La sindaca: «Finalmente la bonifica Caffaro, ora sogno il teatro romano»

Dall’ambiente alla sicurezza, passando per la mobilità, fino all’integrazione degli immigrati. Ancora: la viabilità, la cultura e il turismo. Con la sindaca Laura Castelletti facciamo il punto di questi quasi tre anni alla guida della città.
Lo spunto da cui partire sono i dati della Qualità della vita, la ricerca statistica che fotografa le comunità bresciane sulla base di decine di indicatori. Siamo partiti dai Comuni che si sono classificati al primo posto nei rispettivi gruppi: Ponte di Legno, Pralboino, Castrezzato e Orzinuovi.
Oggi siamo con la prima sindaca a guidare la Loggia. Partiamo proprio da qui, per capire a che punto è la parità di genere. «Molto lontana» precisa subito. E ci fa un esempio emblematico: «Durante i primi incontri che facevo – ci racconta – se capitava che accanto a me ci fosse un dirigente comunale o un assessore ecco che gli interlocutori erano portati a rivolgersi a loro e non a me, nonostante io fossi la sindaca».
Una scena che sembra arrivare da «Quo vado?», con Checco Zalone che entrando, appunto, in un ufficio pubblico si siede di fronte al segretario maschio e non alla dirigente donna.
Poi la situazione è migliorata?
«(ride) Direi proprio di sì. Ma ribadisco che non è stato né semplice né scontato. Vuole sapere chi è stato il primo a chiamarmi sindaca in pubblico?»
Chi?
«Il vescovo Pierantonio Tremolada. Pochi giorni dopo la mia elezione ho partecipato a una cerimonia in Duomo vecchio, il vescovo mi ha invitata per un intervento chiamandomi, appunto, sindaca. Non me l’aspettavo».

Qual è la qualità della vita della sindaca di Brescia?
«Fare il sindaco è molto impegnativo e stressante: un impegno che anche mentalmente dura 24 ore per sette giorni su sette. È molto faticoso».
Questo per il sindaco, e per una sindaca?
«Per una donna è ancora più difficile, viviamo in un mondo muscolare, appunto molto maschile. Ma questo tipo di approccio al mio ruolo e alla vita in generale non è certo nella mia indole».
Come riesce quindi a imporsi?
«Lavorando e lavorando, mettendo in campo un’autorevolezza nei fatti. Per gli uomini tutto questo viene dato invece quasi sempre per scontato».
Può contare sulla sua squadra di assessori.
«Certamente, su questo non c’è dubbio».
Buoni rapporti con tutti?
«In una squadra ognuno porta le proprie competenze, le proprie storie. Le diversità, in un percorso di serio e leale confronto, servono per arricchire tutti».
Lei ha nominato tre assessori: Camilla Bianchi, Anna Frattini e Michela Tiboni. Reggete bene l’urto degli uomini?
«(ride) Le dico un dettaglio: in Consiglio comunale, nei banchi della Giunta, sono sedute davanti a me proprio per fare squadra compatta. Ma tornando seri: sul fronte della parità c’è ancora moltissima strada. Alle mie giovani colleghe do un semplice consiglio: non essere troppo intransigenti, i risultati si ottengono credendo nei propri valori e ideali, ma confrontandosi continuamente. Questo vale innanzitutto per me».
Parliamo dei dati della Qualità della vita, la città, pur con buoni indicatori, non riesce però mai a trionfare. Perché?
«Senza offesa per nessuno, ma giochiamo in un altro campionato. Non solo, noi ragioniamo come area metropolitana, coinvolgendo nelle scelte e nei progetti la Giunta dei sindaci dei Comuni dell’hinterland. Per esempio, sul fronte del trasporto pubblico, posso citare la ciclabile del Mella, che ha coinvolto Roncadelle e Collebeato, o BiciMia fino a Bovezzo. E poi il recente progetto del prolungamento delle metropolitana fino a Concesio».
Volete in ogni modo limitare l’assalto delle auto alla città.
«Un trasporto pubblico efficiente e capillare incide in modo decisivo sulla qualità della vita delle persone».
Il tram è un progetto a cui tenete molto, in questi giorni abbiamo visto come i cantieri possano invece incidere negativamente sulla qualità della vita delle persone.
