Il 31 agosto il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha superato il suo traguardo più importante: è finito il tempo concesso dall’Europa per completare «milestone e target» utilizzando le terminologie dello stesso piano. Ciò però non vuol dire che da oggi ogni cantiere debba essere chiuso e ogni collaudo firmato. Significa che la grande corsa cominciata cinque anni fa è arrivata al suo limite.
La dimensione dell’intera impalcatura europea, nata per far fronte alla crisi economica e social post Covid e incentrata su transizione sostenibile, digitalizzazione, inclusione e modernizzazione, rende chiaro come però non tutto si concluda con una semplice data. Il NextGenerationEU aveva una dotazione massima di 806,9 miliardi di euro a prezzi correnti (750 miliardi nel 2021), con 440 miliardi già erogati e 133 erogabili entro la fine dell’anno.
«Gli Stati membri hanno tempo fino al 30 settembre 2026 per presentare le richieste di pagamento finali nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza, corredate di tutti i documenti giustificativi – scrive infatti la l’esecutivo europeo –, mentre la Commissione completerà tutti i pagamenti entro il 31 dicembre 2026.
Il Pnrr italiano invece, dopo le varie revisioni, valeva 194,4 miliardi: 71,8 miliardi di sovvenzioni e 122,6 miliardi di prestiti, con il nostro Paese primo destinatario del piano. Una massa finanziaria che non ha precedenti nella storia dell’Unione e che ha trasformato anche il modo di investire delle amministrazioni locali.
Numeri
Si prenda in questo senso il caso di Brescia città. L’ultimo quadro organico del Comune indicava 108,7 milioni di euro di interventi, di cui 65,6 milioni finanziati direttamente dal Piano, mentre la fotografia più recente della Corte dei conti contava 45 interventi comunali: 27 conclusi, il 60%, e 18 in corso o in attesa di collaudo. Solo tre presentavano ritardi rispetto ai cronoprogrammi esaminati.
Numeri come detto ancora incompleti e che nei prossimi tempi si delineeranno con più precisione, anche perché un’opera può essere materialmente terminata e risultare ancora aperta perché manca il collaudo, può attendere una certificazione, oppure comparire in modo diverso a seconda del perimetro della banca dati. Ancora a luglio infatti alcuni interventi bresciani risultavano «in corso» nei monitoraggi regionali.
La stessa distanza emerge dai dati presenti su OpenPnrr, dove risultano essere i 819 progetti localizzati nel Comune di Brescia, comprendendo tutti i soggetti attuatori presenti sul territorio. Oltre 8.000 invece quelli avviati in tutta la provincia.
Fase storica
Ma in attesa dei numeri definitivi, e non sarà cosa di poco conto riuscire a fornire un quadro esaustivo in tempi rapidi, il 31 agosto resta comunque una data cardine. Si chiude infatti una fase che non si fa fatica a definire epocale: per cinque anni il Pnrr ha infatti imposto alle Amministrazioni una disciplina insolita: progettare rapidamente, controllare tempi e costi, coordinare uffici, rendicontare. Ha quindi sì portato denaro, e tanto, ma ha anche e soprattutto imposto una velocità che gli impianti burocratici, piccoli o grandi che siano, hanno spesso fatto fatica a tradurre in concretezza, anche per carenze di organico.
Ora però a cambiare è la domanda. Fino a ieri ci si chiedeva se Brescia sarebbe riuscita a spendere i fondi in tempo, da oggi invece bisogna domandarsi se quegli investimenti produrranno effetti abbastanza lunghi da giustificare quella corsa. E soprattutto come faranno.
Una scuola non termina con il collaudo e un edificio recuperato deve trovare una funzione. Gli alloggi sociali devono rispondere alla pressione abitativa così come i nuovi servizi digitali devono davvero garantire un servizio migliore ai cittadini. La misura è ciò che resta non ciò che è stato.
In fondo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen lo aveva sintetizzato così il NextGenerationEU: «È molto più della ripresa, plasmerà il nostro continente per i decenni a venire». Con ciò deve fare i conti ora Brescia. Il Pnrr finisce infatti come programma ma comincia come eredità, di investimenti, opere e servizi. La stagione del cronometro si è quindi chiusa, quella dei risultati invece è appena cominciata.




