Cronaca

Ospedale pediatrico e niente satellite: come sarà il nuovo Civile

I lavori per il nuovo «ospedale del futuro» di Brescia inizieranno nel 2027: la struttura sarà organizzata per intensità di cura
L'ospedale Civile di Brescia dall'alto
L'ospedale Civile di Brescia dall'alto

Giù Infettivi e Satellite, su il nuovo ospedale pediatrico e il main hospital con il polo dell’emergenza-urgenza. Con spazi moderni e una riorganizzazione generale, il Civile si trasformerà per elevare i propri standard ed eliminare la complessità e gli sprechi che caratterizzano oggi la struttura. I cantieri – al via nel 2027 – saranno all’interno delle mura bordoniane (altre ipotesi sono state valutate e scartate); cuore dei lavori la zona Nord del maxi cerchio.

Logica progressiva

L’«ospedale del futuro» sarà organizzato per intensità di cura in una logica progressiva: si andrà dall’alta intensità prevista a Nord (dove ci sarà il main hospital) a quella bassa localizzata a Sud (nell’ospedale di giorno che comprenderà poliambulatori, area riabilitativa, centro prelievi...).

A ribadirlo, in Loggia in occasione della firma del protocollo d’intesa, è stato il direttore generale Luigi Cajazzo.

Le altre sei macroaree saranno: cancer center («Esiste già, siamo in fase di accreditamento»), low-care, ospedale dei bambini, punto nascita, post acuzie e medicina. Così i percorsi saranno più netti e non sarà più necessario fare tanta strada per raggiungere servizi operativamente collegati ma fisicamente lontani, come accade ora, per esempio, con l’area pediatrica.

La presentazione in Loggia
La presentazione in Loggia

Lo studio di fattibilità aggiornato

Questo è quanto emerge dallo studio di fattibilità, aggiornato con il contributo di una cabina di regia interna all’ospedale. Un progetto vero e proprio, infatti, non c’è ancora. «All’interno del nuovo gruppo di lavoro – ha precisato Cajazzo – valuteremo insieme i passaggi tecnici verso il progetto».

Spera che l’Ordine dei Medici venga coinvolto il neoeletto presidente Germano Bettoncelli, che giudica positivamente la riorganizzazione per intensità di cura, «naturale interfaccia di una assistenza territoriale da adeguare alle esigenze del cittadino. La suddivisione per padiglioni super specializzati e la visione generale ospedalocentrica non sono, infatti, più sostenibili. Una volta i pazienti erano soprattutto i portatori di malattie infettive, ora dobbiamo seguire i cronici sul territorio e curare le acuzie in ospedale. Bene quindi la riqualificazione del Civile, ma c’è tanto lavoro da fare anche sul territorio. Penso alla riorganizzazione dei Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta) e delle reti cliniche ospedaliere».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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