La chiamano Piccola Velocità, ma a Brescia – da oltre vent’anni – quasi non si muove. È il terminal ferroviario merci che avrebbe dovuto spostare camion dalla strada al ferro, alleggerire il traffico, modernizzare la logistica. Invece è rimasto sospeso tra annunci, studi e promesse. Un’infrastruttura che non è mai stata bocciata, ma nemmeno realizzata. Ed è forse questa la sua vera condanna.
Quando è cominciata
La storia non comincia nel 2016, né nel 2022 con i protocolli d’intesa, ma molto prima. La Piccola Velocità nasce all’inizio degli anni Duemila, quando il nodo ferroviario bresciano viene individuato come snodo strategico della logistica del Nord Italia, cerniera naturale tra il corridoio est-ovest e l’asse nord-sud.




