Cronaca

Strage di piazza Loggia, «quella sera al Blue Note c’era anche Zorzi»

Fu visto insieme ad Ermanno Buzzi la notte in cui morì Silvio Ferrari e in cui avvenne l’attentato alla discoteca di via Milano
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Piazza Loggia dopo la strage - Foto © www.giornaledibrescia.it
Piazza Loggia dopo la strage - Foto © www.giornaledibrescia.it

Il processo è contro Marco Toffaloni, ma le prove raccolte ieri al tribunale dei minori davanti al presidente Federico Allegri sono contro Roberto Zorzi, l’altro presunto esecutore materiale che del processo minorile non è parte, ma solo interessato spettatore.

Ieri nel corso della terza udienza del dibattimento a carico del neofascista veronese, accusato della fase esecutiva della strage di piazza Loggia, che il 28 maggio del 1974 non aveva ancora 17 anni, sono stati sentiti due testi che gli inquirenti ritengono decisivi: un uomo e una donna, che all’epoca si frequentavano ed erano poco più che maggiorenni.

I due sono stati chiamati a testimoniare sulle persone che incontrarono la sera tra il 18 e il 19 maggio di quell’anno, quella in cui Silvio Ferrari, giovane neofascista bresciano, saltò in aria in piazza del Mercato mentre trasportava una bomba con la sua vespa, e che è passata alla storia giudiziaria della strage per l’attentato alla discoteca Blue Note di via Milano. Sentiti più volte nel corso delle indagini per l’attentato che costò la vita ad otto persone e provocò il ferimento di altre 102, lei disse di aver avuto appuntamento con lui fuori dal Blue Note, locale frequentato da omosessuali e per questa ragione nel mirino dei neofascisti bresciani.

Disse di averlo visto nei pressi di un furgone in compagnia di Ermanno Buzzi e di una persona che all’epoca non conosceva, ma che ha riconosciuto nelle fotografie dell’epoca di Roberto Zorzi. La donna ha confermato i suoi ricordi, mentre lui, richiesto delle stesse circostanze dal pm Caty Bressanelli, ma anche del rapporto che aveva con Buzzi (che per la sentenza che ha condannato all’ergastolo Maggi e Tramonte era tutt’altro che un cadavere da assolvere), e dell’eventualità che quella sera, su quel furgone vide una scatola di scarpe contenente una bomba, ha detto di non ricordare. Ha riconosciuto a sua volta Roberto Zorzi, ha parlato del suo rapporto con Buzzi e del fatto che in altre occasioni questi gli mostrò armi, ma non bombe e non quella sera. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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