Cronaca

Il paradossale caso dello scalo merci dei treni a Brescia, dall’inizio

Si chiama Piccola Velocità, ma è un’opera immobile da anni: un’infrastruttura che non è mai stata bocciata, ma nemmeno realizzata. I protocolli d’intesa risalgono all’inizio degli anni Duemila, ora slitta al 2029
Lo scalo merci della Piccola Velocità - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Lo scalo merci della Piccola Velocità - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it

La chiamano Piccola Velocità, ma a Brescia – da oltre vent’anni – quasi non si muove. È il terminal ferroviario merci che avrebbe dovuto spostare camion dalla strada al ferro, alleggerire il traffico, modernizzare la logistica. Invece è rimasto sospeso tra annunci, studi e promesse. Un’infrastruttura che non è mai stata bocciata, ma nemmeno realizzata. Ed è forse questa la sua vera condanna.

Quando è cominciata

La storia non comincia nel 2016, né nel 2022 con i protocolli d’intesa, ma molto prima. La Piccola Velocità nasce all’inizio degli anni Duemila, quando il nodo ferroviario bresciano viene individuato come snodo strategico della logistica del Nord Italia, cerniera naturale tra il corridoio est-ovest e l’asse nord-sud.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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