La bonifica entra nei cantieri, la ricerca entra nelle case dei cittadini. Si muove lungo un doppio binario la nuova fase del percorso legato al Sin Caffaro: da una parte gli interventi di risanamento ambientale avviati nei mesi scorsi, dall’altra il biomonitoraggio che coinvolgerà 938 bresciani tra i 20 e i 50 anni.
Le lettere

Nei prossimi giorni Ats Brescia spedirà le prime 1.876 lettere ai cittadini selezionati per partecipare allo studio che prevede, accanto alle analisi tradizionali su sangue e urine, anche la misurazione di indicatori biologici di esposizione a sostanze come Pcb, Pfas, metalli pesanti, composti organici volatili e idrocarburi policiclici aromatici. Presentato ieri da Ats, Asst, Comune di Brescia e Regione, il progetto rappresenta il più importante tra i cinque biomonitoraggi avviati nei siti di interesse nazionale lombardi e rientra in un programma del Ministero della Salute.
«L’avvio della bonifica e questo studio rappresentano due momenti fondamentali perché mettono la salute al centro del nostro impegno» sottolinea la sindaca Laura Castelletti, ricordando come l’Amministrazione avesse sollecitato un nuovo approfondimento sanitario dopo quelli realizzati nel 2001-2002 e nel 2013.
L’indagine
I cittadini coinvolti sono stati scelti casualmente tra i residenti da almeno cinque anni nel Comune di Brescia. La fascia d’età 20-50 anni è dovuta al protocollo nazionale, che punta a fotografare lo stato di salute della popolazione giovane-adulta in età lavorativa.
«Partiamo con la bonifica quest’anno e cerchiamo di guardare avanti, non più indietro» spiega il referente scientifico del progetto, l’epidemiologo Giovanni Maifredi. Le aree in cui verranno inviate le lettere comprendono i quartieri Primo Maggio, Chiesanuova, Fornaci, Villaggio Sereno e altre zone previste dal protocollo, e i prelievi saranno effettuati al Civile a partire da settembre. Ogni partecipante riceverà gratuitamente gli esiti attraverso il Fascicolo sanitario.
Gli obiettivi Il direttore generale di Ats Brescia Claudio Sileo ha evidenziato come «il valore dello studio stia anche nella possibilità di confrontare i dati bresciani con quelli raccolti negli altri siti nazionali», mentre il direttore generale degli Spedali Civili Luigi Cajazzo ha ricordato che, «previo consenso, i campioni potranno essere conservati nella biobanca del San Matteo di Pavia per future ricerche».
I risultati complessivi sono attesi nel 2027 e contribuiranno a definire un quadro aggiornato dello stato di salute della popolazione bresciana.



