Economia

Petrolio e gas, chi decide i prezzi che paghiamo ogni giorno

Dietro ai rincari e alle oscillazioni in bolletta ci sono domanda, offerta, geopolitica e borsa: ecco come funzionano i mercati che determinano il costo dell’energia
Una pompa di benzina
Una pompa di benzina
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Un po’ come accade per l’oro e i metalli preziosi, anche il petrolio e il gas sono materie prime i cui prezzi sono soggetti a oscillazioni. Ma se per i primi le implicazioni riguardano chi decide di acquistare, vendere o investire, nel caso di gas e petrolio queste oscillazioni impattano direttamente la vita della maggior parte delle persone, le cui abitudini implicano quasi per forza l’utilizzo di queste materie. Per muoversi in automobile, ma anche per scaldarsi o per cucinare, banalmente.

Alcuni periodi storici riportano questo discorso in primo piano: la geopolitica, infatti, influenza fortemente il prezzo di gas e petrolio, ed è per questo che negli ultimi giorni le cifre sono aumentate notevolmente (per stabilizzarsi nelle ultime ore). Comprendere come funziona permette di avere un quadro più preciso di ciò che sta accadendo, prevedendo a grandi linee il prossimo futuro energetico ed economico.

Come vengono stabiliti i prezzi di petrolio e gas

I prezzi del petrolio e del gas naturale si determinano attraverso complessi meccanismi di mercato che partono dal rapporto tra domanda e offerta su scala globale e regionale, e che sono influenzati da variabili economiche, geopolitiche e ambientali. Questi processi, mediati da borse merci e contratti futures, garantiscono trasparenza ma introducono anche una volatilità che impatta l’economia reale, dalle bollette domestiche ai bilanci industriali.

Il listino-prezzi delle materie prime energetiche si basa sul principio basilare dell’equilibrio tra quanto è disponibile sul mercato (offerta) e quanto viene richiesto (domanda). Per il petrolio, questo equilibrio si materializza quotidianamente sulle piattaforme di trading elettronico delle principali borse merci, dove migliaia di operatori – dalle major petrolifere ai fondi speculativi – negoziano contratti standardizzati. Ogni contratto futures rappresenta l’impegno a comprare o vendere una quantità fissa di prodotto a una data futura specifica, permettendo di «bloccare» prezzi in anticipo e di speculare sulle variazioni attese. Questo sistema, diffusosi negli anni ’70 con la crisi petrolifera, ha democratizzato l’accesso al mercato, rendendolo accessibile non solo ai produttori ma anche a investitori finanziari. Allo stesso modo, per il gas naturale, le aste si svolgono su hub virtuali che aggregano offerte e domande in tempo reale, con algoritmi che calcolano il prezzo di chiusura basato sul punto di intersezione tra curve di offerta e domanda orarie o giornaliere. La differenza chiave risiede nella maggiore frammentazione regionale del gas, meno fungibile del petrolio a causa dei costi di liquefazione e trasporto.

Il prezzo del petrolio

Il prezzo dei carburanti alla pompa si compone di tre elementi principali: il costo della materia prima, la componente fiscale (Iva e accise) e il margine lordo che remunera distributori, intermediari e venditori lungo la filiera.

Per il petrolio greggio (la materia prima), gli indici di riferimento sono essenzialmente tre: il West Texas Intermediate (Wti) per il mercato americano, il Fateh per alcune varietà mediorientali e il Brent, il greggio estratto dal Mare del Nord che funge da benchmark soprattutto per l’Europa. Questi indici riflettono le quotazioni sui mercati futures come Nymex e IceE, dove l’offerta Opec+ (l’alleanza delle potenze che prducono greggio, ovvero l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, di cui fanno parte Arabia Saudita e Iraq, tra gli altri) incontra la domanda globale.

La materia prima è solo uno dei fattori che incidono sul prezzo finale del petrolio e del carburante
La materia prima è solo uno dei fattori che incidono sul prezzo finale del petrolio e del carburante

A questo punto si deve parlare di Platts, che è l’agenzia londinese specializzata che quotidianamente raccoglie dati da compagnie petrolifere, società di trading e banche d’affari per convergere domanda e offerta, fissando il valore effettivo dei prodotti raffinati, ovvero il prezzo al quale le raffinerie vendono una tonnellata di benzina o gasolio in un dato giorno.

