Iran, gas e petrolio in salita: Brescia e il nuovo caro energia

Camillo Facchini
I rialzi e i consumi energetici dovuti alla guerra impatteranno su industria, trasporti e bilanci domestici
Prezzo di gas e petrolio in aumento - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Prezzo di gas e petrolio in aumento - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Le cause dell’austerity, come nel 1973-1974, quando le auto non potevano circolare la domenica, l’illuminazione pubblica e domestica era ridotta e molte attività economiche dovevano rispettare la chiusura anticipata, nulla avevano a che vedere con quanto sta accadendo in questi giorni. Quella era stata una scelta di rigore imposta dai governi per risanare i conti pubblici.

I problemi di queste settimane sono altri: c’è una guerra in atto – anzi ce ne sono più d’una - e dopo tre giorni, ancora non si capisce come tutto questo finirà; intanto gas e petrolio scontano quello che secondo gli analisti potrebbe essere il preludio di un periodo di incertezza più lungo del previsto.

I primi effetti sui prezzi degli idrocarburi si presentano in questi giorni fortemente in crescita, anche se non per un problema di carenza immediata, perché il petrolio che viene raffinato in Italia arriva principalmente da Azerbaijan, Libia, Russia, Iraq e Arabia Saudita) e il gas principalmente da Algeria (primo fornitore), seguita da Norvegia, Azerbaigian, Libia e importazioni di Gnl (Gas Naturale Liquefatto) via nave da Usa e altri partner.

Il prezzo del gas è aumentato quasi del 40% e il gasolio lunedì ha raggiunto il livello più alto dalla fine di febbraio del 2025, al punto che la Staffetta Quotidiana, dal 1933 giornale dell’energia, avverte che siamo «Solo all’inizio» perché «gli aumenti non tengono infatti conto del balzo delle quotazioni di tre giorni fa, dopo l’attacco all’Iran, quindi con effetti sui prezzi alla pompa, che potrebbero – secondo il quotidiano – essere percepibili da ieri» quando il petrolio ha raggiunto rialzi medi del 5% raggiungendo quota 70 euro al barile con picchi di 75, mentre il Brent, petrolio del mare del Nord, è arrivato a 80.

Ma ci sono altri numeri – se la situazione peggiorasse - a cui guardare con preoccupazione e riguardano i consumi di gas ed energia elettrica dell’industria e domestici. Vediamoli.

Materie prime energetiche

Per il gas naturale Brescia consuma 358 milioni di Standard metri cubi per l’industria, 37 milioni per il termoelettrico, 993 per le reti di distribuzione, per un totale di 1.388 M Sm3 su 14.639 della Lombardia.

Per l’energia elettrica i consumi sono: agricoltura 251 GWh (un gigawatt equivale a un miliardo di watt ed è un’unità di potenza usata per misurare i consumi su grande scala), 1.422 il domestico, 8.153 l’industria, 1.984 i servizi per un totale di 11.810 GWh su 62.287 della Lombardia Ma c’è un altro elemento che condiziona i prezzi, ed è quello dei consumi per l’autotrasporto: anche se del 2024, i dati sono ampiamente esplicativi (e ci sono stati gentilmente concessi dalla Staffetta Quotidiana).

  • Benzina: il totale delle vendite in tonnellate della nostra provincia è stato di 203.920 tonnellate su un totale di 1.628.352 dell’intera Lombardia.
  • Gasolio: le vendite totali sono state 682.969 tonnellate su un totale regionale di 3.237.322. In Italia nel 2026 le tonnellate consumate sono state 691.000 di benzina, 1.850.000 di gasolio, 329.000 di Gpl, per un totale (compresi altri prodotti) di 4.098.000: dati che aiutano a comprendere quanto anche un solo punto percentuale di crescita dei prezzi incida sull’economia.

Un ultimo dato: in Italia in un anno si consumano 11,1 miliardi di litri di benzina e 28 miliardi di litri di gasolio.

Controintuitivo

Chi pensa positivo però c’è: è Daniel Yergin, vice presidente di S&P Global, vincitore di un premio Pulitzer con il libro The Prize: the Epic Quest for Oil Money and Power, che non intravede segnali apocalittici, affermando – intervistato da La Stampa - che «il mercato ha già iniziato a scontare i rialzi, dallo scorso mese le quotazioni del greggio sono salite del 12%, proprio in virtù dell’elaborazione di diversi scenari attorno al destino dello stretto di Hormuz».

Il consigliere di quattro presidenti americani aggiunge che «Us Navy da 50 anni si allena ad impedire la chiusura dello stretto di Hormuz; i sauditi possono trasferire il loro petrolio con la Pipeline Aramco sul Mar Rosso a Yambu fino a 6 milioni di barili al giorno; gli Emirati possono indirizzare il loro greggio a Fjarah bypassando Hormuz». La Cina dovrebbe avere gli stoccaggi colmi. Mentre gli Usa, un poco di qui e un poco di là, si sono portati a casa quell’energy dominance che Trump voleva da sempre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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