Cronaca

Pnrr, Livemmo ha battuto la burocrazia: c’è la spa, ma manca il medico

I 18,5 milioni del Piano hanno recuperato gli edifici abbandonati: ora ci sono albergo diffuso e wi-fi, spopolamento «frenato»
L'ex maglieria è stata trasformata in un centro polifunzionale - © www.giornaledibrescia.it
L'ex maglieria è stata trasformata in un centro polifunzionale - © www.giornaledibrescia.it

Quando gli comunicarono che ce l’aveva fatta, Giovanmaria Flocchini ebbe poco tempo per festeggiare. Diciotto milioni e mezzo di euro. Per Livemmo, un pugno di case aggrappate alle montagne delle Pertiche. La felicità, in certe circostanze, ha una curiosa maniera di presentarsi: toglie il sonno. «All’inizio non ci dormivo la notte» confessa il sindaco di Pertica Alta. Oggi, quattro anni e una matrioska di scartoffie dopo, i cantieri sono chiusi. E davanti all’ultimo capannone recuperato, a Flocchini (che di natura è un uomo pratico, senza fronzoli, di quelli che mentre gli altri discutono hanno già chiamato il muratore) è scesa perfino una lacrima: «Abbiamo fatto un miracolo. Ci ho perso dieci anni di vita».

Quattro anni di calendario, dieci di sindaco. Ma a Livemmo il Pnrr è arrivato fino in fondo: in giro per il paese c’è ormai solo un crocchio di operai di A2A che sta mettendo mano ai sottoservizi e qualche operaio alle prese con la sistemazione delle lampadine. Dettagli, insomma: cantieri chiusi. Restato solo fatture e rendicontazioni. E questo, in un Paese dove la distanza tra finanziare un’opera e vederla finita può misurarsi in ere geologiche, è già una notizia. Tra 800mila e un milione di euro è la cifra che rimarrà in cassa, risparmi derivati dai ribassi d’asta, che torneranno probabilmente allo Stato.

Nuovo volto

Per due anni Livemmo è stata un’altra cosa: gru alte trenta metri, camion, elicotteri che trasportavano materiali. «Al ristorante mangiavano sessanta operai al giorno». Una rivoluzione per chi aveva trascorso una vita ascoltando il silenzio: «Qualche pensionato mi chiedeva quando sarebbe finita. Non ne potevano più». Il sindaco ride. In effetti, dopo sessant’anni in cui il massimo del trambusto era il canto di un uccellino, ritrovarsi una gru davanti alla finestra non dev’essere stato uno scherzo.

Adesso Flocchini apre porte. Una dopo l’altra. Qui c’erano appartamenti abbandonati, ora ci sono camere per l’albergo diffuso. Là una strada da cui non passava un furgone ora è stata allargata. Sotto, un bar che aprirà il 31 ottobre. Un centinaio di posti in più – tra strutture pubbliche e private – recuperati per accogliere visitatori. «I primi otto ospiti sono già arrivati»: più per passaparola che turismo, al momento, ma – Flocchini è concreto – «bisogna pur cominciare da qualche parte».

L’ex maglieria

La tappa più sorprendente è l’ex maglieria, chiusa da una decina d’anni: tre milioni per acquistarla e trasformarla in un centro polifunzionale. Dove prima c’erano macchinari, adesso c’è un palco pronto per i Carmina Burana. Ci saranno spettacoli, incontri, perfino corsi di pilates. Tre spazi sono destinati ad attività economiche: in uno arriverà il Consorzio forestale, gli altri saranno assegnati attraverso un bando che (spoiler) aprirà la prossima settimana. E poi una piccola spa, idea venuta al sindaco dopo una vacanza a Corvara. «Questo spazio andrebbe intitolato a me», scherza entrando nella sala, che per ora chiama «sala Pnrr». Una battuta, certo. Ma forse anche la misura di quanto ci abbia messo di suo.

La nuova spa - © www.giornaledibrescia.it
La nuova spa - © www.giornaledibrescia.it

La burocrazia

La task force? Sei persone, sindaco compreso: Massimo Fortini, Desirée Vezzola, Erica Scuri, Elisabetta Cornale e Marino Zanolini. Un Comune minuscolo, una montagna di pratiche: «La parte più difficile non sono stati i lavori, ma la burocrazia». Il progetto era nato in poche settimane, con le idee che venivano a Flocchini di notte e alcune giovani collaboratrici a tradurle in pratiche ufficiali: «O prendevamo tutto o non prendevamo niente». Hanno preso tutto. E sono arrivati in fondo.

Intanto sono stati recuperati il forno fusorio, il campanile, il centro sportivo. Sono arrivati percorsi ciclabili, ma soprattutto a cambiare le carte in tavola sono stati fibra ottica, wi-fi, copertura telefonica. Un uomo che trascorre qui l’estate ora può lavorare da remoto. Tre o quattro giovani hanno scelto di restare, tre famiglie sono tornate recuperando le case dei nonni. E tre ragazze hanno fondato una cooperativa di comunità che gestisce la bottega e la mensa scolastica. Numeri minuscoli, se li si guarda dalla città. Qui sono persone, case con le finestre illuminate, bambini che crescono: non perdere abitanti è già una conquista, vederne arrivare di nuovi un successo da celebrare.

Il polo sportivo con il nuovo campo da calcio - © www.giornaledibrescia.it
Il polo sportivo con il nuovo campo da calcio - © www.giornaledibrescia.it

L’ambulatorio

C’è però una porta che resta chiusa: quella dell’ambulatorio. Da circa due anni il medico non arriva più. E il tentativo di sviluppare la telemedicina non è andato come sperato. Flocchini non lo nasconde. Si possono comprare apparecchiature, non inventare il personale che manca. Così Livemmo avrà una spa, ma per una visita medica bisognerà continuare a scendere a Vestone (il paradosso non sfugge). E poi ci sono i conti del domani: «L’anno prossimo sono cavoli miei», dice. I fondi europei hanno pagato gli interventi, non pagheranno per sempre il personale dell’Infopoint, la promozione turistica, le attività. Il sindaco conta sull’autonomia energetica, sugli affitti, su altri finanziamenti.

Il banco di prova

Il Pnrr ha davvero cambiato Livemmo, ma lo ha fatto in modo efficace? Il primo banco di prova sarà la prossima estate, quando le camere dovranno trovare ospiti, il centro culturale un pubblico, la bottega clienti. Ma per capire se la scommessa è davvero riuscita «serviranno almeno cinque anni», avverte Flocchini. Livemmo ha fatto la parte che sembrava impossibile: costruire. Adesso viene quella che nessun bando può garantire: abitare, lavorare, restare. «Non so se questo cambierà il destino del paese. Ma sono convinto che sia l’unico modo per provare a invertire la rotta. Un piano B non me l’ha ancora presentato nessuno». Per il sindaco che ha perso dieci anni di vita, la parte più difficile potrebbe essere proprio questa: aspettare di vedere se ne ha guadagnati altrettanti per il suo paese.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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