Cronaca

Maltempo, la conta dei danni nel Bresciano dopo la grandine

Dopo i temporali di ieri disagi nelle strade e coltivazioni distrutte. L’esperto Paroni: «Negli ultimi vent’anni i chicchi sono diventati più grandi»
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

La frana caduta sulla provinciale a Marmentino - © www.giornaledibrescia.it
La frana caduta sulla provinciale a Marmentino - © www.giornaledibrescia.it

Dopo un giorno di maltempo e grandinate nel Bresciano, è il momento della conta dei danni. E delle domande, sulla consistenza di un fenomeno – la grandine – che nel giro di un mese ha colpito altre volte la provincia. Già nella notte tra martedì e mercoledì una forte ondata di maltempo aveva colpito il Bresciano. Poi, ieri pomeriggio, una forte grandinata ha colpito la città, l’hinterland e alcune parti della Bassa e del Garda. Molti i disagi: allagamenti e frane su alcuni tratti stradali, in particolare a Sonico, sulla strada per la Val Malga. E nei campi si contano i danni: da una prima ricognizione risultano molto danneggiati i cereali, in particolare le coltivazioni di mais, con alcune aziende che pensano addirittura alla risemina.

Grandine e vento

In città i chicchi di grandine caduti ieri pomeriggio in alcune zone erano grandi come palline da golf. Lo scenario, dopo il temporale, era lo stesso in molte vie di Brescia: strade e parcheggi allagati, rami spezzati sui marciapiedi e qualche albero caduto. A risolvere i disagi sono intervenuti i Vigili del Fuoco. E così anche in provincia.

Nell’Alto Garda le grandinate sono cominciate già nella serata di martedì: si sono registrati danni alle automobili e verande, pannelli fotovoltaici e serre danneggiate o distrutte.

La grandine in città
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La grandine in città

Le strade

Il maltempo ha poi creato disagi alla circolazione e danni sulle strade. Due piccole frane sono state rilevate a Ponte Caffaro sulle tratte Sp345 e Sp 237, e un’altra a Marmentino sulla Sp50. Anche in Val Trompia, tra Collio e San Colombano, i mezzi del settore strade della Provincia sono dovuti intervenire per ripulire e mettere in sicurezza la Sp345. Oggi su tutte le strade provinciali la viabilità è ripristinata.

Diverso il caso della strada comunale che porta alla Val Malga, nel comune di Sonico: la strada che porta a quattro rifugi e agli alpeggi è stata resa impraticabile dalla caduta di materiale dalla scarpata all’alba di ieri. Per il ripristino della strada, chiusa all’altezza della località «4 strade», servirà almeno una settimana, fa sapere l’ufficio tecnico del Comune di Sonico. La Val Malga è comunque raggiungibile con una deviazione a senso unico alternato.

Lo smottamento a Sonico - © www.giornaledibrescia.it
Lo smottamento a Sonico - © www.giornaledibrescia.it

L’agricoltura

Anche nei campi la grandine – soprattutto quella di ieri pomeriggio – ha fatto danni. Dopo una prima ricognizione tra le aziende associate, Coldiretti e Confagricoltura segnalano come le colture più danneggiate sono state quelle di cereali, in particolare il mais. In alcune aziende, fanno sapere da Confagricoltura, il mais è compromesso al punto che gli agricoltori potrebbero valutare l’opportunità della risemina. Le segnalazioni più critiche di Confagricotura riguardano le aree di Cazzago San Martino, Ospitaletto, Rovato, Cologne, Castrezzato e Berlingo. Danneggiati, nella Bassa, anche i cereali prossimi alla raccolta come frumento e orzo, con la combinazione di grandine e vento che ha prodotto perdite in alcuni casi vicine al 100% della coltivazione.

«Per molte imprese si tratta di un colpo pesante, che arriva al termine di un ciclo colturale ormai praticamente concluso, dopo mesi di lavoro, costi sostenuti e investimenti già effettuati – spiega il presidente di Confagricoltura Brescia, Oscar Scalmana –. È fondamentale procedere rapidamente con i sopralluoghi e con le perizie, affinché le imprese possano attivare tutti gli strumenti assicurativi e di tutela disponibili». 

Un campo di mais danneggiato a Castegnato - © www.giornaledibrescia.it
Un campo di mais danneggiato a Castegnato - © www.giornaledibrescia.it

Anche le coltivazioni orticole sono state colpite, segnala Coldiretti, che fa sapere come le aziende più danneggiate dal maltempo tra martedì sera e ieri pomeriggio sono a Tremosine, Brescia, Botticino, Travagliato, Rovato, Castegnato, Gussago, Rodengo Saiano, Ospitaletto, Castelcovati, Adro, Passirano, Bedizzole, Pozzolengo, Desenzano del Garda, Moniga del Garda, Soiano del Lago, Padenghe sul Garda, Lonato del Garda, e Calvagese della Riviera. Anche le strutture delle aziende hanno subito danni, con serre danneggiate, coperture lacerate e teli protettivi bucati.

Orzo danneggiato dalla Grandine a Padenghe - © www.giornaledibrescia.it
Orzo danneggiato dalla Grandine a Padenghe - © www.giornaledibrescia.it

Per Laura Facchetti, presidente di Coldiretti Brescia, «grandinate intense, raffiche di vento e precipitazioni concentrate rappresentano ormai una costante con cui il settore deve confrontarsi, rendendo sempre più necessario investire in strumenti di prevenzione, gestione del rischio e tutela delle produzioni».

Il clima che cambia

La grandinata di ieri pomeriggio in città ha particolarmente impressionato per due aspetti: la violenza delle raffiche di vento e la dimensione dei chicchi di grandine cadute. «I più grossi misuravano anche cinque centimetri», spiega il meterologo Riccardo Paroni. «Si è trattato di un temporale molto intenso con forti correnti ascensionali: venti che soffiano all’interno delle nubi temporalesche e tengono sospesi i chicchi. Più sono forti le correnti, più i chicchi che cadono sono grandi».

Anche se la grandezze dei chicchi caduti «non è stata da record per il nostro territorio – commenta Paroni – perché ci sono state grandinate anche più grandi in passato, si è trattato – aggiunge – dell’ennesimo evento di questo tipo degno di nota. L’energia in gioco è stata molta, il temporale è stato tanto rapido quanto intenso». 

Dopo le grandinate di questi giorni, la domanda viene spontanea: cosa ci si deve aspettare dall’estate? «Fare previsioni mensili o stagionali è sempre un terno al lotto – dice Paroni –. Non c’è una correlazione dimostrabile tra ciò che accade a maggio o a giugno e ciò che può accadere nei mesi successivi: queste grandinate non sono un indicatore di ciò che accadrà nell’estate».

Qualche tendenza, però, si può già leggere: «La certezza è che avremo un’estate tra le più calde – conclude l’esperto –. E, per quanto riguarda la grandine, negli ultimi vent’anni è aumentata sempre più la dimensione dei chicchi. È una tendenza che si è purtroppo consolidata e non è certo una buona notizia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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