Trump e incertezza: la durata del conflitto in Iran definirà il futuro

Agli imprenditori non basterà resistere, servirà anche una reazione tempestiva dei governi
Donald Trump - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
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La pubblicazione dei dati sull’export ci pone di fronte ad un dilemma non di facile soluzione. Si possono commentare questi numeri dando rilevanza a come questi descrivano un percorso, seppur accidentato, ma positivamente affrontato dalle imprese bresciane (lombarde, ma in generale italiane) o gli stessi numeri devono farci riflettere su quanto ciò che si è realizzato potrà generare valore e opportunità in una delle situazioni meno programmabili e più complicate degli ultimi anni?

Un approccio bipolare non sembra, ovviamente utile, quindi la soluzione migliore è quella di provare a riflettere se i risultati ottenuti possano rappresentare sia una base di riferimento per quanto si potrà verificare nei prossimi mesi, sia offrirci qualche idea sulle possibilità di operare in un contesto così indeterminato come quello nel quale stiamo vivendo.

Per potere seguire questo approccio il primo fronte sul quale occorre operare è quello che ci fa ricordare che solo qualche mese fa, in tutti i contesti pubblici ove si parlava delle prospettive del nostro sistema economico, il «mood» fosse negativo e si faceva riferimento al termine stagnazione per delineare le prospettive dell’economia (non solo bresciana) si stava orientando.

Sostanzialmente dall’insediamento di Donald Trump tra dazi, minacce di dazi, trattative sui dazi e via, chiunque aveva nel proprio indirizzo strategico come obiettivo la permanenza o lo sviluppo di mercati internazionali doveva fare i conti con incertezze sempre più marcate, logiche di approvvigionamento sempre meno lineari, e, soprattutto, la prospettiva di operare in mercati in preda a comportamenti completamente in-programmabili, ostaggi di eventi sui quali la maggior parte degli attori protagonisti aveva perso il copione e dimenticato le battute sui propri ruoli. Malgrado tutto ciò, i dati appena pubblicati ci portano ad usare il famoso detto di Galileo Galilei «Eppur si muove» con riferimento alla nostra economia cosicché i mercati a livello internazionale hanno manifestato interesse per ciò che la nostra struttura produttiva è stata in grado di offrire loro portando risultati che da anni non si registravano.

Ai tempi del Covid si usava un po’ a sproposito il termine «resilienza» per descrivere la capacità di fare fronte alle difficoltà (impreviste o meno). In questo caso conviene più riconoscere il valore di termini come «flessibilità», «duttilità», «qualità» e, come direbbe la nonna: «olio di gomito». I dati interessanti vanno a braccetto con quanto a fine anno si è rilevato parlando di occupazione e di produzione, evidenziando, in questo modo, quanto la visione sistemica e integrata con la quale molte imprese hanno iniziato ad operare (sia razionalizzando i propri processi sia agendo su nuove leve gestionali) abbia funzionato.

Possiamo ritenere questi risultati come un viatico attraverso il quale garantire opportunità anche in questa difficile fase storica? Come detto, non siamo in un momento particolarmente facile da decrittare, la costanza con la quale ipotesi del giorno vanno a smentire quelle propugnate nelle 24 ore precedenti non ci offre grandi spunti per immaginare una riduzione della complessità dei mercati. I numeri, però, ci dicono che una parte importante del recupero «commerciale» sia ascrivibile alla penetrazione o al consolidamento di posizione i mercati il cui futuro potrà essere sempre più svincolato dal volere delle grandi potenze, parliamo di India e dei paesi di quell’area geografica, oppure attraverso un recupero di un ruolo tradizionale di paese (o di area) a forte capacità esportativa parlando dell’Europa.

Va anche sottolineato come i dati evidenzino una capacità di muoversi velocemente adattandosi al continuo manifestarsi di sorprese che il 2025 ha presentato a ripetizione. Da questo punto di vista un fievole afflato positivo ci porta ad ipotizzare reazioni altrettanto veloci se e quando i «cannoni» taceranno.

Per evitare di cadere nella trappola dell’estremo ottimismo va però sottolineato come, dal punto di vista del commercio internazionale, un attacco duraturo ai fondamentali dell’economia, che può derivare da fiammate inflattive e dal contingentamento delle capacità di generare flussi e scambi di merce, finirebbe per presentare un quadro assai diverso da quello così efficacemente affrontato nel recente passato. Molto dipenderà dalla durata del conflitto e dagli effetti macroeconomici che questo determinerà.

Da questo punto di vista sarà importante non solo la capacità di resistere ad ipotesi di rassegnata attesa da parte dell’imprenditoria (non solo bresciana), ma anche la tempestività con la quale sia i governi locali sia quello europeo sapranno sostenere azioni di ripartenza. Certo, per dirla alla Catalano: «Meglio avere alle spalle una situazione che evidenzia positività e capacità reattive che una negativa o asfittica».

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