Non è retorica scrivere che dietro i numeri ci sono vite, progetti, sogni rimasti sospesi e il dolore, straziante, di chi rimane. Quando il tema sono i morti in incidenti stradali, si parla di molto più che di dati, trend e statistiche. Eppure quei dati, quei trend e quelle statistiche, sono cruciali per individuare – e soprattutto intervenire – laddove ci sono situazioni di criticità.
Si scrive di strade pericolose, tassi alcolemici elevati, distrazioni alla guida per via dell’uso scorretto del telefono, spesso le cause principali delle disgrazie sulla strada. Analizzare i dati è necessario perché, dopo due decenni di costante calo, il numero di persone che ha perso la vita a causa di incidenti nel 2025 e nel 2026 ha fatto registrare una preoccupante e brusca ripresa. Facendo la somma, dal 2001 a oggi nella nostra provincia hanno perso la vita in incidenti stradali 2554 persone.
L’ultimo biennio
I dati ne ricostruiscono la dimensione: nel 2025 le vittime sulle strade bresciane sono state 67, mentre nei primi mesi del 2026 (fino al 7 giugno) si contano già 31 croci sull’asfalto. Una tragica contabilità che porta il bilancio parziale a 98 decessi in appena 18 mesi.
I primi cinque mesi di quest’anno stanno confermando questo incremento, con un’accelerazione spaventosa registrata nelle ultime due settimane: tra il 24 maggio e il 7 giugno si sono contate ben 13 vittime. Tra queste, pesano due drammatici incidenti con più di una vittima: quello del 31 maggio a Breno, costato la vita a madre e figlio (Elisa Pasqua Zanola e Pierluigi Moraschetti), e quello del 4 giugno a Iseo, con la morte delle sorelle Dana e Camilla Galli di Livigno. Nel complesso, il confronto tra il 2025 e il 2026 mostra un balzo del 25% in più.
I limiti
C’è poi un livello sommerso del dolore che i registri ufficiali faticano a catturare immediatamente. Le tabelle elaborate dall’associazione Condividere la Strada della Vita – basate sui rilievi delle Forze di polizia, dell’Osservatorio provinciale e della Prefettura – seguono i rigidi criteri Istat. Questo significa che un decesso viene conteggiato solo se avviene entro 30 giorni dal sinistro.
In questa contabilità, ad esempio, non rientra il giovanissimo Paolo Calabresi, il 19enne di Pozzolengo spirato in ospedale dopo essere rimasto coinvolto in un terribile scontro frontale con un autobus a Desenzano nella notte tra il 19 e il 20 aprile.
Lo stesso vale per Massimo Cabassi, 60enne di Clusane di Iseo, travolto a dicembre 2025 in via Risorgimento e deceduto in corsia lo scorso marzo, ben oltre il limite dei trenta giorni. Vite spezzate che per i codici statistici non sono direttamente collegabili al sinistro stradale, ma che pesano enormemente sulla realtà del territorio.
Per comprendere la reale portata di questa inversione di tendenza è necessario allargare l’orizzonte temporale agli ultimi ventiquattro anni.
Dal 2001 ad oggi
Il confronto con l’inizio del millennio mostra come la provincia di Brescia, grazie a infrastrutture migliori, tecnologia automobilistica e campagne di sensibilizzazione, sia riuscita ad abbattere una mortalità che prima registrava numeri pesanti.
Il picco più drammatico sul territorio resta quello del 2001 con ben 185 decessi in un solo anno, seguito dalle 172 vittime del 2002 e dalle 160 del 2003 e de 2004. Da quel momento la curva ha iniziato una discesa costante: il muro dei cento morti all’anno è stato scardinato stabilmente a partire dal 2010 (82 vittime), fino a raggiungere il minimo storico nel 2020 con 56 croci, un dato crollato grazie ai blocchi della mobilità imposti dalla pandemia. Anche la ripartenza post-Covid sembrava aver stabilizzato il trend calante, assestandosi sulle 59 croci nel 2023 e sulle 56 del 2024.
Dopo un calo costante durato quattro anno, il 2025 ha però visto salire di nuovo il bilancio finale. I dati storici aggregati (2001-2024) tracciano una geografia del rischio piuttosto chiara all’interno dei confini provinciali. Escludendo Brescia città, le strade che contano più croci coincidono con i grandi nodi della logistica, della sosta e con le direttrici ad alto flusso turistico verso i laghi.
Se la 510 del Sebino e la 42 del Tonale inanellano negli ultimi due anni un significativo numero di incidenti, nel bilancio complessivo da inizio millennio a oggi ci sono i grandi paesi in zona lago di Garda a contare un alto numero di vittime.
Dopo Brescia con 254 vittime, troviamo infatti Desenzano con 98, Montichiari con 84 e Lonato del Garda con 63.
Numeri pesanti si registrano anche lungo le grandi arterie di comunicazione della pianura e della Franciacorta: Rezzato conta 51 morti, Rovato 29 e Palazzolo sull’Oglio 27.
La saturazione strutturale di queste strade, spesso teatro di investimenti e scontri frontali, dimostra che la sicurezza non è un traguardo acquisito una volta per tutte. L’impennata di questi mesi cancella anni di lenti progressi e impone una riflessione urgente sulla necessità di nuovi controlli stradali e interventi di modifica viabilistica. Prima che i numeri tornino a essere quelli, inaccettabili, di inizio secolo.