Prima che il petrolio raffinato arrivi al distributore, entrano quindi in gioco broker e intermediari che rappresentano le raffinerie. E anche in Italia le società di raffinazione o importazione applicano uno spread, una commissione per la rivendita al distributore. Al costo della materia prima, al prezzo per ogni litro vanno dunque aggiunti il margine lordo per coprire oneri dalla raffinazione alla distribuzione, la parte fiscale con accise e l’Iva al 22%. Questo spiega perché variazioni (per esempio) del 10% sul Brent si traducono poi in rincari minori al dettaglio, diluiti dalla fiscalità dominante (oltre il 60% del prezzo finale).

Il gas naturale

Per il gas naturale, il fulcro europeo è il Title transfer facility (Ttf), principale mercato per gli scambi della materia prima sulla piazza di Amsterdam, gestito dall’Intercontinental exchange (Ice), la società americana che controlla anche la Borsa di New York dal 2013. Qui si vendono e acquistano gas fisico e futures – e cioè contratti per scambiare una quantità prestabilita a data e prezzo fissi – in aste quotidiane che risentono di influssi economici e politici. I prezzi del Ttf, espressi in euro per megawattora (MWh), influenzano direttamente la componente materia prima nelle bollette, al netto di trasporto, gestione e oneri di sistema.

Un fornello a gas
Un fornello a gas

In Italia, l’Arera (l’Autorità per la regolazione per energia reti e ambiente) stabilisce i prezzi nel mercato tutelato seguendo l’andamento del Ttf, aggiornandoli trimestralmente con una media mobile per smorzare volatilità. Non tutto il gas passa però dal Ttf, ma l’indice è comunque un benchmark dominante: variazioni giornaliere si propagano alle quotazioni wholesale, cui fornitori aggiungono margini nel libero mercato. La stagionalità è cruciale – pensiamo ai picchi invernali per riscaldamento e alla domanda in quel momento –, ma interruzioni di fornitura o i costi del gas naturale liquefatto amplificano i movimenti. Lo si è visto in crisi passate, come all’inizio della guerra in Ucraina, e lo si sta vedendo molto bene anche ora, con la crisi in Medio Oriente seguita all’attacco all’Iran da parte di Israele e Stati Uniti.

La situazione

All’inizio di marzo 2026, il mercato è in forte tensione per la geopolitica mediorientale. Anche a Brescia i prezzi del carburante sono impennati. E la preoccupazione è legittima.

Il gas naturale sul Ttf di Amsterdam vola ai massimi dal 2022, sfondando i 60 euro/MWh e toccando i 63,49 euro con un balzo del 41%, trainato dall’incertezza sul blocco delle esportazioni dal più grande impianto Gnl qatariota e pressioni cinesi per riaprire lo Stretto di Hormuz. I contratti futures su aprile guadagnano il 20% in apertura, mentre dopo l’attacco all’Iran i noli per navi cisterna Gnl (il prezzo della prestazione relativa al trasporto di merce per nave) raddoppiano a oltre 200.000 dollari al giorno. Inizialmente il prezzo Brent del petrolio oscillava sui 68-72 dollari/barile, con prezzi carburanti italiani a 1,67 euro/litro benzina e 1,73 diesel, massimi annuali.

Queste dinamiche derivano, appunto, dai rischi sulle forniture globali: la chiusura parziale di Hormuz minaccia il 20% del greggio, mentre il Qatar incide sul Gnl europeo (15-20% import). Gli stoccaggi UE all’85% offrono un cuscinetto, ma la domanda cinese e statunitense sostiene i prezzi. E queste oscillazioni, dunque, modellano le policy energetiche e soprattutto l’inflazione. Che si ripercuote sui costi domestici: un +10 euro/MWh gas aggiunge, ad esempio, uno 0,3-0,5% in bolletta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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