Cronaca

«A Brescia attenzione alta sulle proteste: la violenza non si ripeterà»

Le parole del prefetto Andrea Polichetti e del questore Paolo Sartori: «Siamo pronti. Azioni criminali, i responsabili ora dovranno rispondere in maniera severa, minori compresi»
Simone Bracchi

Simone Bracchi

Giornalista

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Tensioni in piazza: Sartori incontra Piantedosi

Le sedie lanciate in piazza Paolo VI contro le Forze dell’ordine e l’utilizzo dei lacrimogeni da parte della Polizia hanno segnato in maniera significativa il corteo contro il carovita andato in scena sabato scorso in città, rovinando di fatto quella che fino a quel momento era stata una manifestazione partecipata e assolutamente pacifica. Non l’hanno «sporcata» in maniera drammatica come accaduto a Milano, ma quelle scene - avvenute proprio a pochi passi dalla Prefettura di Brescia - hanno portato le istituzioni locali ad alzare l’asticella.

Ed è lì, nelle stanze di Palazzo Broletto, che ieri sera il prefetto Andrea Polichetti ha ricevuto il questore Paolo Sartori, reduce dell’incontro meneghino nel quale hanno preso parte anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il capo della Polizia, Vittorio Pisani.

Il prefetto

«Ormai l’attenzione su questo tipo di fenomeno è alta, ci faremo trovare pronti affinché quanto accaduto nei giorni scorsi non si ripeta. Ma questo non vale solo per sabato prossimo, ma per tutti i giorni». Queste le parole del prefetto, dopo aver fatto il punto con il questore, coinvolgendo naturalmente anche Carabinieri e Guardia di Finanza.
Le istituzioni sono pronte ma né Sartori né Polichetti si sono sbilanciati su quello che potrebbe accadere sabato, anche perché al momento di elementi certi non ce ne sarebbero. Il questore, invece, si è soffermato più che altro sull’incontro andato in scena ieri pomeriggio in Prefettura a Milano, al quale hanno partecipato anche tutti i responsabili della Sicurezza della Lombardia.

Il punto del questore sull’incontro a Milano

«Nel corso della riunione è stato analizzato un po’ quello che è avvenuto nei giorni scorsi e si è parlato di quanto necessario fare per prevenire gli episodi che abbiamo visto nello scorso fine settimana - queste le parole del questore, poco dopo l’incontro di Milano -. Sono stati affrontati anche i temi riguardanti la nuova legislazione introdotta nel Consiglio dei Ministri di martedì». E alla luce di tutto questo la risposta è stata di «rafforzare quelli che sono i presidi di sicurezza».
Come già sottolineato dal prefetto il discorso non è limitato alla giornata di sabato. «Si tratta di essere presenti costantemente nei punti nevralgici del territorio per evitare che situazioni che si sono verificate possano ancora accadere», ha sottolineato il questore. Episodi che hanno evidentemente lasciato il segno e la condanna di Sartori non poteva che essere lapidaria.

La condanna

«Aggredire le forze di Polizia con lancio di sassi, sedie e tavolini mentre erano impegnate a garantire il diritto di manifestare pacificamente rappresenta un fatto gravissimo - ha aggiunto, nel ripercorre quanto accaduto sabato scorso a Brescia e non solo -. I responsabili di questo vero e proprio episodio criminale, in buona parte minorenni, dovranno ora rispondere in maniera severa di quanto hanno fatto». E come sappiamo la maggior parte di questi non solo sono stati identificati, ma anche già denunciati, a dimostrazione di come l’attivista investigativa sia stata rapida ma precisa.

«L’auspicio - ha concluso Paolo Sartorti - è che costoro e chi intende emularli prendano coscienza del grado di inciviltà dei loro comportamenti, e del fatto che essi verranno sanzionati severamente, anche alla luce, per il futuro, dei nuovi strumenti normativi che sono stati recentemente introdotti».

Nuove figure

Ma le ultime manifestazioni hanno portato alla luce un fenomeno nuovo, ossia la presenza di giovanissimi tra i manifestanti che si sono resi protagonisti degli episodi più violenti. Non si tratta dei soliti noti, ma di adolescenti nuovi a certe dinamiche. Ecco perché la Questura è chiamata anche a nuove tipologie di indagine e, cosa ancora più importante, a coinvolgere non solo le famiglie, ma anche le scuole e i centri giovanili per capire dove si può intervenire a livello di prevenzione. Dunque si rende sempre più necessario fare rete con altre realtà sociali del territorio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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