte d’assise. Poi in via Vittorio Emanuele, al Tribunale per i minorenni. Il processo a Roberto Zorzi, veronese e neofascista da poco maggiorenne nel maggio di cinquant’anni fa, dovrebbe invece entrare nel vivo, con il primo teste convocato dai pubblici ministeri. Quello a Marco Toffaloni, ordinovista scaligero che a differenza del primo all’epoca non aveva ancora diciassette anni, è invece già a buon punto e proseguirà con altri testimoni dell’accusa.

Il tentativo, complicato dai carichi di lavoro che gravano sul limitato contingente di giudici della prima sezione penale del tribunale ordinario, è quello che l’accertamento di quella porzione di verità giudiziaria sulla strage di piazza della Loggia che ancora manca, ovvero l’esecuzione materiale dell’eccidio, proceda in sincrono sul doppio binario e approdi simultaneamente o quasi a sentenza. L’obiettivo, almeno per ora, è ambizioso. Lo scarto tra i due procedimenti è ampio.

Le udienze celebrate sino ad ora davanti alla Corte d’assise sono state due ed entrambe sono state interlocutorie. Nel corso della prima, lo scorso 29 febbraio, il presidente Roberto Spanò aveva denunciato la carenza di personale giudicante nella sua sezione, aveva chiesto rinforzi e fatto capire che, in assenza di ritocchi al suo organico, il processo al «marcantonio» amico dei neofascisti bresciani, presente a Brescia ai funerali di Silvio Ferrari, fermato subito dopo la strage, ma rilasciato poche ore dopo, avrebbe avuto un incedere non adeguato alla delicatezza del fascicolo. Il 18 giugno, alla ripresa, il processo non è andato oltre la richiesta di prove e la notizia che l’imputato, che da decenni vive negli Stati Uniti, vorrebbe farsi sentire.

Quella di mercoledì prossimo, pertanto sarà la prima vera udienza dibattimentale. Sul banco dei testimoni ci sarà il colonnello del Ros Massimo Giraudo, che di strage di piazza della Loggia, su incarico della magistratura bresciana si occupa dalla fine degli anni ’90. Probabile che non basti un solo appuntamento per consentire ai pm Silvio Bonfigli e Caty Bressanelli, agli avvocati delle parti civili e ai difensori dell’imputato di concludere l’esame.

I testimoni

Il colonnello Giraudo è già stato sentito nel processo a carico di Marco Toffaloni, quello che si sta celebrando davanti al tribunale per i minorenni. Il suo esame ha occupato due udienze delle sei che sono state già celebrate e che danno conto del divario tra i due dibattimenti in corso per accertare la responsabilità esecutiva della strage di piazza della Loggia. Giraudo ha fornito una panoramica sulla strategia della tensione, ha parlato dei gruppi neofascisti, delle loro dinamiche e dei loro linguaggi, ma anche degli ordinovisti che hanno e hanno avuto più d’un punto di contatto con l’eccidio del 28 maggio di 50 anni fa.

Nel processo al tribunale per i minorenni lo scorso 18 luglio è stato sentito anche Gianpaolo Stimamiglio, l’ordinovista che a partire dalla prima decade del Duemila, con le sue rivelazioni, ha permesso di individuare in Toffaloni uno dei presunti esecutori materiali della strage che costò la vita a 8 persone e ne ferì altre 102. Stimamiglio ha sostanzialmente confermato quello che aveva avuto modo di lasciare a verbale nel corso della sua collaborazione, ma anche di dire in un’intervista con il Giornale di Brescia nel settembre dello scorso anno. Ha affermato di aver appreso dallo stesso Toffaloni - giovane che frequentava l’ordinovismo veronese, le sue basi ed i suoi esponenti di punta - della sua presenza a Brescia il giorno della strage e di un suo ruolo nella fase esecutiva.

Giovedì 12 saranno sentiti altri quattro i testimoni dell’accusa. Il presidente del tribunale per i minorenni Federico Allegri ha segnato altre nove udienze fino alla fine dell’anno: quella del 19 settembre, oltre alle tre di ottobre (3,17 e 31), alle tre di novembre (7, 14 e 28) e alle due a dicembre (5 e 19). Difficile che l’omologo processo al tribunale ordinario possa prendere un ritmo così serrato.

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