«Confermo che sul tram abbiamo grandissime aspettative. Come del resto sono ben consapevole che il percorso verso la conclusione del progetto non sarà impresa semplice, ma i cantieri non saranno impattanti come quelli della metropolitana. Metropolitana che poi nel tempo ha riscosso un grandissimo successo. Fin da ora chiedo ai bresciani di avere pazienza».
Perché punta così tanto sul tram?
«Il tram è il modo di spostarsi meno costoso e pulito: una scelta quindi pienamente ecologica. Ma non solo, grazie a questa operazione riqualificheremo anche quartieri e strade, come per esempio via Orzinuovi».
Sulla quale c’è molto da fare.
«Concordo, ripeto: pazienza e il risultato andrà a beneficio di tutti».
Nella classifica della Qualità della vita pesa un cattivo piazzamento sul fronte della sicurezza. Come replica a questi dati?
«Con una semplice constatazione: negli ultimi tre anni sono cresciuti i reati predatori. Ma non solo da noi: in tutte le città. Forse qualche domanda l’attuale Governo dovrebbe porsela. Detto questo, noi siamo comunque in campo; con i nostri agenti di Polizia locale e d’intesa con le forze dell’ordine, in coordinamento con la Questura, soprattutto in zone come la Stazione e via Milano».
Il controllo di vicinato funziona?
«Sì, ma con una precisazione: non sono squadroni che girano per le strade in autonomia; sono persone attente e sensibili che fanno segnalazioni alle forze dell’ordine con cui lavorano in rete».
E le baby gang?
«Né forze dell’ordine né i magistrati parlano di baby gang, una definizione che presuppone una forma strutturata di organizzazione. Qui siamo invece di fronte a malessere, che certo va arginato. Ma questo lo si fa con la certezza della pena, che non dipende da noi, e mettendo in campo un sistema di patti educativi tra le varie realtà e istituzioni».
C’è il tema molto delicato dei minori non accompagnati.
«Ne sono arrivati un numero consistente dall’Egitto. Il Governo ci chiede di farcene carico, e ci dà le risorse per il loro mantenimento. Io ho incontrato alcuni di questi ragazzi, hanno storie di violenza per noi inimmaginabili. Oltre al vitto e all’alloggio servono progetti per far loro superare tutto questo, per integrarsi, ma su questo fronte i fondi non arrivano».
Di fronte a quanto sta accadendo nel mondo, Brescia è un esempio dell’integrazione possibile?
«Sì, grazie alla presenza di una rete di associazionismo e volontariato molto forte: questo è fondamentale per accompagnare e gestire l’integrazione degli immigrati. Conta anche che da noi c’è lavoro, questo è elemento di serenità».
La raccolta differenziata cresce ma di poco: perché non introducete il sistema puntuale? Era nel vostro programma elettorale.
«Nel programma elettorale c’era scritto che avremmo avviato il percorso. Detto questo: si può anche valutare e cambiare idea. Mantova, per esempio, è tornata ai cassonetti».
Ma perché a Milano è possibile e a Brescia no?
«Per vari motivi pratici, a Milano ci sono spazi nei condomini dove mettere i rifiuti, ci sono poi i portinai che noi non abbiamo più. Ma a parte questo, io penso che si debba partire dalle nostre abitudini: produrre meno rifiuti e differenziare sempre di più. C’è un dato di fatto che ognuno può constatare: anche a causa delle consegne a domicilio e dei molti contenitori, la spazzatura negli ultimi anni è cresciuta moltissimo».
Si può confidare solo sulla buona volontà delle persone?
«Serve indubbiamente un cambio culturale che parte dall’educazione dei più piccoli. Poi si migliora anche dando multe a chi abbandona i rifiuti, come stiamo puntualmente facendo».
È ancora convinta delle scelte fatte sulla raccolta del verde?
«Abbiamo tolto i green box e siamo passati al porta a porta del verde, inizialmente ci sono state pesanti polemiche e lamentale, ma ora il sistema è stato pienamente metabolizzato. Sui rifiuti abbiamo invece fatto altre riflessioni, che continuano».
Il sogno che vorrebbe realizzare da sindaca?
«La rinascita del teatro romano, riconsegnare alla città un luogo pubblico di così altro valore: unico in tutto il nord Italia».
Il progetto di cui è più orgogliosa?
«Fra due settimane arriveranno le ruspe alla Caffaro e partirà la bonifica: anche questo è un sogno che si realizza. Aggiungo un’ultima cosa di cui sono molto orgogliosa: Brescia è sempre più una città europea».
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