Lamarmora, da borgo agricolo a polo commerciale di Brescia

Un quartiere con ampi spazi verdi e un ricco tessuto produttivo. Non mancano criticità legate al traffico e all’inquinamento
  • Il quartiere Lamarmora
    Il quartiere Lamarmora - © www.giornaledibrescia.it
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Questo articolo fa parte di una serie di reportage dedicati ai 33 quartieri di Brescia: un viaggio alla scoperta della storia, dei volti e delle trasformazioni urbane che hanno ridefinito la città. Per scoprire tutti gli altri capitoli clicca qui.

Lamarmora

Distese di campi agricoli, qualche cascina sparsa nella campagna, un vecchio ospedale psichiatrico e un grande cilindro di metallo. È Lamarmora, un quartiere che deve il suo nome al generale La Marmora, figura legata alla Terza guerra d’Indipendenza. Un tempo era un’area abitata in prevalenza da una popolazione povera, tra case popolari e attività per lo più agricole. Oggi il tessuto economico e sociale è profondamente cambiato e Lamarmora è diventato uno dei poli produttivi e commerciali più frequentati della città

La storia

La storia del quartiere inizia nel 1882 quando la villa delle sorelle Girelli venne trasformata nell’ospedale psichiatrico Pilastroni, per iniziativa di Padre Ghidini dei Fatebenefratelli. La struttura negli anni è stata ampliata fino a diventare l’attuale Irccs Centro San Giovanni di Dio. Qualche decennio più tardi, precisamente nel 1930, sorse la Centrale del Latte, che al tempo assicurava un controllo igienico e la distribuzione quotidiana del latte; oggi l’azienda ha ampliato la propria produzione, diventando una delle realtà industriali di riferimento del territorio.

Sempre negli anni Trenta venne costruito il gasometro di Brescia, testimonianza di un’epoca in cui il gas illuminava case e fabbriche. Con il tempo la struttura ha perso la sua funzione originaria, ma è rimasta uno dei simboli della zona. «Inizialmente si pensava di demolirlo – spiega il presidente del Consiglio di quartiere Gianluca Vicini –. Oppure di trasformarlo in un un museo». Al momento però il metallico cilindrico rimane lì, come testimonianza concreta della Brescia industriale di un tempo.

Visto dall'alto - © www.giornaledibrescia.it
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Il cambiamento più profondo avvenne tra il 1948 e il 1950, con gli insediamenti dei quartieri Perlasca e Bettinzoli; nati per rispondere all’emergenza abitativa post-bellica, i due nuclei accoglievano profughi, istriani e contadini. La città cominciò così ad espandersi e l’opera che racconta meglio tale espansione è il cavalcavia Kennedy, inaugurato il 5 novembre del 1961.

«A partire dagli anni Settanta prende infine forma Brescia Due – prosegue il membro del CdQ –. Prima con il blocco tra le vie Cipro e Rodi e successivamente con quello lungo via Malta». Negli anni a seguire l’area si è evoluta con architetture moderne e design futuristici, con grattacieli in vetro e spazi verdi.

Il verde

Proprio questi ultimi rappresentano il cuore identitario del rione. «Il più grande è il parco Tarello, molto frequentato dai ragazzi e dalle famiglie, soprattutto nei fine settimana – commenta Vicini –. Ben vissuti anche i parchi Nicoletto, Fulvio Manzoni, Michele Zorat, Tre Torri e quello di via Ziziola». Una presenza importante che tuttavia convive con alcune criticità legate a degrado sociale e abbandono di rifiuti: «Molti senzatetto cercano rifugio in queste aree pubbliche – chiarisce il bresciano –. Oltre a questo, ci sono persone che consumano alcolici, creando disagi e timori ai residenti». 

Associazioni e parrocchie

A Lamarmora il senso di comunità si vive anche nelle numerose associazioni presenti sul territorio. Tra queste c’è il Punto di Comunità, inaugurato quest’anno, che promuove iniziative e servizi di ascolto, accoglienza e orientamento per la cittadinanza. Il suo ente capofila è l’associazione «6.. in compagnia», centro ricreativo per gli anziani.

Anche il centro di via Ziziola si occupa della fascia di popolazione più fragile: la realtà conta circa 150 tesserati e organizza attività ricreative come tombolate, gite e pranzi sociali. La Coop Con-tatto, invece, si prende cura delle persone senza dimora e con dipendenze ed è gestita da suore e laici. Sempre in tema sociale spicca La Mongolfiera, che accoglie persone dai 18 ai 65 anni con disabilità psico-fisica. 

Sul fronte cultura opera il Gruppo teatrale Forest con i suoi progetti a tema sociale che coinvolgono i ragazzi. Con i più giovani lavora anche lo Spazio educativo Me-Te, un laboratorio pensato per favore l’integrazione e la creatività

Insieme alle associazioni svolgono un ruolo fondamentale anche le due parrocchie: Beato Luigi Palazzolo e San Giacinto. «Quest’ultima organizza la Festa della comunità, che l’estate scorsa ha contato circa 10mila coperti in due settimane». 

Criticità

Accanto agli aspetti positivi, restano nodi aperti. «Le principali riguardano il traffico, in quanto il quartiere è anche una porta d’ingresso dalla tangenziale sud, e l’inquinamento, a causa della presenza vicina del termovalorizzatore». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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